Cina: sotto accusa a Shenzhen 39 exchange di criptovalute

Bitcoin in Cina

Nuovi segnali di forte attenzione delle autorità cinesi verso i mercati di criptovalute. Succede nella popolosa Silicon Valley cinese. A Shenzhen, le autorità puntano la lente di ingrandimento su 39 exchange di criptovalute. Secondo loro, inosservanti delle norme che violano il trading di criptovalute.

Abbiamo parlato di criptovalute in Cina in questo articolo.

Per Shenzhen, ben 39 exchange sono noti alle autorità per non rispettare il divieto di trading di monete virtuali imposto dallo Stato. Di fatto, questi exchange operano illegalmente nella industrialissima città cinese. Almeno, fino ad oggi: da ora si prevede che dovranno fare i conti con un nuovo giro di vite del governo cinese.

Ne dà notizia il portale di news locale Sanyan Finance. Secondo il quale, proprio oggi 22 novembre, le autorità di Shenzhen hanno identificato un totale di 39 exchange. Che illegalmente gestiscono e scambiano monete virtuali, come qualunque altro exchange fuori del territorio cinese. Peccato che, in tutta la Cina, è ancora in vigore il divieto di trading di criptomonete.

SI è scomodato nell’indagine nientemeno che la PBoC. La Poeple’s Bank of China, la banca centrale del Paese. Intervenuta, in particolare, sulle operazioni di trading di Bitcoin ed Ethereum. Guarda caso, le monete virtuali di maggiore capitalizzazione globale.

L’indagine non sarà fine a se stessa. Ci saranno sicuramente conseguenze per chi gestisce tali exchange. Anche se, al momento, non si sa ancora nulla al riguardo. Sanyan Finance ipotizza che l’obiettivo delle autorità di Shenzhen sia quello reprimere la liquidità degli exchange incriminati.

E sull’azione punitiva cinese, come noto, in tanti hanno speculato.

Nel programma di Shenzhen pare ci siano anche entità al di fuori della propria specifica giurisdizione. E’ il caso della fake news diffusa ieri sul presunto raid delle autorità cinesi negli uffici di Binance a Shanghai. Notizia falsa, ripetiamolo, subito smentita da un portavoce dell’exchange.

Ma, ahimé, notizia efficace per chi vuole destabilizzare il mercato delle monete virtuali. Abbiamo tutti notato, infatti, pesanti perdite di valore per più o meno tutte le principali criptovalute. Tanto che, poco dopo la notizia falsa di Binance, un altro popolare exchange, BitHumb, ha negato di voler chiudere o interrompere l’attività dei propri uffici locali. Tanto per prevenire ogni possibile ulteriore fake news. Lo stesso ha fatto Huobi, che ha negato qualunque iniziativa delle autorità contro le proprie attività:

Ne abbiamo sentito parlare da alcuni media. Tuttavia, al momento non abbiamo ricevuto istruzioni specifiche.

Di diverso avviso si è rivelato il CEO di Binance. Changpeng Zhao.

Il quale ha invece elogiato le misure del governo di Shenzhen. Secondo lui, ciò aiuterà a rimuovere i “bad players” dal settore.

In realtà si tratta di uno sviluppo molto positivo. Ripulirà l’industria da truffatori e impostori.

Mentre per il fondatore di PrimitiveCrypto, Dovey Wan, gli obiettivi della manovra delle autorità di Shenzhen contro gli exchange sospettati di illecito sono altre. Mirerebbero a colpire schemi Ponzi e truffe con criptovalute. Peraltro, metodi molto popolari proprio a Shenzhen.

Ancora una volta, vale la pena ricordare le posizioni apparentemente contrastanti delle autorità cinesi sulla regolamentazione delle criptovalute. Sappiamo infatti che Cina ha espresso pubblicamente il suo supporto per la tecnologia blockchain nel mese scorso. Uno per tutti, l’ha detto il presidente Xi Jinping. Ma gli stessi media cinesi hanno ammonito tutti a non interpretare le parole del presidente come un’approvazione di fenomeni come Bitcoin. Blockchain è una cosa. Bitcoin è un’altra.

FONTE: http://m.sohu.com/

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