Venerdì, 27 Aprile 2018 15:07

disoccupato con 37 anni di contributi: come raggiungere la pensione

Un disoccupato che ha già versato contributi per 37 anni spera di raggiungere quota 41 anni di contributi per iniziare a percepire la pensione. Ma come fa se non continua a contribuire, visto che è disoccupato?

La pensione in questione, quella a quota 41, è appunto chiamata dei 'precoci', in quanto è per coloro che iniziano presto a lavorare. Nel caso specifico, si tratta di una persona che è nata nel 1964, lavora da quando aveva 16 anni, cioè dal 1980, e dal 2017 è disoccupato, perché la ditta per cui lavorava è fallita.

Si tratta evidentemente di un caso assimilabile, purtroppo, a tanti altri di pari problematica: hai versato parecchi contributi, sei ad un passo dal meritarti la pensione ma, a causa del fallimento della ditta (o il licenziamento per necessari tagli al personale dipendente) il bellissimo orologio che stava per far scoccare l'inizio della pensione si arresta: si blocca, dopo ore ed ore di funzionamento, a pochi minuti dal rintocco.

Nello specifico, la persona aveva maturato 37 anni di contributi, di cui un buon numero di mesi da precoce (a partire dai sedici anni) e con ancora 4 anni avrebbe percepito la pensione a quota 41. Avrebbe, appunto, perché cessando il flusso di contributi la meta non si avvicina più. Resta fissa all'orizzonte.

Nel frattempo, la persona oggi percepisce assegno di disoccupazione - come è giusto che sia. Ebbene, ricordiamo che nei periodi in cui si fruisce dell'indennità di disoccupazione continua comunque il versamento dei contributi (pur se, di fatto, figurativi) da parte dell’INPS. I quali quindi sono, a tutti gli effetti, utili per il percepimento della pensione. In altre parole, il nostro "orologio" di cui sopra continua a ticchettare e ne giova, evidentemente, l'importo dell'assegno di pensione.

Abbiamo con ciò risolto il problema? No, purtroppo. La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego), come dice l'INPS nel suo sito istituzionale, "è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni". Nel caso della persona in questione, prima della disoccupazione aveva contribuito per (ben più di) quattro anni in modo continuativo, quindi il regime di assegno di disoccupazione gli spetta per la durata massima: 2 anni. Ma, abbiamo detto, a lui ne servono 4 per andare in pensione, quindi deve in qualche altro modo contribuire per ulteriori 2 anni.

A parte sperare di tornare a lavorare (e contribuire) per almeno 2 anni, una possibilità potrebbe essere il riscatto dei mesi da militare, ai tempi in cui esisteva la leva obbligatoria. Sarebbero quindi 12 mesi di contributi da poter versare, a domanda dell'interessato. Ma, ammettendo di riscattare anche il militare, al conto mancano ancora 12 mesi circa.

Non si può tornare a lavorare con contratti a termine, è bene saperlo: tali contratti farebbero perdere lo status di disoccupato ai fini del beneficio pensionistico. Serve, invece, un contratto a tempo indeterminato per (almeno) gli anni di contribuzione che mancano, due anni o uno in caso di riscatto della leva.. Ma attenzione: per accedere alla quota 41 bisogna uscire dall'ultimo lavoro con lo status di disoccupato involontario. Insomma, la staffetta sarebbe così composta: lavoro per 37 anni - disoccupazione per due anni - nuovo lavoro a tempo indeterminato per (almeno) due anni, o uno ed uno di riscatto del periodo di leva. Ma, alla fine di tale nuovo periodo lavorativo, non ci si può licenziare: bisogna farsi licenziare.

Se tutto ciò non è possibile, rimane una unica strada: i contributi volontari. Che, però, sono onerosi: il versamento di 2 anni di contributi - il caso peggiore di cui sopra - potrebbe costare una cifra significativa, specialmente, nella situazione di disoccupato che, alla fine, non percepisce più neanche l'assegno di disoccupazione. E, in ogni caso, c'è comunque da attendere 4 anni prima di andare finalmente, meritatamente in pensione.

FONTE: www.investireoggi.it

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