Corea del Sud: norme difficili per le piccole startup crypto

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Il quadro normativo sugli asset virtuali, recentemente introdotto, non favorisce le piccole aziende e startup. Per loro mettersi in regola diventa praticamente impossibile. Così facendo, il mercato rischia di diventare monopolizzato dai big players.

Abbiamo parlato di criptovalute in Corea del Sud in questo articolo.

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Non è facile il business di una piccola startup in Corea del Sud. Soprattutto ora che è stato varato un quadro normativo particolarmente complesso per gli operatori con asset crypto. Da giovedì, infatti, la Corea del Sud è entrata in una fase nuova per il mercato crypto. Quella in cui esistono norme molto rigide, fatte di regole per l’informativa finanziaria, ad esempio, e per la registrazione della clientela. Norme a cui tutte le imprese del settore dovranno rapidamente conformarsi.

Ne parla un articolo del Korea Herald, a questo link. In cui prendono voce alcuni esperti del settore. Secondo loro, le nuove misure avranno conseguenze dannose per le aziende di piccole dimensioni, come le startup, in Corea del Sud. Nello specifico, il quadro normativo denominato Specific Financial Transactions Act impone agli operatori di asset crypto l’ottenimento di una registrazione ufficiale. Tradotto, le aziende devono dimostrare di operare usando account con nomi reali. Presso banche sudcoreane.

L’obiettivo della norma, manco a dirlo, è nobile.

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Prevenire crimini finanziari, come il riciclaggio di denaro. Tuttavia, tantissime società crypto di piccole dimensioni non sono ancora riuscite ad avviare partnership con istituzioni finanziarie locali.

Koo Tae-eon è un avvocato specializzato in società tecnologiche. Ecco la sua opinione.

Dalla promulgazione della legge, un anno fa, ad oggi, molti exchange di criptovalute hanno cercato di conformarsi alla nuova norma. Ottenendo account con nomi reali presso banche locali. Ma senza successo.

Neanche le imprese con un sistema di gestione della sicurezza informatica e CEO senza precedenti penali sono riuscite ad avviare partnership con una banca.

Come evidenzia Koo, le nuove regole non fanno distinzione tra imprese crypto di tipologie e dimensioni differenti. Il risultato è che le aziende più piccole sono messe all’angolo. Mentre il mercato rischia di restare in mano solo a quattro principali exchange. Gli unici in grado di operare in modo conforme alle norme. Ed infatti, su oltre 100 exchange locali, solo quattro piattaforme sono ad oggi riuscite a procurarsi i conti bancari necessari.

Kim Hyoung-joong è presidente della Korea Society of Fintech Blockchain. Nonché professore presso la Korea University. Ebbene, costui ha dato voce alle preoccupazioni di altri esperti. Ed ha richiesto alle autorità finanziarie coreane di emanare nuove linee guida. Cosicché le piccole imprese possano superare la reticenza delle banche a fornire loro account con nomi reali.

Ci sono poi aspetti fiscali del nuovo quadro normativo in Corea. Una nuova normativa fiscale relativa alle crypto, che entrerà in vigore a partire da gennaio 2022. E che imporrà imposte sulle plusvalenze per tutti i profitti derivanti dal trading di criptovalute oltre la soglia di 2.300 dollari USA.

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FONTE: http://www.koreaherald.com/

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