Venerdì, 12 Ottobre 2018 12:00

Bitcoin: una mega truffa da 24 milioni

State tranquilli, non è il sistema delle criptomonete a truffare. Per chi ha Bitcoin in tasca, nessuno glieli sta toccando: si tratta di un furto (gigantesco) di Bitcoin dalle tasche di un privato ad un altro. State attenti però, sennò domani potrebbe succedere a qualcun altro.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di Bitcoin e di truffe.

Parliamo di una gigantesca truffa da 24 milioni di dollari in moneta virtuale. E già sono partiti gli arresti, il primo è un cittadino della Thailandia. Lo riporta il Bangkok Post, secondo cui Prinya Jaravijit, cittadino thailandese, avrebbe truffato un investitore finlandese per il valore complessivo di 24 milioni di dollari USA in Bitcoin (BTC): lo hanno arrestato all'aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok, mentre arrivava dagli Stati Uniti, dove avrebbe speso gli ultimi due mesi dopo l'arresto di suo fratello, anch'egli additato per lo stesso crimine.

A seguire, Jaravijit - ricercato con la pesantissima accusa accusa di cospirazione per frode e riciclaggio di denaro - è stato consegnato alla polizia locale. La sua squadra di avvocati - con tutti quei soldi se lo può permettere - è pronta a richiedere il rilascio su cauzione.

Veniamo ai fatti: secondo il Bangkok Post, a gennaio scorso Aarni Otava Saarimaa, un investitore finlandese ed il suo socio d'affari tailandese Chonnikan Kaewkaseeha, hanno sporto denuncia alla Crime Suppression Division (CSD) della Thailandia, sostenendo che Jaravajit e altri sei sospettati li avessero convinti ed indotti ad investire l'equivalente di 24 milioni di dollari in BTC secondo uno schema di investimento che coinvolgeva tre distinte compagnie ed il token per il gioco d'azzardo Dragon Coin (DRG), di fatto una moneta virtuale come tanti altri Altcoin dedicata al mondo dell'entertainment.

Il punto è che Saarima e Kaewkasee non hanno mai ricevuto profitti o dividendi dal cosiddetto investimento, hanno versato la somma e sono stati neanche invitati al meeting degli azionisti. In realtà, alla CSD thailandese risulta che i fondi sono stati prelevati dai loro wallet BTC, convertiti in baht (la moneta locale) e subito spesi dai presunti truffatori.

Già ad ottobre, all'epoca delle prime accuse verso la famiglia Jaravijit, l'ufficio antiriciclaggio della Thailandia ha loro confiscato fondi per un totale 6,4 milioni di dollari - ancora poco - ma sarebbe pronto a condannare i sospettati per il reato di frode. Nel mentre, subito dopo l'arresto del fratello Prinya Jaravijit è scappato negli USA - ovviamente, per evitare le accuse e le conseguenze. Non ha però rispettato l'ordine di tornare in Thailandia entro l'8 ottobre successivo, pertanto il Ministero degli Esteri della Thailandia gli ha revocato il passaporto. Finale, il suo soggiorno negli States è diventato illegale e quindi, come detto, alla prima uscita dagli States per rientrare in Patria è stato arrestato.

Che dire, il mondo delle monete virtuali è ancora popolato di truffatori che sperano di nascondersi dietro monete non ufficialmente riconosciute dallo Stato. Conviene quindi scegliere per bene con chi mettersi in affari. E, soprattutto, occorre tracciare formalmente - contratti, distinte di versamento, quietanze - a chi e perché si danno soldi da investire. Altrimenti, oltre il danno, rimane la beffa di non poter denunciare nessuno.

 

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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