Domenica, 18 Marzo 2018 07:43

criptomonete: cosa può succedere con il G20

Sale la tensione per le prevedibili decisioni del G20, il summit del prossimo 19 e 20 marzo a Buenos Aires, in Argentina. E le criptomonete, Bitcoin e Altcoin, sono un punto sensibile dell'agenda dei lavori.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di Bitcoin.

Il G20 2018 in Argentina prevede in agenda le criptomonete, con tutti i dubbi sui loro flussi finanziari e le attese nell'equilibrio con le economie nazionali. Manca poco al 19 e 20 marzo. Certamente da questo punto di vista è catturata l'attenzione di tutti gli investitori nel settore, visto che, all'argomento, ad incontrarsi saranno proprio i governatori di banche centrali e ministri della finanza.

E' un fatto che, con l'aumento esponenziale dell'attenzione verso le criptovalute e le relative tecnologia (la blockchain), soprattutto in questi ultimi mesi, i governanti ed i regolatori dell'economia mondiale stiano cercando di restare al passo. Ed ovviamente le Nazioni partecipanti non hanno tutte lo stesso approccio: c'è chi la pensa in modo conservativo e sostenitore del futuro delle monete, e chi invece sono per il blocco e la chiusura dei flussi finanziari delle criptomonete.

In particolare, il summit del G20 summit terrà due discussioni separate per confluire - tentare, almeno - ad una comune risposta sugli aspetti di regolazione: sarà concordato un documento pubblico che in qualche misura regolerà - e controllerà - le implicazioni economiche e finanziarie delle monete virtuali e le possibili applicazioni della tecnologia della blockchain.

Vediamo allora di capire come la pensano, al riguardo, le singole Nazioni. Iniziamo dai supporter.

L'Argentina, Paese ospitante l'evento, ha adottato il Bitcoin in un approccio tutto sommato passivo. Il Giappone è assolutamente favorevole allo sviluppo delle criptomonete, consentendone l'utilizzo come forma di pagamento e rendendole soggette all'imposizione di tasse. La Corea del Sud, di fatto il maggiore mercato mondiale di criptovalute, sta lavorando sulle normative di KYC (Know Your Client, ossia l'identificazione del cliente di valute virtuali) e regolazione delle ICO (Initial Coin Offering). L'Unione Europea sta ancora discutendo al suo interno le normative applicabili per evitarne l'utilizzo a supporto del finanziamento al terrorismo e del riciclaggio di denaro sporco. La Russia sta invece adottando misure contenute per regolare l'utilizzo di Bitcoin e simili limitandone la pubblicizzazione e gli investimenti sulle ICO.

Il centro mondiale per l'innovazione dei Bitcoin è certamente il Canada, che oltretutto ha trovato il modo di tassare i guadagni di criptomonete. Mentre Italia e Turchia non hanno ancora specifiche normative e la Francia sta già lavorando in tal senso. La Germania le considera legittime forme di pagamento, e quindi tassabili, ma chiede maggiori stumenti di controllo. L'indonesia invece non ha regolamenti nazionali sulle criptovalute ma già blocca l'avvio delle cosiddette industrie 'fintech' che ne utilizzano ed agevolano le transazioni.

Mexico ha varato una proposta di legge per considerare le monete come strumento di pagamento illegale, limitandone l'impiego come commodities, tassabili e sotto il controllo della banca centrale nazionale. L'Arabia Saudita sta mostrando un approccio cauto sulla regolazione dei flussi finanziari delle criptomonete, e quindi nel Paese un veto al Bitcoin è al momento improbabile.

Poi ci sono le Nazioni che non si sbilanciano: l'Australia non ha ancora una normativa applicabile al caso, ma al momento si focalizza sulla trasparenza dei suoi traffici e sull'AML (Anti Money Laundering, il contrasto alla riciclaggio). L'india considera il Bitcoin un asset illegale, quindi attende l'orientamento mondiale per poi prendere misure più consapevoli. Il Regno Unito, finora è restato in attesa di eventi, tuttavia recentemente si è mostrato favorevole alle criptomonete, sempre però con un occhio alla tutela del cliente finale.

Infine, ci sono quelli che contrastano tale forma di investimento e pagamento. Come il Brasile, che ha vietato tali investimenti e sta lavorando ad una più ampia normativa di regolazione. La Cina, una volta dichiaratamente favorevole, oggi ha intrapreso una posizione di chiusura verso i mercati di monete virtuali e relative ICO. Seppure gli USA non siano completamente in opposizione, vietano le ICO e regolano con opportune licenze le piattaforme di scambio di monete (gli exchange) ed ovviamente hanno in vigore specifiche normative anti riciclaggio.

Andiamo alle conclusioni: cosa ci aspettiamo dal G20? Come detto, la maggior parte delle Nazioni pende a favore di autorizzare gli scambi di monete ma stabilirne regole precise e strumenti di controllo governativi a difesa del cliente finale, quindi AML e KYC. Insomma, dai lavori del summit potrebbe uscire una posizione condivisa che eviti il bando totale a favore di controllo e regolamentazione. E tasse sugli introiti, ovviamente.


FONTE: https://coingape.com/

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