Coinbase è gonfio di Bitcoin. Satoshi non sarebbe d’accordo

sito internet di Coinbase

Sempre più investitori preferiscono che gli exchange custodiscano le proprie criptomonete. Lasciando loro l’onere di difendersi dagli hacker. Ma assumendosi il rischio di avere a che fare con soggetti come Mt.Gox o Cryptsy. Soprattutto, contribuendo a far assumere agli exchange le dimensioni di una banca. Proprio quello che il White Paper di Satoshi Nakamoto non voleva.

Abbiamo parlato di Coinbase in questo articolo.

L’idea iniziale del White Paper del Bitcoin era tutto sommato semplice. Decentralizzare il controllo della valuta. Abbattere lo strapotere delle banche (in particolare quelle centrali). Fare in modo che l’emissione di valuta ed il controllo dei suoi flussi fossero regolati da algoritmi crittografici immutabili, sottoposti solo al consenso dell’intera comunità.

Bene. Questa è la teoria. Ora, diamo un’occhiata ai grafici qui sotto.

confronto tra exchange - possesso di Bitcoin
confronto tra exchange (tranne Coinbase) sul possesso di Bitcoin nel tempo – fonte LongHash.com

Il grafico ci dice che, nell’ultimo anno, i 9 maggiori exchange di criptomonete hanno custodito per noi cifre fino a 250 mila Bitcoin. Diciamo, mediamente, 100-150 mila Bitcoin ciascuno. Un totale vicino, talvolta superiore, ad un milione di Bitcoin. Pari, oggi, a più di 8 miliardi di dollari USA.

O, se volete, pari a un po’ meno di un decimo della reale riserva mondiale circolante.

Coinbase è fuori dal grafico. E non perché custodisca, rispetto agli altri, pochi Bitcoin. Anzi.

Coinbase - possesso di Bitcoin
possesso di Bitcoin di CoinBase nel tempo – fonte LongHash.com

Coinbase, noto exchange USA fondato nel 2012, ne ha talmente tanti che non ha senso confrontarli con quelli degli altri exchange. In particolare, colpisce anzi preoccupa il fatto che stia avvicinandosi a possedere, lui solo, addirittura un milione di Bitcoin. Come dire, la somma di tutti i Bitcoin posseduti dagli altri exchange.

Ecco cosa ci dice il grafico di LongHash.

Che il popolare exchange californiano di criptovalute è più gonfio che mai. Che Coinbase oggi ha circa 970 mila Bitcoin. E che, a questo ritmo, entro un mese entrerà in possesso di un milione di Bitcoin. Un vero primato per l’azienda.

Un altro exchange, Binance, è molto interessato a sondaggi, statistiche e informazioni sulla utenza di criptomonete. A novembre scorso, aveva pubblicato i risultati di un sondaggio posto a 76 investitori istituzionali della propria piattaforma. Chiedendo loro come gestissero i propri valori virtuali su cui fare trading. Ebbene, il 92% ammette di lasciare le proprie criptovalute in custodia all’exchange. Invece che spostarle di volta in volta su wallet personali.

Ecco spiegato come mai gli exchange sono gonfi di Bitcoin altrui. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli. Nonostante i numerosi attacchi hacker ai danni degli exchange. Incuranti del rischio che, talvolta, proprio l’exchange compia azioni truffaldine a nostro danno. Nonostante, cioè, il pericolo di affidare le proprie criptovalute ad un ente di terze parti, pare che la maggioranza degli investitori preferisca comunque non controllare direttamente le proprie monete virtuali. Fidandosi, più o meno ciecamente, degli exchange.

Uno per tutti, Marty Bent, presentatore del podcast “Tales from the Crypt”, disse:

Più individui e istituzioni dovrebbero imparare come custodire autonomamente i propri fondi.

I più tenaci, integralisti, storici sostenitori delle criptovalute criticano fortemente questo fenomeno.

Perché, per chi se lo ricorda, ciò va contro il principio stesso alla base di Bitcoin. Come scritto nel suo White Paper a firma del “fantomatico” Satoshi Nakamoto. Affidare la propria ricchezza a qualcun altro equivale a supportare le banche centrali. Le banche centrali, proprio ciò che l’idea del Bitcoin voleva combattere.

In questo mese di inizio 2020 si è tenuto il secondo evento annuale “Proof of Keys”. Organizzato da Trace Mayer, il presentatore del podcast “Bitcoin Knowledge”. Nel quale costui ha invitato gli HODLer di Bitcoin ad assumere il controllo diretto dei fondi. HODLer, per chi non lo ricordasse, sono quelli che investono in Bitcoin in ottica di lungo periodo. HODL è l’ennesimo acronimo USA, sta per “Holding On for Dear Life”. Manco a dirlo, le parole di Mayer sono andate a vuoto: l’iniziativa non ha riscontrato il successo sperato. I motivi prova a spiegarceli LongHash:

L’apparente dominio e la costante crescita di Coinbase potrebbe essere dovuta al fatto che la piattaforma attrae parecchi investitori istituzionali o a lungo termine. Meno preoccupati delle oscillazioni a breve termine del prezzo.

Da un lato, lasciare le proprie valute virtuali sull’exchange è comodo per chi fa trading: le monete sono pronte all’uso. Senza bisogno di movimentarle ogni volta avanti ed indietro. Pagandoci, oltretutto, le transaction fee. Diversamente, dobbiamo avere particolare cura nel custodire le chiavi private. Ed tanta dimestichezza con i concetti tecnici alla base della custodia delle monete. Insomma, è l’eterno quesito: metto i soldi sotto il materasso, lontano da occhi indiscreti, o li porto in banca, apparentemente sicuri ma sempre alla mercé di terze parti?

FONTE: https://www.longhash.com/

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