CryptoKitties: un affare tipo Tamagotchi ma in salsa blockchain

CryptoKitties
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Si tratta di un gioco apparentemente simile il Tamagotchi degli anni novanta. Tutto giocato nel mondo virtuale della blockchain di Ethereum. Si alleva un gattino e lo si fa riprodurre. Ogni gattino ha caratteristiche uniche. E può essere venduto in rete agli interessati. Anche a caro prezzo.

Per chi si è perso l’epoca dei Tamagotchi, una piccola, doverosa digressione prima di parlare di CryptoKitties. Nel 1996 i giapponesi Aki Maita e Akihiro Yokoi crearono un giochino dal nome Tamagotchi. Prodotto dalla Namco Bandai, era della forma di un portachiavi. Il gioco consisteva nel prendersi cura dell’animaletto alieno Tamagotchi. Ci si giocava e lo si accudiva come fosse un essere vivente. Altrimenti, moriva. Aspetto, questo, molto controverso per via dell’impatto psicologico di un tale traumatico evento sull’animo dei bambini.

un tipico modello di Tamagotchi di fine anni 90

Pensate, i due creatori del gioco hanno ricevuto il premio IgNobel nel 1997 con la seguente motivazione:

Per aver trasformato le ore lavorative di milioni di persone in allevamento di animaletti virtuali.

CryptoKitties è solo apparentemente la rinascita del Tamagotchi. Non è un gioco fine a se stesso. Non solo, per lo meno. Piuttosto, complice un ottimo successo ed una vasta diffusione, offre opportunità commerciali decisamente degne di nota. Vediamo come.

CryptoKitties unisce criptovalute e gattini.

Consiste nel comprare un gatto, virtuale chiaramente. Comprargli anche un partner. E costruire la propria colonia felina. Fino a vendere i gatti così ottenuti ad altri utenti. L’infrastruttura che gestisce il gatto ed ogni sua caratteristica o interazione è affidata alla blockchain di Ethereum.

Il punto è che ogni criptogatto – chiamiamolo così – è unico nel suo genere. Le sue caratteristiche, come il pelo, gli occhi, la coda e via dicendo, sono frutto di rimescolamenti genetici digitali. Come per gli esseri viventi, ogni volta si ottengono nuovi nati con geni particolari. Frutto di quelli dei parenti. Ma miscelati in un modo unico.

alcuni criptogatti a basso costo, per avviare una colonia di gatti economica

A proposito, in CryptoKitties i gatti non muoiono mai. Risolto il problema dei bimbi non piangono. Come una moneta virtuale, il gatto è eterno, unico ed associato al proprio padrone in modo totale e sicuro.

Ora drizzate le orecchie, arriviamo al punto interessante.

A seguito dei vari rimescolamenti, un nuovo gatto può assumere caratteristiche davvero speciali. Davvero uniche. E molto gradite. Tanto che può essere ceduto – leggete, venduto – ad un prezzo anche molto, molto alto. Pensate, un criptogatto particolarmente raro è stato venduto per oltre 100 mila dollari. Solo nei primi giorni di uscita del portale che gestisce il gioco – che chiaramente si chiama https://www.cryptokitties.co – ha fruttato circa 3 milioni di dollari USA. Una bella cifra per un mero giochino.

Tanti sono stati gli esperimenti di giochi con criptomonete, perlopiù slot machine o simili strumenti da casinò virtuale. CryptoKitties è certamente l’applicazione di blockchain per intrattenimento più riuscita. Come le criptomonete, anche i criptogatti possono essere acquistati, venduti o scambiati. Garantisce la blockchain.

Ognuno può quindi cimentarsi nella collezione di gattini virtuali. Solo per il gusto di farlo. Ma la maggior parte degli utenti mira ad allevare i gatti attraverso selezioni mirate. Come si fa con gli animali da competizione. Per ottenere specie rare. Che all’asta possono essere molto costose.

alcuni criptogatti tra i più costosi e dalle caratteristiche maggiormente rare e preziose

Capito come funziona, veniamo a come farlo.

Per giocare a CryptoKitties c’è bisogno di valuta virtuale. Ethereum, nello specifico. Quindi la prima cosa da fare è acquistarne un po’ e predisporlo nel wallet, come richiesto dal portale CryptoKitties durante la fase di creazione del proprio account.

Poi, si sceglie il proprio criptogatto. Ce ne sono di tutti i gusti e caratteristiche. E di tutti i prezzi. Alcuni con caratteristiche molto particolari che, chiaramente, richiedono più denaro. Ethereum, cioè. Dopo l’acquisto del primo criptogatto certamente vorremo dargli anche un partner. E quindi siamo a due criptogatti. Che faremo accoppiare in modo da generare la nostra colonia felina. Piccola stranezza, il nuovo gatto “nasce” da un uovo. Charles Darwin ed ogni suo collega si staranno rivoltando nella tomba.

Come per il Tamagotchi, i gatti i possono accudire. Coccolare. Ma, come detto, il giochino diventa presto noioso per gli adulti.

I quali vogliono solo capire come ottenere le caratteristiche più rare per la vendita. In questo ci torna utile ancora una volta il portale CryptoKitties. Che enumera le caratteristiche normali, speciali, rare e rarissime. E ci dice i relativi prezzi d’asta.

Addirittura, ogni criptogatto non è solo quello che appare. Tante caratteristiche si svelano solo attraverso la riproduzione. Un po’ come un gene non dominante, che si rivela solo nelle successive generazioni. Alcune combinazioni genetiche, infatti, possono sbloccare tratti completamente nuovi e non visibili nei genitori. Ad esempio, un criptogatto dagli occhi verdi accoppiato con uno dagli occhi blu potrebbe sbloccare un gatto raro con gli occhi viola.

I prezzi dei gatti, ribadiamolo, sono un mero frutto di domanda ed offerta.

Non sono prezzi decisi dal gestore del portale, ma dal mercato. Il gestore del portale guadagna principalmente sulle operazioni compiute pagando in Ethereum. Più gatti si acquistano e si riproducono, più token Ethereum il gestore guadagna.

Sapete chi è il gestore di CryptoKitties? No, non è Satoshi Nakamoto. O, almeno, stavolta ha un nome diverso. E’ una startup dal nome Axiom Zen. Nata nel 2017, già a dicembre veniva additata come la responsabile del collasso della rete Ethereum. Perché il loro gioco era divenuto talmente popolare che i relativi smart contract su blockchain Ethereum stavano congestionando la rete della moneta virtuale. Passato l’anno, nel 2018 ha poi raccolto ulteriori 12 milioni di dollari di finanziamenti da un gruppo di investitori. Più precisamente, due grandi compagnie di venture capital come Andreessen Horowitz e Union Square Ventures. Serve altro per capire che non si tratta (solo) di un gioco?

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