Cina, la PBoC conferma: avanti tutta con lo yuan digitale

yuan digitale cinese

La criptomoneta di Stato procede senza intoppi. Per chi cercasse conferma sul buon procedere del progetto cinese, la Banca Popolare Cinese rassicura tutti: la moneta virtuale nazionale si farà, tutto procede come previsto.

Abbiamo parlato di criptovalute in Cina in questo articolo.

In Cina lo yuan digitale è sempre più vicino. Lo dichiara sul sito web ufficiale nientemeno che la People’s Bank of China (PBoC), la banca centrale cinese. Tutto procede senza intoppi.

In dettaglio, l’istituto nazionale orientale ha rilasciato una propria dichiarazione in merito, durante una conferenza svolta a Pechino tra il 2 ed il 3 gennaio scorso. Il tutto è poi riportato in un comunicato stampa ufficiale pubblicato sul sito web in data 5 gennaio.

La banca centrale coglie l’occasione per ribadirlo. Si tratta di un progetto in preparazione da cinque anni. Per una moneta virtuale a corso legale. Ben diversa da una criptovaluta privata e decentralizzata, come il Bitcoin o, semmai si farà, Libra.

In gergo, lo yuan digitale in Cina è una Central Bank Digital Currency (CBDC).

Sarà controllata dalla PBoC. E non dalla libera comunità di internet. Sarà sostenuta al 100% da un controvalore di denaro fiat, dato da riserve monetarie che le istituzioni commerciali pagano alla banca centrale. Insomma, lo yuan digitale in Cina condivide con il Bitcoin essenzialmente la tecnologia, quella della blockchain. Con tutti i noti vantaggi che ne seguono. Ma, a parte questo, è una moneta digitale al guinzaglio delle autorità cinesi, e non della collettività.

Detto questo, la PBoC ha fornito una breve dichiarazione in cui conferma il raggiungimento dei progressi pianificati per il progetto della moneta nazionale. E, soprattutto, ha rassicurato che il tutto procede senza intoppi.

Stesso messaggio è uscito dall’evento annuale “Central Economic Working Conference”, tenutosi a Pechino a dicembre. Evento che descrive l’agenda economica e finanziaria del Paese asiatico. Ebbene, particolarmente interessati sono stati gli interventi del presidente della PBoC Yi Gang e del segretario del Partito Comunista Cinese Guo Shuqing. In merito proprio alle attività della PBoC nel 2019 ed ai compiti chiave dell’istituto per continuare lo sviluppo del cosiddetto “socialismo alla cinese” anche nel 2020.

In sintesi, la banca centrale, controllata dal Comitato Centrale del Partito e dal Consiglio di Stato, vuole perseguire “adeguamenti anticiclici” della politica monetaria. Riguardo alla lotta ai rischi finanziari ed al perseguimento di una liberalizzazione dell’economia nazionale.

Belle parole.

Il nodo centrale per capire bene come funzionerà in Cina lo yuan digitale riguarda la strategia della blockchain statale sui protocolli decentralizzati esistenti. Tradotto, quale è la posizione delle autorità cinesi in materia di interoperabilità, censura, strategia internazionale e regolamentazione?

Sentiamo a questo punto l’opinione di Wulf A. Kaal. Ph.D in legge ed economia, consulente, docente e direttore di istituti economici, chiaramente esperto di economia digitale. Costui, in un’intervista al noto portale di news Cointelegraph, dice la sua sullo yuan digitale in Cina. Riutilizzando concetti già espressi dal cofondatore di Ethereum, tale Joe Lubin.

Il significato di “decentralizzato” nel caso della Cina è discutibile. Siamo d’accordo che “decentralizzato” significa, come minimo, un token resistente alla censura, autonomo e anonimo. Perciò, è difficile immaginare che il governo cinese permetta una cosa simile.

Il timore di tutti, senza tanti misteri, è che la Cina si scriva proprie regole. Non proprio incentrate su liberismo, democrazia, libertà di pensiero. Poi, per via commerciale, provi ad imporle ai Paesi con cui coopera. Forte di un’economia in crescita ed un mercato interno da 1,4 miliardi di cittadini.

FONTE: http://www.pbc.gov.cn/

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *