Chris Larsen: le politiche crypto USA favoriscono la Cina

Bitcoin - USA vs Cina

Secondo il cofondatore di Ripple, gli Stati Uniti stanno giocando male la partita tecnologica con la Cina. Il Paese asiatico avanza inarrestabile. Negli USA, invece, le politiche restrittive della SEC frenano l’innovazione digitale.

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute negli USA in questo articolo.

Ieri, 6 ottobre, al Blockchain Summit di Los Angeles Chris Larsen ha parlato delle normative USA in materia cripto. Proprio lui, il cofondatore di Ripple. In particolare, ha criticato duramente criticato gli Stati Uniti. Per essere rimasti indietro nella corsa alla progettazione del futuro sistema finanziario globale.

Larsen, tra l’altro, cita i problemi creati dalla normativa USA. Che hanno portato Ripple a considerare di trasferirsi in un’altra giurisdizione.

E prende spunto proprio da questo, per affermare che gli Stati Uniti sono rimasti drammaticamente indietro nella guerra fredda tecnologica in corso con la Cina.

Al contrario, il governo cinese procede spedito nel fornire chiarezza normativa.

Nell’allocare le risorse. Nel costruire infrastrutture. E nel promuovere l’innovazione nel settore della blockchain, e delle tecnologie emergenti. Come i big data e l’intelligenza artificiale.

La Cina si è resa conto che queste tecnologie sono la chiave per controllare il sistema finanziario della prossima generazione.

SWIFT e il correspondent banking non saranno il sistema che utilizzeremo per i prossimi due decenni.


Secondo Larsen, inoltre, gli USA hanno fallito nell’abbracciare le iniziative per la digitalizzazione del dollaro. Mentre, anche qui, “la Cina è molto più avanti nell’ambito delle Central Bank Digital Currency“. Per il cofondatore di Ripple, il progetto cinese di CBDC permetterà al Paese orientale di “diffondere lo yuan a livello globale“. E, così, di minacciare l’influenza del dollaro USA sui mercati internazionali.

La progetto cinese è sicuramente in stato avanzato.

Giusto ad inizio settimana, il vicegovernatore della Banca Popolare Cinese, Fan Yi Fei, ha informato che la banca centrale ha già processato tantissime transazioni tramite il programma pilota della propria CBDC. Parliamo di un volume pari a più di 162 milioni di dollari USA di pagamenti. Che prendono il nome di DCEP, Digital Currency Electronic Payment.

Il problema negli USA, afferma Larsen, è rappresentato dalla Securities and Exchange Commission, la SEC. Che sottovaluta il ruolo della blockchain quale “campo di battaglia fondamentale nella corsa agli armamenti tecnologici in corso con la Cina“. E che implementa politiche restrittive, atte tra l’altro a fermare, dal 2017, il fenomeno delle ICO, le Initial Coin Offering.

Altra situazione di svantaggio USA, conclude Larsen, è rappresentato dalle attività di mining. Settore in cui il predominio cinese è evidente e consolidato.

Il mining Proof of Work è controllato dalla Cina. Ed i miner cinesi sono sotto il controllo del Partito Comunista Cinese.

I miner sono i veri padroni. Possono riscrivere la storia, se vogliono. Possono bloccare le transazioni.

In finale, secondo Chris Larsen, le politiche della SEC sono favorevoli ai protocolli PoW. E ciò consolida il controllo della Cina sul settore crypto a livello globale.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *