Diar: le mining pool minori recuperano terreno

GPU mining

Durante il “crypto winter“, tra le mining pool non c’era disputa. L’hashrate veniva di fatto prodotto da pochissime, gigantesche mining pool. Le altre contavano poco. Ora, invece, le cose stanno cambiando. L’hashrate si sta distribuendo tra più pool. A tutto beneficio della sicurezza del sistema.

Abbiamo parlato di attività di mining in questo articolo.

Ci riferiamo ad un resoconto sulle attività di mining pubblicato di recente dalla società di ricerca Diar. Secondo il quale l’hashrate di Bitcoin sta divenendo sempre più distribuito tra le varie mining pol.

distribuzione delle mining pool di Bitcoin

Come si vede dalla figura qui sopra, ad inizio 2018 più del 50% dei blocchi era minato da una sola mining pool. Cioè Bitmain. E non c’era molto spazio per altre mining pool. Dopo SlushPool e BTC.TOP, poco influiva l’hashrate generato dalle altre pool.

Oggi, la situazione è cambiata parecchio. Bitmain è relegata a generare circa un terzo dell’hashrate, quindi non domina più con maggioranza assoluta. Mentre le mining pool minori guadagnano sempre più terreno. E si avvicinano a produrre un quarto dell’intero hashrate. In altri termini, influiscono sempre più sulla generazione dei nuovi blocchi.

Cosa è successo? Semplice, le mining pool minori hanno compiuto enormi progressi quest’anno. Hanno convinto con tecnologia e marketing i tanti miners a lasciare le mining pool più consolidate. I quali, attratti anche da mining fee più convenienti, hanno abbandonato in massa le pool più grandi. Per spostarsi in quelle più recenti.

Risultato: mining pool praticamente sconosciute, tutte insieme, dal 2018 ad oggi hanno più che raddoppiato il numero di blocchi da loro generato.

Da un lato, le mining pool minori oggi rappresentano, tutte insieme, più della metà dell’hashrate globale. Dall’altro, però, le valutazioni di Diar mettono in luce il fatto che tante pool hanno chiuso i battenti. Schiacciate dalla scarsa convenienza dell’attività di mining durante il cosiddetto “crypto winter“.

Il primo aspetto, cioè la migliore distribuzione dell’hashrate tra le mining pool, comporta un indubbio vantaggio in termini di sicurezza della blockchain. Ossia, rende la rete più robusta ad attacchi operati da miner inseriti nelle pool più forti. In quanto la probabilità che possano influenzare artificiosamente la creazione dei nuovi blocchi si è praticamente dimezzata. Come sottolinea l’analisi di Diar:

La distribuzione dell’hash power è certamente vantaggiosa contro alcune tipologie di attacchi coordinati. Tuttavia, il numero di pool continua a diminuire. Oggi, rispetto all’inizio del 2018, il 40% delle pool ha chiuso i battenti.

E non è finita qui. Un altro, importante aspetto evidenziato da Diar riguarda le mining fee. Con un altro documento di analisi, pubblicato la settimana precedente, il portale rivela che il costo medio delle commissioni di Bitcoin è aumentato di quasi il 200% rispetto a marzo scorso. Ecco confermato quanto dicevamo: molte mining pool hanno chiuso i battenti. Perché i miner sono scappati, schiacciati da costi all’utente troppo altri. E, fino ad aprile, da un prezzo del Bitcoin ancora troppo basso per garantire una minima convenienza per l’attività di mining.

FONTE: http://diar.co/

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *