chip super sicuro, computer quantico e Bitcoin

computer quantico di IBM

Abbiamo saputo del computer quantico di Google. Da allora, in molti temono per la sicurezza del Bitcoin, basata sulla crittografia. Nel mentre, un articolo di Nature parla di un chip super sicuro. Che potrebbe risolvere il potenziale problema.

Computer quantico e Bitcoin. Due innovazioni che, apparentemente, non sono tra loro compatibili. Cerchiamo di capire perché. magari senza troppo scendere nel dettaglio tecnico.

Un computer quantico è un calcolatore che sfrutta la fisica quantistica. Per ottenere una tecnologia rivoluzionaria rispetto a segnali elettrici binari, oggi alla base di tutti i computer. Il risultato è una velocità di calcolo incredibilmente maggiore. Tanto da effettuare in minuti calcoli che un potentissimo computer di oggi effettuerebbe in un numero spropositato di anni. Il computer quantico, va detto, è oggi un costosissimo progetto da laboratorio. La sua versione industrializzata e disponibile in commercio vedrà la luce tra almeno vent’anni.

Bene. Viceversa, il Bitcoin basa la tua sicurezza sulla crittografia. Più precisamente, sulla firma digitale, che gestisce il funzionamento del possesso della moneta. Gli algoritmi a difesa della firma digitale sono molto complessi. Tanto che, oggi, il più potente computer richiederebbe un numero spropositato di anni per romperli. Praticamente, un tempo infinito. Ciò che rende sicuro la tecnologia alla base del Bitcoin.

Ecco, mettendo insieme quanto detto per computer quantico e per Bitcoin, avete ora capito il problema.

Il problema è che quello che ieri sembrava impossibile oggi non lo è più. Banalmente, quindi, la soluzione è quella di alzare l’asticella della sicurezza. Aumentare la difficoltà della crittografia del Bitcoin. In fondo, abbiamo almeno dieci, vent’anni prima che questo fantomatico computer quantico possa provare a mettere in crisi il Bitcoin.

Ed arriviamo alla notizia pubblicata sul numero del 20 dicembre di Nature. Un team di ricercatori ha sviluppato un innovativo chip di silicio che permette di raggiungere un livello di crittografia impossibile da compromettere. Facciamo così, diciamo enormemente più robusto del sistema di crittografia di cui sopra.

Nature parla di un “super chip” che sfrutta pacchetti d’onda caotici su convenzionali semiconduttori a base di silicio. Accontentiamoci di questa frase, per ora, e non approfondiamo oltre. Il resto delle spiegazioni le lasciamo ai centri di eccellenza che vi hanno lavorato. La School of Physics and Astronomy dell’Università di St. Andrews, nel Regno Unito. La King Abdullah University of Science and Technology, in Arabia Saudita. Ed il Center for Unconventional Processes of Sciences, in California.

La tecnica crittografica del chip, però, non è una novità.

Il sistema crittografico studiato per essere impiegato sui chip in questione si basa sul concetto di un “one-time-pad”. Pensate, un sistema brevettato dall’ingegnere Gilbert Vernam nel 1919. Concepito prima ancora, nel 1882. Tuttavia, si tratta di un sistema teoricamente inviolabile, che si basa sull’utilizzo da parte di cifratore e decifratore di una chiave lunga quanto il testo stesso.

Inviolabile in teoria. Ma scomodissimo in pratica, quantomeno con i mezzi di allora, tra le guerre mondiali e la guerra fredda. Perché da un lato condividere una chiave monouso lunga quanto un testo non è comodo – per questo si chiama “pad“, taccuino. Secondo, perché utilizzare una chiave simmetrica, ossia condivisa tra cifratore e decifratore, porta al problema di come passarsela senza che venga intercettata.

Problemi di allora, che la ricerca promette di risolvere con i nuovi chip e le nuove tecnologie. Come affermano i ricercatori stessi, occorre:

Sviluppare una realizzazione fisica del one-time-pad che sia compatibile con l’infrastruttura di comunicazione ottica esistente e che offra una sicurezza incondizionata nella distribuzione delle chiavi

Concludiamo con quanto recentemente affermato da Andreas Antonopoulos. Autore di “Mastering Bitcoin”. Costui ha detto che i recenti progressi con il computer quantico di Google non costituiscono, almeno per parecchio tempo, un problema per la comunità Bitcoin. Più o meno, quello che ha detto a novembre Xinxin Fan. Head of cryptography presso la piattaforma IoTeX. Il quale ha dichiarato che contro il computer quantico dovrebbe muoversi non solo la comunità di Bitcoin. Dovrebbe muoversi tutta la comunità di crittografia. Per trovare in tempo una soluzione che riequilibri la situazione.

FONTE: https://www.nature.com

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