composizione del portfolio crypto: impariamo dai migliori in Italia

criptovalute

Come diversificare il proprio investimento in criptovalute? Quali monete virtuali scegliere, ed in che proporzioni? Traiamo spunto da come si muovono i maggiori esperti in Italia.

Abbiamo parlato di investimenti in criptovalute in questo articolo.

Un buon porftolio di valute crypto. Diversificato, certo. Con un buon bilancio di asset rischiosi ed asset più solidi. Facile a dire, ma come scegliere tra le tante monete ed i tanti progetti? Ci danno preziosi suggerimenti gli esperti italiani. Intervistati dal portale di news di criptovalute Cointelegraph.

Come detto, i progetti crypto, e relativi token, da inserire nel proprio portfolio sono davvero tanti. Tutti, sulla carta, interessanti e potenzialmente vincenti. Addirittura, col passare del tempo ne nascono continuamente di nuovi.

Certo, quando si parla di criptovalute si parla, in primis, di Bitcoin. Un asset sempre presente nel portfolio crypto. Ma poi, per differenziare, come scegliere le altre valute virtuali?

Ci vengono incontro tre esperti italiani. Che ci svelano la composizione del loro paniere di investimenti in criptovalute. Dobbiamo copiare dalla loro esperienza? Assolutamente no. Dobbiamo comprenderne le logiche e trarre i dovuti insegnamenti? Probabilmente. Ma sempre cum grano salis.

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Cominciamo da Gian Luca Comandini.

Blockchain Expert del MInistero dello Sviluppo Economico (MISE)

Gian Luca Comandini
Gian Luca Comandini, MISE – fonte internet

Bitcoin in maggioranza. Ma, rivela Comandini, nel suo wallet anche una discreta percentuale di Altcoin.

L’80% del mio portfolio è dedicato a Bitcoin. Derivanti da un accumulo dal 2013.

Tuttavia, una buona percentuale è coperta da Altcoin. Come Ethereum all’8,00%. Bitcoin Cash al 2,10%. Eos al 2,00%. A queste poi si aggiungono anche IOTA, Stellar, Cardano. Dash, Neo, 0x. Tezos e Theta. Una parte è dedicata anche alle due privacy coin più note. Monero per il 2,00% e Zcash per lo 0,30%

E non è finita. Una pur minima parte del suo wallet, lo 0,80%, è dedicato ad altri progetti interessanti. Come Algorand, BAT e Binance Coin (BNB). Una scommessa sulla potenzialità e la validità a lungo termine di questi interessanti progetti.

Per Comandini la diversificazione svolge un ruolo fondamentale. Poiché, dice lui, è bene separare le proprie ideologie dalla speculazione.

L’imprenditore / speculatore deve fare soldi. L’ideologo può filosofeggiare.

Io sono fermamente convinto che Bitcoin sia la prima e più importante alternativa valida futura. Ma devo anche essere abbastanza intelligente da tutelarmi. Diversificando sulle altre alternative minori. Così da ridurre il rischio e cercare di aumentare l’impatto in termini di ROI, Return On Investment.

Io nella vita, negli affari e nelle criptovalute sono per la diversificazione assoluta. Sempre e in ogni modo possibile.

Sentiamo Tiziano Tridico.

Cofondatore di Koinsquare, una community su Bitcoin e criptomonete. Ed attivo su YouTube.

Tiziano Tridico
Tiziano Tridico, cofondatore di Koinsquare – fonte internet


Il mio portfolio è in parte eredità. In parte evoluzione di quello che ho iniziato a creare a fine 2016.

Il 50% di esso è distribuito su Bitcoin ed Ethereum. Con peso più o meno al 35% – 15% rispettivamente. Un ulteriore 30% è invece distribuito su Altcoin. Con capitalizzazione elevata: progetti che hanno dimostrato di saper sopravvivere ad un bear market. E che hanno messo le basi in attesa del prossimo mercato rialzista, guidato dal Bitcoin. Parlo di progetti come Cardano, Dash, Binance, Crypto.com, Eos, Tezos, Chainlink, Neo ed altri.

Con questo arrivo appunto ad un 80%. Il restante 20% è più variegato. Tra progetti a bassa e media capitalizzazione. Tra di questi, stanno prendendo molto spazio token legati al trend DeFi.

Tutto logico. Per Tridico, una buona base solida di Bitcoin nel proprio portfolio. Perché, dovesse fallire, crollerebbero anche le altre criptovalute. Ma non succederebbe il viceversa. Ecco, una distribuzione pesata sul rapporto tra rischio e profitto.

Da un lato, le criptovalute più capitalizzate hanno meno volatilità. Almeno, in teoria. Dall’altro lato, alcuni progetti presentano opportunità dal ritorno asimmetrico. Insomma, quando non te l’aspetti. In tali casi, rischiosi ma molto promettenti, spesso bastano pochi dollari per ribilanciare e portare grandi profitti a tutto il portfolio crypto.

Tridico insiste sulla diversificazione:

È importante diversificare in qualsiasi settore. Mai avere tutte le uova in un paniere.

E passiamo a Filippo Angeloni.

Noto consulente finanziario e autore su YouTube.

Filippo Angeloni
Filippo Angeloni, consulente crypto attivo su YouTube – fonte internet

Ecco il suo portfolio crypto. 90% in Bitcoin. 5% in Ethereum. Il resto, equamente distribuito in Bitcoin Cash, Litecoin, Dash. E altre piccole rimanenze di acquisti dal 2017. Tra gli Altcoin, Angeloni scegli EDO, SNX e AAVE. Tuttavia, ha intenzione di vendere tutto e tenere solo Bitcoin.

A livello finanziario tendo a vedere Bitcoin come unico asset nel mondo crypto in cui poter investire. Il resto del mercato, gli Altcoin, è più speculazione e scommesse.

Angeloni dispensa quindi alcuni consigli ai neofiti degli investimenti in valute virtuali.

Consiglierei un portfolio con la presenza almeno al 20% di un token che replica l’oro. Come Theter gold o Pax gold. Poi, un 70% in Bitcoin e 5% in Ethereum.

Per il resto, metterei tutto in SNX, MKR, AAVE. Punterei quindi in piccola parte nella Decentralized Finance.

Infine, Federico Tenga.

Cofondatore di Chainside, una startup italiana per i pagamenti in Bitcoin.

Federico Tenga
Federico Tenga, cofondatore di Chainside – fonte internet

Ecco la sua risposta secca:

100% Bitcoin.

Ed aggiunge qualche spiegazione. Per lui, gli Altcoin non possono performare meglio del Bitcoin. Perché gli Altcoin mostrano una netta inferiorità tecnologica. Rivelano la mancanza di value proposition sul lungo periodo. Evidenziano zero awareness presso il pubblico mainstream. Infine, si presume abbiano un network effect molto debole.

Altra considerazione di Tenga. Con l’aumentare degli asset, aumentano i costi di custodia. Ed i rischi di perdita accidentale, chiaramente. Beh, questo costo aggiuntivo al momento non è compensato da alcun beneficio.

Non solo. Gli Altcoin sono ancora strettamente correlati a Bitcoin. Quindi, da un punto di vista finanziario non vi sono vantaggi nel diversificare il portfolio:

Un tempo gli Altcoin avevano successo tra i trader. Perché offrivano una volatilità maggiore del Bitcoin. Oggi, per ottenere lo stesso risultato esistono molti derivati finanziari sul Bitcoin.

Poi, riguardo la diversificazione, Tenga sostiene quanto segue:

La forte correlazione rende la diversificazione assolutamente inutile. Ma aumenta i costi di custodia.

Per concludere, citiamo Cristian Palusci.

Cristian Palusci
Cristian Palusci, scrittore e trader – fonte internet

Trader ed autore del best seller “Bitcoin Facile“.

Considero la diversificazione un elemento indispensabile per una corretta gestione del portfolio crypto. Per questo motivo, uno dei miei wallet più attivi tiene conto dell’importanza strategica di diversificare gli asset presenti.

Un’ampia percentuale del portfolio è destinata a Bitcoin. Un asset che in generale continua a mostrare segnali di forza e a garantire ROI molto interessanti. Anche l’oro copre un’ampia parte del portfolio. Seguito da argento, ETF bilanciato su gaming e e-sport, ETF bilanciato su robotica e intelligenza artificiale.

Per Palusci, l’errore principale che spesso si riscontra nella composizione di un portfolio è la mancanza di diversificazione:

Un portfolio d’investimento composto da varie criptovalute difficilmente si potrà considerare diversificato. Poiché parliamo di un’asset class in cui tutte le monete hanno un’elevata correlazione con il Bitcoin.

Caso diverso se, oltre alle criptovalute o alle azioni di società di uno stesso settore, il portfolio si compone anche di asset riconducibili ad altri settori.

Insomma, sembrano (quasi) tutti concordi nel riconoscere entro il portfolio crypto un ruolo dominante al Bitcoin. E nell’ammettere che non basta aggiungere qualche Altcoin per ottenere differenziazione. Meglio differenziare in Defi e derivati.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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