Giovedì, 14 Giugno 2018 15:20

i contanti secondo Salvini

La lotta allo scoperto a colpi di limite all'utilizzo del contante non ha funzionato: ha solo bloccato i consumi. L'idea annunciata da Matteo Salvini è invece quella di innalzarne il tetto, anzi di abolirlo. E probabilmente l'economia ed i consumi lo ringrazierebbero.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di tasse.

Salvini esterna la sua opinione di leader di partito riguardo l'uso del contante: il tetto attuale di 3.000 euro va abolito. Secondo lui, bisogna avere il coraggio di consentire all'economia sommersa di emergere.

Ieri è intervenuto al convegno di CONFESERCENTI il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Ha dichiarato che intende abrogare l'IMU sugli immobili commerciali sfitti, tanto per cominciare. Poi, ha aggiunto che, se fosse lui a decidere in merito, abolirebbe l'attuale limite all'uso del contante.

Sono due concetti diversi: il primo è di fatto una promessa sulle future azioni del governo, mentre il secondo esprime semplicemente una sua opinione. D'altronde, il Movimento 5 Stelle quando era ai banchi dell'opposizione andava contro l'idea del governo Renzi di innalzare da 1.000 a 3.000 euro il tetto per l'uso del contante, già dal 2016. Comunque, un ripensamento è sempre lecito.

Andiamo ai numeri: l'economia italiana è in buona parte sommersa: almeno per il 14 percento, ovvero circa 208 miliardi nel 2016. Anche perché circa l'86 percento delle transazioni sono effettuate in contanti, ben oltre la media del 74 percento per l'Eurozona. Strano come a pari nostro ci sia la Germania, dove il contante ancora la fa da padrone e nessuno pensa di imporre alcun limite alla sua circolazione.

La stretta, ricorderete, fu varata nel 2012, quando il tetto fu imposto a 999 euro. Insomma, già con mille euro di pagamenti in contanti si finiva nei guai. Peccato che la reazione fu solo una drastica recessione dell'economia italiana, altro che far uscire il sommerso. Sarebbe infatti ipocrita, al limite del ridicolo far finta di non sapere che milioni di famiglie italiane percepiscono redditi ben superiori a quelli dichiarati: scostamenti dell'ordine complessivo tra redditi dichiarati e consumi pari a circa 100 miliardi, dicono gli studi di settore. Fenomeno concentrato al sud, guarda caso: lavoro nero dilagante, criminalità, diffusa abitudine al mancato rispetto delle regole. D'accordo, sono problemi da risolvere, ma non stabilendo un più limitato tetto all'uso del contante.

Così si ottiene solo un clima di terrore contro i contribuenti, come lo spionaggio dei conti correnti e le analisi dello 'spesometro', i blitz dell'Agenzia delle Entrate nelle località turistiche di lusso, il pattugliamento nelle strade per scovare i proprietari di auto di grossa cilindrata. Tutto ciò non si è tradotto per nulla in un miglioramento dell'etica tra gli italiani, ma solo in una contrazione dei consumi e, di conseguenza, dell'economia italiana. Finale, dove c'è crisi arriva la criminalità ed il mancato rispetto delle regole.

Alla fine si giunge alla solita domanda, l'eterno dilemma per l'evasione fiscale: far pagare tutti per pagare meno, o pagare meno per fare pagare tutti? I giustizialisti (con le tasche altrui) sostengono la prima idea, ma nel tempo è stato dimostrato che si evade di meno laddove il fisco appare più equo. Viceversa, pagando tutti non si paga mai di meno, semmai si alimentano meglio le casse dello Stato.

Occorre liberare l'economia sommersa per rilanciare l'economia: l'abolizione del tetto all'utilizzo del contante deve essere attuato con coraggio, per liberare il nero e farlo circolare liberamente nell'economia e tradurlo in consumi, in investimenti, in posti di lavoro. A seguire, insieme al condono sulla liquidità detenuta nelle cassette di sicurezza delle banche (parliamo di circa 150 miliardi di euro) ed alla buona conclusione del processo di rottamazione delle cartelle esattoriali (parliamo di circa 1.000 miliardi di euro) si potrà finalmente cominciare a ragionare con diritto a punire chi trasgredisce.

Soprattutto, finiamola con la falsa ipocrisia fiscale per cui il titolare di un bar teme di essere sbattuto in galera se viene sorpreso a non fare uno scontrino, mentre il possessore di un grande capitale dirotta nei cosiddetti paradisi fiscali miliardi di euro alla luce del sole.

L'errore alla base del nostro sistema fiscale (e non solo nostro) è che la tassazione si basa sui redditi, e non sui consumi. Ossia, così facendo il sistema fiscale disincentiva la produzione e la dichiarazione formale, insomma spinge a nascondere i propri patrimoni. Invece, di fronte ad una tassazione sui consumi, nessuno avrebbe qualcosa da nascondere ed i contribuenti più ricchi pagherebbero certamente più tasse, consumando effettivamente di più di quelli meno fortunati. A quel punto, lo Stato sorveglierebbe sugli acquisti di valore ingente realizzati da persone non in possesso di analoghi redditi dichiarati - il che presupporrebbe il caso di attività illecite.

La stretta sul contante, diversamente, alimenta il sottobosco delle operazioni di raggiro dell'economia informale, e non scalfisce affatto il nero ma colpisce l'economia regolare, quella legittima, con consumi che languono ed un gettito fiscale che, di riflesso, langue.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 244 volte