Martedì, 06 Marzo 2018 16:16

Di Maio e Salvini: punti in comune e differenze

In qualche modo abbiamo concluso le elezioni: sappiamo chi sono vincitori e vinti, e soprattutto che non è uscito dai seggi un vincitore capace di governare. I due principali finalisti sono Movimento 5 Stelle e Lega (Nord). Riusciranno a convergere almeno nei principali punti e quindi formare un governo stabile?

Torniamo a parlare di elezioni, dopo questo articolo, stavolta però trascorsa la giornata al seggio.

Matteo Salvini ha dichiarato che governerà col centrodestra, cioè né con PD né con M5S. Ma, come noto, non ha i numeri per farlo. Luigi Di Maio intanto proclama la 'terza Repubblica' ed appre a supporti esterni, evidentemente pretendendo che chiunque voglia appoggiare i grillini lo faccia alle regole pentastellate.

La verità è che entrambi sono alle prese con i calcoli elettorali, per capire a chi chiedere supporto per arrivare ai numeri minimi di governabilità. In particolare, il partito con i numeri più alti in assoluto - i grillini - potrebbero guardare alla Lega piuttosto che cercare appoggio a centrosinistra, accordandosi con il PD del dopo Matteo Renzi. Peccato che Renzi, nel frattempo, ha chiarito che prima delle consultazioni non se ne va.

Vediamo allora cosa accomuna i primi due partiti vincitori dei seggi, grillini e leghisti.

Le affinità emergono sull'agenda economica, almeno sui grandi temi: abbattere il vincolo europeo del 3 percento nel rapporto tra deficit e PIL, tanto per cominciare, coerentemente con la comune posizione euro scettica.

Altro punto in comune è sulla necessità di rivedere la riforma pensionistica della allora ministra Elsa Fornero ed il Jobs act. In particolare, per la Lega la riforma Fornero è proprio da abolire in quanto avversa ai diritti dei lavoratori, mentre per i cinque stelle si pensa di ripristinare l'articolo 18.

Ulteriore punto in comune è sull'immigrazione: per la Lega, è necessario potenziare i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) e cercare accordi con la Libia per frenare i flussi verso l'Italia. Mentre per i grillini è bene cercare una ripartizione equa delle responsabilità con l'Europa, anche attraverso l'aumento dei fondi alla cooperazione e lo stop alla vendita di armi ai Paesi di provenienza.

Questi i principali punti in comune. Ma ci sono anche evidenti dissonanze: le posizioni si allontanano sui temi di fisco e welfare. Ossia, la Lega è convinta della idea della flat tax (la tassa fissa con aliquota al 15 percento) su tutti i redditi. Mentre i cinque stelle propongono riduzioni e no tax area, in ottica di progressività. Addirittura, sul welfare sono agli antipodi: il reddito di cittadinanza grillino è giudicato 'una bufala' dai leghisti.

Passiamo poi alla 'improbabile coppia' cinque stelle con PD. Arriviamo subito al dunque: sono agli antipodi su quasi tutti i tema in agenda. Tranne sul fisco, dove il movimento propone una semplificazione delle aliquote, da portare a tre, mentre il PD spinge su una 'rivoluzione fiscale' a favore delle famiglie. Il resto li vede completamente su poli opposti: istruzione, occupazione, rispetto dei parametri europei e rapporto con l'Unione Europea in generale, con PD europeista e grillini no.

Il problema è la lettura dei risultati delle elezioni: prima delle urne avremmo detto che gli elettori di Lega e M5S fossero sovrapponibili, accomunati dalla rabbia contro l'establishment e l'Europa. Ma i risultati hanno dimostrato che la Lega spopola al nord, il movimento al centro sud: sono voci di un elettorato diverso. Poi, sono diversi anche gli interessi dei votanti: la Lega ha una tradizione territoriale e raccoglie consensi tra sostenitori storici e comunque dal centrodestra, per taglio delle tasse e irrigidimento delle misure di sicurezza. Mentre i cinque stelle sono ormai un 'partito pigliatutto' che cresce nei consensi anche grazie a promesse allettanti come il reddito di cittadinanza.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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