Brasile: da oggi vanno dichiarate le operazioni con criptovalute

Bitcoin in Brasile

Dal 1 agosto, tutte le operazioni con monete virtuali devono essere dichiarate alle autorità fiscali. Ciò vale per privati e per aziende. Per operazioni con soggetti nazionali e per soggetti esteri. Pena sanzioni crescenti con il valore non dichiarato.

Abbiamo parlato di iniziative sulle criptomonete in Brasile in questo articolo.

Da oggi entra in vigore la nuova norma per le criptovalute in Brasile. I cittadini brasiliani sono obbligati a dichiarare le proprie transazioni di monete virtuali all’Agenzia delle Entrate del Paese.

Il dispositivo di legge che attiva tale obbligo è la normativa 1888 di maggio 2019. La quale riporta anche le procedure da seguire ed i dati da dichiarare al fisco carioca.

Maggiori dettagli li fornisce anche l’agenzia di stampa nazionale Agência Brasil. Che chiarisce come la norma in questione si applichi a tutti. Privati, aziende e intermediari. E comprende tutti i tipi di attività legate alle criptovalute, tra cui acquisti, vendite, donazioni, permute, depositi, prelievi.

I soggetti fiscali sono tenuti a fornire al fisco brasiliano dei report mensili. Riferiti alle operazioni tenute nel mese precedente.

Ad esempio, i dati delle operazioni svolte a gennaio vanno fornite entro l’ultimo giorno lavorativo del febbraio successivo. Gli exchange in Brasile, in particolare, dovranno usare totale trasparenza sulle operazioni in criptovalute dei loro clienti. Indipendentemente dal valore dell’operazione.

Diversamente, gli utenti di dettaglio che utilizzano exchange esteri o servizi peer-to-peer dovranno dichiarare solo le operazioni che superano una certa soglia. Fissata a 30 mila real brasiliani. Qualcosa come 7.800 dollari USA.

Sono ovviamente previste importanti sanzioni per chi non osserva la norma in oggetto. Sanzioni che arrivano al 3% dell’importo non dichiarato. Partendo da una sanzione iniziale, da 100 a 500 real brasiliani. Corrispondenti a 25 e 130 dollari. Per arrivare, appunto, a sanzioni proporzionali all’importo sottratto al controllo. Dall’1,5 minimo al 3% massimo.

Il Brasile ha intrapreso, come altre Nazioni, il cammino della regolamentazione delle criptovalute. Un percorso che vuole estirpare l’uso illecito delle monete virtuali. L’uso, cioè, a favore di attività quali riciclaggio di denaro. Evasione fiscale. Finanziamento del terrorismo. O, più verosimilmente, evasione fiscale.

Al tempo stesso, però, il Brasile vuole distinguere l’utilizzo illegale da quello regolare e fiscalmente visibile. Offrendo alle aziende e utenti la possibilità di mettersi in regola, una volta per tutte. Pagando le tasse ritenute opportune.

Questo passaggio normativo era ormai obbligatorio in Brasile. D’altronde, la stessa Agenzia delle Entrate brasiliana ha stimato che il mercato delle valute digitali in Brasile ha più investitori di B3. La seconda mercato di borsa più vecchio della Nazione sudamericana. Che vanta ben 800.000 clienti.

FONTE: https://br.cointelegraph.com

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *