Bitcoin: per quanto il prezzo resterà così basso?

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Certamente è la domanda che ogni investitore in valute crypto si sta facendo. Il prezzo del Bitcoin sembra bloccato in una “sacca” di bassi valori, tra 45 e 50 mila dollari. E non riesce a tornare alto. Apparentemente, la spirale ribassista sta ingabbiando la criptovaluta. Per quanto altro tempo?

Abbiamo parlato di andamento del Bitcoin in questo articolo.

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Anche sotto Natale, chi possiede o vorrebbe investire in criptovalute parla del prezzo del Bitcoin. Anche perché, tuttora, l’intero mercato delle criptovalute è influenzato dal Bitcoin.

Gli eventi recenti ci parlano di ribassi del prezzo del Bitcoin. Dopo aver toccati i massimi storici a novembre scorso, la criptovaluta si è avvitata in una spirale ribassista. Culminata con il crash del 4 dicembre, Da cui sono scaturite pesanti perdite, anche oltre i 2 miliardi di dollari. Con una buona quantità di trader retail che hanno dovuto liquidare le proprie posizioni, esposte pesantemente in leva.

Da dove trae origine questo scenario?

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Innanzitutto, dal sell off in Cina. Registrato nel quadrante asiatico intorno alla seconda metà di novembre. In dettaglio, una vistosa pressione di vendita persistente durante gli orari di apertura dei mercati. Una pressione che ha accompagnato l’intera attuale fase di ribasso.

Nasce da diversi fattori in Cina. Innanzitutto, il fatto che il più grande exchange asiatico, Huobi, ha interrotto il servizio di trading. Ed ha chiuso il proprio desk OTC in Cina. Ha dovuto, chiaramente, in risposta alle decisioni del governo locale.

Fatto sta che molte persone ed istituzioni, banche comprese, sono state obbligate a vendere i propri Bitcoin. Non potendo effettuare trading in futuro. Vendite che, beninteso, in buona parte sono state assorbite dai mercati europei e americani.

Tutto ciò finirà con l’anno. Le attuali “svendite” sono al capolinea, visto che la deadline di Huobi per chiudere tutte le posizioni è proprio il 31 dicembre. Come comunicato alla propria clientela cinese qui sotto.

comunicazione di Huobi ai clienti cinesi

Un altro fattore che spiega i ribassi del prezzo del Bitcoin è il derisking degli investitori sui mercati tradizionali.

Il 2020 ed il 2021 sono stati anni caratterizzati da politiche monetarie ultra espansive. Perciò, più di un investitore si aspetta che nei prossimi anni le banche centrali agiscano per invertire tale tendenza. Tagliando le misure di stimolo, quelle di tipo Quantitative Easing. Ed alzando i tassi di interesse. Così da contrastare l’inflazione.

Nasce così un problema per i sistemi bancari centrali ed i governi in genere.

Dover scegliere tra due scenari forieri di malcontento popolare.

Il primo, legato all’esigenza di politiche monetarie più rigide per contenere i fenomeni inflattivi in atto. Con la conseguenza di affossare economia e i mercati azionari.

Il secondo, consistente nel dare continuità a politiche monetarie espansive. Rendendo di fatto l’iperinflazione un fenomeno endemico e non più invertibile.

Diversi erano i tempi nei primi anni ’80. Allora, Ronald Reagan potè aumentare i tassi di interesse, portandoli a ridosso del 20%. Aumento di conseguenza la spesa pubblica e ridusse la pressione fiscale. Ma potè farlo perché allora l’economia americana era su livelli di indebitamento molto più bassi di quelli attuali. Oggi, quella strada sarebbe impraticabile.

Gli investitori di oggi, quindi, continuano a ricalibrare i portafogli. Aspettandosi un cambio di politica monetaria delle banche centrali. Pur se i livelli di drawdown sono decisamente ingiustificati. E l’esposizione short di grandi e piccoli speculatori è ben sopra il livello di guardia. Di fatto, i report interni di diverse grandi banche d’affari segnalano come possibile uno short squeeze imminente.

JPMorgan statement

E allora, ce succederà nei prossimi giorni?

Probabilmente nulla per le prossime settimane. Le dinamiche del prezzo del Bitcoin e di altre valute crypto saranno determinate principalmente da fattori tecnici. Tra l’altro, sotto Natale i volumi di scambio verosimilmente diminuiranno. E quindi si potranno registrare brusche oscillazioni dei prezzi.

Il bacino di liquidità è attualmente attestato nella fascia fra 42.000 e 45.000 dollari. Con numeri in grado di resistere agli assalti dei ribassisti che, da inizio mese, controllano le operazioni di trading.

Certo, non possiamo escludere ulteriori tentativi di sfondamento di tali livelli. Anche in virtù dell’enorme pressione sull’azionario, sulla scia del sentiment degli investitori retails in modalità risk off. Tuttavia, il buy interest nella fascia di supporto sopra detta è ancora molto alto. Oltretutto, tale supporto si consolida ulteriormente ad ogni tentativo di rottura fallito. Vanificando ulteriori azioni da parte dei ribassisti.

Si può anche presumere che le whale che hanno tratto profitto dal massimo storico di inizio novembre si siano già riposizionati. Assorbendo le recenti vendite sprigionate dal panic selling e dalle numerose posizioni short degli investitori retail. Ebbene, pare che tale riposizionamento stia avvenendo proprio nella fascia di prezzo del Bitcoin tra 43.000 e 45.000.

Allora, considerato che i prezzi tendono a muovere in direzione della liquidità, non è escluso che nei prossimi giorni il mercato del Bitcoin vada a pesca di liquidità proprio in quella fascia di prezzo. Inoltre, per una netta inversione di tendenza è assolutamente necessario un breakout tecnico della resistenza nella fascia di prezzo tra 48.000 e 50.000 dollari.

In conclusione.

Lo scenario più verosimile, per quanto finora detto, è che il prezzo del Bitcoin prosegua così com’è nei prossimi giorni. Resti, cioè, intorno al valore di 45.000 dollari. Forse toccando valori nella fascia di liquidità tra 42.000 e 45.000 dollari. Ma con la relativa confidenza che, nel Q1 2022, l’attuale fase di ribassi si tramuti in una rapida ripresa ed un possibile rally verso nuovi massimi. Peraltro, ciò ripeterebbe uno scenario che avviene stagionalmente per i mercati azionari.

Riferiamoci, infatti, all’indice Standard & Poor 500. L’indice di riferimento del mercato azionario americano. D’altronde, è innegabile come le sorti del mercato azionario USA influiscano direttamente sulle dinamiche della criptovaluta principale.

Ed allora, guardando i grafici storici dal 1970 a oggi, ci accorgiamo che il mese di gennaio è stato sempre molto positivo per l’indice S&P 500. Perciò, se mettiamo a sistema questa informazione con il report di JPMorgan citato in precedenza, arriviamo alla conclusione che a gennaio 2022 anche il prezzo del Bitcoin seguirà un trend positivo.

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FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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