Martedì, 11 Dicembre 2018 17:17

Bitcoin: scende ancora o torna a salire?

Ormai la questione assume il carattere di scommessa: il Bitcoin scende ancora e sprofonda nell'abisso, o risale a tutta forza? Secondo un economista di Harward, è più probabile che la moneta virtuale scenda a 100 che risalga a 100.000 dollari.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, della crisi del mercato delle criptovalute.

Kenneth Rogoff è un anziano Chief Economist del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ed oggi è professore di economia all'Università di Harvard. Ebbene, costui ha comparato alcuni Bitcoin ad un biglietto della lotteria. Infatti, in un articolo pubblicato su The Guardian, ha spiegato che tutto sommato il recente crollo dei mercati potrebbe non essere altro che il naturale deprezzamento della moneta, altro che la tesi dei sostenitori delle criptovalute secondo i quali la capitalizzazione complessiva delle monete digitali dovrebbe esplodere nel corso dei prossimi cinque anni e raggiungere un valore tra 5 e 10 miliardi di dollari.

Insomma, Rogoff la vede diversamente dai tanti ottimisti delle criptomonete, quelli che considerano il Bitcoin una sorta di oro digitale. A suo dire, invece, il prezzo a lungo termine della moneta digitale più facilmente tenderà a 100 dollari che a 100 mila dollari.

Il punto, sostiene l'economista, è che a differenza dell'oro fisico l'utilizzo del Bitcoin è limitato alle transazioni. E ciò rende la moneta virtuale estremamente vulnerabile a collassi su scala globale. Ancora, il processo di verifica della criptovaluta, affidato alle operazioni crittografiche a spese dei miners, invece che ad un'autorità centrale, risulta estremamente dispendioso dal punto di vista energetico, e quindi poco efficienti.

Così la forte volatilità, una delle principali caratteristiche del Bitcoin, è normale ed endemica dell'asset speculativo in questione, e così lo è il declino del suo valore dal massimo di 20.000 ai recenti 3.000 dollari, altro che motivo di panico.

A dirla tutta, Rogoff vede poco roseo il futuro del Bitcoin: "gli organi di regolamentazione si stanno gradualmente rendendo conto che non possono approvare una tecnologia che consente di effettuare grosse transazioni, parecchio difficili e dispendiose da tracciare, spesso utilizzata per evasione fiscale e attività criminali. Se si elimina il quasi totale anonimato, nessuno vorrà più utilizzarlo. Se lo si mantiene, nessuna grande economia potrà tollerarlo". Insomma, il destino della moneta è spacciato (secondo lui).

Col tempo, i vari Paesi potrebbero arrivare a regolamentare le criptovalute in modo appropriato, dato il forte interesse nella distribuzione di monete digitali da parte di svariate banche centrali. Ma l'obiettivo delle strutture normative internazionali sarà comunque quello di eliminare i sistemi di origine privata: "Le criptovalute andrebbero considerate dei biglietti della lotteria, che potrebbero ripagare i loro acquirenti soltanto in un futuro dispotico nel quale verranno utilizzate in Stati canaglia o sull'orlo del fallimento, oppure in Paesi dove i cittadini hanno perso ogni parvenza di privacy. Non è una coincidenza che il disfunzionale Venezuela sia stato il primo distributore di una criptovaluta nazionale, il Petro".

Altro esempio che conferma la teoria di Rogoff è la Corea del Nord: questo Paese sfrutta regolarmente l'anonimato offerto dalle criptovalute per aggirare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti: "I criminali di tutto il mondo preferiscono utilizzare criptovalute, e la Corea del Nord non fa eccezione. Le monete digitali offrono inoltre alla Corea del Nord una maniera di aggirare le sanzioni degli Stati Uniti. Ci riescono grazie all'aiuto di numerosi cambiavalute internazionali e all'utilizzo incrociato di svariati servizi, rispecchiando i cicli di riciclaggio di denaro".

 

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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