Martedì, 05 Dicembre 2017 12:00

divorzio e separazione: la parola all'uomo

Perdita di lavoro, isolamento e panico sono elementi ricorrenti per gli uomini che devono affrontare la fine della coppia. Renato Aprile (Papà separati Lombardia): "Ecco come inizia un turbine di impoverimento totale"

Dopo aver parlato di separazione vista dalle donne, con questo articolo, proseguiamo con la versione degli uomini.

Il padre, raccontano gli uomini, con la separazione è candidato a diventare un poveraccio: c'è chi finisce a vivere in una roulotte, e quando i suoi figli vanno a trovarlo dormono senza riscaldamento. Spesso, infatti, i soldi non bastano a pagare mutuo, mantenimento e affitto della nuova casa. Tanto poi, la mattina, basta una camicia sgualcita ed una cravatta per nascondere la vergogna ed andare a lavoro, per chi ce l’ha. Dite che è un'esagerazione? Chiedete a Marco Della Noce, comico di Zelig.

La normalità per un papà separato in grave disagio economico - come ha raccontato lo stesso Della Noce, peraltro oggetto di una catena di solidarietà che ovviamente è sconosciuta a gente non 'famosa' - è fatta di perdita di lavoro, isolamento e panico. Nei casi più gravi, si arriva anche a tentare il suicidio.

Nel 2015, per il 94 percento dei divorzi,  viene stabilito che sia il padre a corrispondere l’assegno di mantenimento - in media, 485 euro al mese. E circa l’80 percento delle separazioni sono chieste dalle donne. Ma - racconta Tiziana Franchi, presidente di Associazione Padri Separati - "se le mogli non fossero certe di mantenere la casa di famiglia e di non essere allontanate dai loro figli, sono sicura che ci penserebbero due volte prima di chiedere il divorzio".

Facciamo allora due conti: il padre ha uno stipendio di 1.400 euro al mese. Togliamo 300 euro di mutuo della casa dove restano a vivere i figli, un assegno di mantenimento dai 300 ai 500 euro ed un canone dai 300 ai 600 euro per la sua nuova casa in affitto. Facile aritmetica: restano 500 euro nel caso migliore. E zero nel caso peggiore.

Continua Franchi: "Le spese per l’uomo diventano insostenibili. A questo si deve aggiungere che gli assegni di mantenimento non si possono scaricare dalla dichiarazione dei redditi e la nuova abitazione del divorziato ha utenze maggiorate perché è spesso registrata come seconda casa. Ecco come inizia un turbine di impoverimento totale". Allora, per i padri separati resta la possibilità unica di chiedere aiuto a mamma e papà - per chi li ha ancora - piuttosto che tornare a vivere nella stanza dove si è cresciuti da ragazzi.

La stessa Caritas ha definito i genitori separati "i nuovi poveri": dopo la separazione, afferma l'organizzazione di sostegno, aumenta il ricorso a centri di distribuzione di beni primari e mense, mentre i due terzi degli intervistati dichiara di non riuscire ad acquistare beni di prima necessità. Daltronde, se la separazione è conflittuale - la quasi totalità dei casi - all’ex partner poco importa la condizione in cui si riduce a vivere l’ex compagno. Anzi, forse peggio è più sente che vendetta è fatta.

Anche perché il film è quasi sempre lo stesso: affido condiviso dei figli, di fatto gestito come affido alla madre. E casa coniugale che resta assegnata alle mogli.  In teoria, la legge prevederebbe la possibilità di non spostare i figli dall’ex casa coniugale ma di chiedere ai genitori di viverci in maniera alternata, oppure di venderla per permettere a entrambi i genitori di spostarsi in appartamenti più piccoli dove il bambino potrebbe vivere due settimane con un genitore e due settimane con l'altro. Così da non dover pagare l'assegno di mantenimento.

Ma si tratta di un modello di cooperazione che crolla di fronte al fatto che i genitori separati diventano addirittura incapaci di comunicare: si parlano via mail o tramite avvocato. Oltretutto, a detta dei padri, le madri si sentono genitori di serie A, che vede il figlio come una sua proprietà, che crede di avere tutte le risposte e vede il padre come un contorno con cui non è necessario collaborare.

Mentre i padri si sentono umiliati per le loro problematiche economiche e hanno la paura costante di non poter creare un rapporto con loro figlio nei pochi momenti che trascorrono insieme: quando il pomeriggio da passare insieme finisce, il bambino viene riportato dalla mamma, senza che padre e madre neanche si salutino.

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it

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