Martedì, 17 Aprile 2018 12:00

Cuba al voto e l'ipotesi Bitcoin

Torniamo a parlare di Cuba, dopo questo articolo, visto l'evento rivoluzionario legato alle elezioni.

E' finita l'era Castro. Più precisamente, è finita la dittatura. Mercoledì 18 aprile a Cuba, in pieno processo di riforme avviato dal fratello di Fidel, Raoul Castro, il popolo cubano andrà al voto per eleggere democraticamente, tra l'altro, il successore della dittatura Castro. E già c'è un favorito, indicato appunto da Raoul Castro: Miguel Dìaz-Canel, un uomo tutto sommato giovane (58 anni quasi compiuti) che, finora, ha dato l’impressione di avere idee più liberali rispetto ad altri candidati. Se, come si ritiene, costui vincesse le elezioni, si prevede un più deciso processo di riforme rispetto ai suoi predecessori. E, soprattutto, porterebbe verosimilmente ad un rinnovamento della classe politica.

Secondo quanto riportato dal The Economist, Díaz-Canel dovrebbe sostituire nel tempo i ministri del governo con persone che gli sono vicine, lasciando passare nel transitorio la “generación histórica” e pian piano relegandola ad un ruolo dalle retrovie. Come il leader Castro, per esempio, che, ormai 86enne, potrebbe rimanere meramente alla guida del Partito Comunista.

Il problema che attende il futuro leader di Cuba è la crisi in atto, che impone riforme economiche importanti ed immediate. All'epoca di Fidel Castro, a partire dagli anni '60, l’istruzione e la sanità erano una sorta di totem garantiti per una vita decente a tutti, anche per appiattire le disuguaglianze. Oggi, però, Cuba attraversa un periodo economico difficile, con due monete differentemente in circolazione e con il veto a possedere riserve valutarie straniere (cosa che rende difficile pagare i prodotti importati).

Negli scaffali cubani scarseggiano beni di prima necessità, con la relativa produzione interna azzerata rispetto agli anni precedenti. Come dire, si produce meno, ad esempio, lo zucchero e non lo si può importare. Complice di questo disastro è anche il dissesto economico del Venezuela, che prima forniva sussidi ai Paesi alleati come Cuba all'interno dell'accordo Petrocaribe.

A Cuba le buste paga si ricevono in due modi: in CUC (i peso convertibili, tradizionalmente usati da turisti e per l'acquisto dei beni di importazione), opzione decisamente più conveniente per il salariato, o in CUP (i peso comuni, utilizzati dai cubani), destinati ai meno abbienti. Ecco che chi ipotizza l'introduzione della criptovaluta - il Bitcoin o un Altcoin, magari appositamente creato, in stile venezuelano - trova così la soluzione ai problemi di doppia moneta. Ma non è così semplice: far circolare il Bitcoin vorrebbe dire liberalizzare e rendere internet accessibile a tutti in termini di costo. E non solo: vanno superati anche problemi politici. Il governo deve ammorbidire i controllo di capitale e i controlli sull'economia, tipici degli anni della dittatura, aprendo alla liberalizzazione del mercato verso l'estero. E mollare il controllo, oggi assoluto, sul mercato valutario. Come in Cina, le criptovalute potrebbero consentire di aggirare i controlli di capitale, e come in Venezuela potrebbero far evitare l'iperinflazione della valuta fiat.

Come detto: si può adottare il modello del Venezuela: il governo emette una propria criptovaluta nazionale. Oppure, si affida direttamente ai petro venezuelano. Nel frattempo, un gruppo indipendente chiamato BitcoinCuba punta a portare la rivoluzione delle monete virtuali proprio lì, in uno dei paesi più isolati politicamente al mondo. Il fondatore americano cubano di BitcoinCuba è Fernando Villar: ha dichiarato nel 2015 di aver effettuato la prima operazione in Bitcoin tra USA e Cuba utilizzando una rete wifi installata dal governo socialista nei parchi pubblici. "Il futuro del Bitcoin a Cuba è promettente, ma ci vorranno tempo e tanti sforzi", ha spiegato, "i cubani solo ora possono connettersi alle reti wifi, a un costo proibitivo di due dollari l'ora". Da notare anche che il salario medio per un cubano è di 20 dollari al mese, come dire che se vogliono usare il wifi per 10 ore di connessione pagano uno stipendio intero. Perché il Bitcoin proliferi questi aspetti, evidentemente, devono cambiare.

Oggi i prodotti di importazioni possono essere comprati solo con CUC. Quindi, imponendo i controlli di capitale, il governo può aumentare il livello di riserve in valuta straniera ogni volta che uno straniero scambia la propria valuta in CUC o, equivalentemente, quando un espatriato cubano manda soldi alla propria famiglia a casa. Tutte situazioni che, con il Bitcoin, si possono agevolmente aggirare - è il motivo per cui ha avuto un grande successo in Cina. Immaginiamo allora che il Bitcoin venga adottato nell'isola caraibica: ciò porterebbe alla nascita di tutta una serie di attività e di nuove tipologie di transazioni: cubani americani che investono nel mercato immobiliare cubano direttamente in Bitcoin, ad esempio, tenendo i loro patrimoni fuori dal controllo delle autorità.

Diciamolo chiaramente: finora il governo ha più volte annunciato la fine del sistema duale monetario - lo promette dal 2013 - ma adesso ci potrebbero essere finalmente le condizioni perché ciò avvenga davvero, in un arco di tempo quantomeno di 3 anni. Infatti, è meglio evitare un passaggio troppo brusco al nuovo sistema monovaluta: una moneta unica e libera di fluttuare, verosimilmente, manderebbe in crisi le società pubbliche, con danni evidentemente a tutta la debole società cubana. In tale contesto, la proliferazione del Bitcoin potrebbe dare un contributo importante a questa ondata di riforme.

FONTE: http://www.wallstreetitalia.com

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