Mercoledì, 28 Marzo 2018 12:00

criptomonete e tasse in Nuova Zelanda

Come segnalatoci da un lettore, mentre in Italia stiamo ancora cercando di capire cosa siano le monete virtuali, nella terra dei kiwi il fisco ha le idee molto chiare su come tradurre il 'cryptobusiness' in tasse. Dobbiamo imparare da loro?

Abbiamo parlato di Bitcoin e tasse in Italia in questo articolo.

In Nuova Zelanda, agli antipodi del Belpaese, non solo le criptomonete rappresentano un florido business per audaci imprenditori ma anche una chiara e regolare fonte di tasse per lo Stato. La premessa è stabilire poche ma chiare regole, e poi - almeno là - il cittadino si adegua. Ecco come funziona il Bitcoin nel Paese più lontano dall'Italia.

UNO. Le criptomonete sono un bene, una proprietà ('property') e non una moneta estera. La compravendita di monete, in altre parole, non è oggetto della fiscalità tipica dei FOREX.

DUE. Laddove la moneta virtuale è un profitto ('income') per il proprio business, tale profitto è tassato con la fiscalità tipica di aziende di vendita di beni e servizi. Ossia, sul valore del pagamento in moneta fiat si pagano le tasse normalmente previste per quel tipo di commercio. Che so, un ristorante che accetta pagamento in Bitcoin emetterà a ciascun cliente una ricevuta in moneta locale (dollari NZ) ed equivalente (calcolato al momento) in Bitcoin. Semplicemente, paga le tasse sul valore in NZD. Beninteso, si può pagare anche in Altcoin, a patto che siano immediatamente convertibili in NZD o altra moneta fiat (tipicamente USD). Insomma, se presso lo stesso ristorante si paga ad esempio in Ethereum, bisogna considerare il tasso di cambio ETH / USD e da lì quello ufficiale USD / NZD.

TRE. Occorre pagare tasse nel 2018 su Bitcoin che possediamo ma che abbiamo acquistato anni addietro, quando la normativa in questione non esisteva? Qui la questione si fa delicata: dipende dal motivo per cui è stato acquistato il bene. La moneta virtuale, in teoria, può essere acquistata per usarla, appunto, come moneta. E' un po' come chi compra oggi USD con l'obiettivo di usarli chissà quando: fintanto che li possiede, non deve pagare nulla. A meno di eventuali bolli sulla custodia in banca (cioè, la tassa patrimoniale, che non esiste in Nuova Zelanda ma in Italia sì).

Se, invece, lo scopo è quello di comprare oggi Bitcoin ad un prezzo basso per venderli domani ad un prezzo più alto - si spera - allora il discorso cambia: si pagano tasse analoghe a quelle previste in caso di compravendita di preziosi, come oro o diamanti. In soldoni, si paga una percentuale sulla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita (concetto analogo al 'capital gain' dei prodotti finanziari).

Beninteso: la compravendita suddetta, momento in cui si calcolano le tasse come detto, avviene non solo alla fine, quando si ottengono NZD. Avviene (e va registrata ai fini fiscali) ogni volta che avviene verso una diversa criptovaluta (che so, da BTC a ETH) o verso una diversa moneta fiat, come USD o Euro. Ciò, evidentemente, complica i calcoli e richiede strumenti di registrazione appositi.

QUATTRO. L'orologio fiscale va indietro di sette anni (i dieci anni italiani), quindi occorre tener traccia delle proprie compravendite (o transazione che dir si voglia) con una finestra mobile di tale ampiezza. In pratica, occorre salvare per eventuali controlli fiscali i files dei siti di exchange (tipicamente in formato testo CSV) e le relative ricevute dei bonifici in entrata ed uscita ai propri conti correnti fiat.

CINQUE. Nel caso ci rendiamo conto solo oggi di possedere Bitcoin ma non abbiamo mai tenuto traccia di come sono stati ottenuti (acquistati o scambiati), niente panico: come per altri beni, si procede secondo le vigenti norme di 'voluntary disclosure'. Prima si avvia la pratica, meglio è.

SEI. Se sei un cryptominer, insomma uno che ottiene monete con un PC, energia elettrica e tanto tempo, lo fai per profitto. Quindi, il fisco ti vede come un'azienda che, a fronte di spese (PC, bolletta luce ed eventuali accessori) ottiene monete (traducibili in moneta fiat come detto al punto DUE). Pagherai le tasse calcolate su tale profitto, poco importa se sei un ristorante o un miner. Ancora, se non sei un 'solo miner' ma partecipi ad una 'mining pool', il discorso è analogo: il profitto è calcolato sulle 'shares' distribuite singolarmente dalla pool.

In conclusione, in Nuova Zelanda le regole del fisco appaiono poche, chiare ed ineludibili: se operi in materia di Bitcoin ed affini, hai tutti gli strumenti per tener traccia automatica di cosa fai: ci sono software specializzati che 'digeriscono' i file log dei vari siti di exchange e producono automaticamente le conseguenti dichiarazioni fiscali. Quindi, non hai scuse se decidi di non pagare le dovute tasse. Che, ovviamente, in Nuova Zelanda sono relativamente basse. Sarà per questo che, da quanto ci dicono, le pagano tutti?

 

FONTE: http://www.ird.govt.nz

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