Cina: una sola regione sostiene un terzo del mining del Bitcoin

Bitcoin mining farm in China

L’hashpower globale è la “fatica” di calcolo di tutti gli hardware nel mondo dediti al mining. Ebbene, pensate, una sola regione della Cina rappresenta un terzo dell’hashpower mondiale.

Abbiamo parlato di mining di criptomonete in questo articolo.

La Cina, da sola, sostiene una significativa porzione della fatica computazionale globale per il mining del Bitcoin. Non solo. Una regione, in particolare, da sola rappresenta un terzo dell’intero hashpower mondiale. Pazzesco.

Ce lo spiega con i numeri un interessante studio della Cambridge University. Pubblicato su una pagina web istituzionale, a questo link. Molto interessante, in particolare, è a mappa che visualizza la distribuzione di miner nel mondo.

Bitcoin mining map - world
mappa del mining mondiale di Bitcoin – fonte cbeci.org

Un colore più vicino al rosso vuol dire, chiaramente, maggiore hashpower. Molti miner, cioè.

Ebbene, la Cina la fa da padrona.

Bitcoin mining map - China
mappa del mining di Bitcoin in Cina – fonte cbeci.org

E qui vediamo come, in Cina, la distribuzione di miner non è omogenea. Le regioni interne, in particolare, hanno verosimilmente più mining farm di quelle costiere.

Andiamo allora ai numeri raccolti dall’università in questione. In dettaglio, dal Centre for Alternative Finance (CCAF) della Cambridge University. Il quale ha lanciato l’iniziativa del Bitcoin Mining Map. E mantiene aggiornato via web, gratuitamente, tale servizio.

In modo che chiunque possa rendersi conto di come l’hashrate mediamente prodotto ogni mese si distribuisca nelle Nazione del mondo. I dati derivano principalmente dalle maggiori mining pool nel mondo. Come ViaBTC. Poolin. BTC.com.

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Andiamo ai numeri, dicevamo. Bene, la Cina rappresenta il 65% dell’hashpower mondiale.

Traduciamo. La sicurezza della rete di Bitcoin, basata sull’hashrate e quindi sulla mining difficulty, è affidata in maggioranza assoluta alla Cina.

Corollario: se la Cina “chiude i battenti”, la sicurezza della rete Bitcoin perde gran parte di efficacia. Allo stesso tempo, se le mining farm cinesi si coalizzassero, verrebbe meno il concetto di controllo distribuito della criptovaluta.

Lasciamo appese, per ora, queste riflessioni. E torniamo ai dati del mining di Bitcoin in Cina. Facciamo qualche confronto.

L’hashpower cinese, 65% del mining globale, supera di circa nove volte quello USA (fermo al 7%). E stacca quello della Russia (meno del 7%), del Kazakistan (6%), Malesia (4%) e Iran (meno del 4%). In Europa, la Nazione più impegnata nel mining è la Germania (meno dello 0,6%). L’Italia rappresenta meno dello 0,3%.

Detto ciò, entriamo, per così dire, in Cina. Per notare che un terzo dell’hashpower mondiale viene da una particolare regione. Si chiama Xinjiang. Nella mappa, è la regione a nord est, confinante col Kazakistan. Da sola, pensate, rappresenta il 36% dell’hashpower mondiale. Ben più di cento volte l’Italia, per capirci.

La seconda regione per hashpower è la provincia del Sichuan (meno del 10%). Questo dato ci fa capire come le mining farm, abbondanti in tutto il territorio cinese, siano tuttavia concentrate in gran parte nello Xinjiang.

Presumibilmente, in quella regione sono presenti condizioni favorevoli per gli hardware evergivori di mining. Temperature rigide tutto l’anno, ampi spazi per allestire capannoni arieggiati pieni zeppi di ASIC, bassi costi dell’elettricità.

FONTE: https://cbeci.org/

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