Martedì, 10 Aprile 2018 12:00

Bitcoin: la miniera sotto Milano

Anche in Italia si mina. Nasce in forma di startup una comunità di minatori anche sotto l'asfalto di Milano.Anche in Italia si mina. Nasce in forma di startup una comunità di minatori anche sotto l'asfalto di Milano.Sarà un buon investimento, in questo periodo di ribasso del valore delle monete virtuali?

Da marzo è attiva una startup tutta italiana, dal nome 'Crioptomining'. La quale si occupa essenzialmente di estrazione di criptovalute (il cosiddetto 'mining') utilizzando macchine collocate nel pieno centro di Milano. Si trova a poco più di 500 metri dal Duomo di Milano, se ne avverte solo il rumore costante delle ventole di refrigerazione dei PC costantemente all'opera. Dietro tutto c'è l'iniziativa di tre giovani imprenditori: Massimiliano Porcaro, Matteo Moretti e Elio Viola, ossia un tecnico informativo, un broker ed un avvocato.

Hanno iniziato circa sei mesi fa, con un investimento iniziale di circa 60 mila euro, utili per l'acquisto di 12 macchine. Senza finanziamenti esterni, solo con i loro risparmi. E con tanta fede nella bontà dell'idea. Oggi è una realtà: una miniera, per così dire, al piano -3, quindi sottoterra, di uno dei coworking più centrali di Milano. Commentano gli imprenditori: "Abbiamo scelto il cuore della città perché da qui attraverso l’ufficio al piano superiore possiamo incontrare facilmente investitori potenzialmente interessati".

Sottoterra per un preciso motivo: la temperatura. Le macchine, e le ventole, lavorano a ciclo continuo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Producono calore, e d'estate fa ancora più caldo. Quindi,scendendo 'in grotta' la temperatura si stabilizza e certamente non sale oltre i 20 gradi.

Oggi hanno 'solo'' dodici computer, è un punto di partenza. E sono ancora numeri trascurabili se confrontati con la 'miniera' di Calenzano, in provincia di Firenze, peraltro la più grande d'Italia con ben 400 macchine. Ma il progetto milanese è tutto in crescita: oggi con le loro macchine riescono ad ottenere circa 0,02 bitcoin al giorno, al cambio attuale (un bitcoin è pari a meno di 7000 dollari) circa 140 dollari al giorno, circa 110 euro. Ma la logica è semplice: più macchine lavorano, più cresce il guadagno quotidiano.

Con un'incognita: l'ipervolatilità ben nota delle monete digitali: con le quotazioni record di dicembre, i nostri connazionali avrebbero assicurato un guadagno medio di quasi 500 dollari, più di tre volte tanto. Mentre un ulteriore tracollo della moneta rischierebbe di rendere insostenibili i costi attuali per la produzione.

In ogni caso, secondo i conti dei tre imprenditori la società va a gonfie vele: "Al sei del mese abbiamo già ripagato le spese mensili per la produzione, tutto il resto sono guadagni. Contiamo di rientrare dall’investimento iniziale entro un anno".

Intanto la startup brucia ogni tappa: a poco più di un mese dalla nascita, il 20 aprile apre ai finanziatori su Opstart, una delle principale piattaforme di equity crowdfunding per raccogliere, auspicabilmente, 100 mila euro entro 45 giorni da investitori che così facendo diventeranno soci di un'impresa valutata circa un milione di euro. L’obiettivo, manco a dirlo, è aumentare il numero delle macchine, almeno 50 entro l'estate.

"Negli ultimi tempi, i produttori hanno capito che la domanda era cresciuta proprio a causa del mining e alcuni prezzi sono quasi raddoppiati. Un alimentatore che prima costava 200 euro è arrivato a costarne 499", ci spiega Porcaro, assemblatore del gruppo. "Gli ultimi pezzi siamo dovuti andare a comprarli in Cina, perché qui erano molto difficili da trovare".

Teoricamente, il mining è alla portata di chiunque abbia un PC ed una connessione internet, in pratica bisogna tenere in conto la bolletta dell’energia. E degli impatti ambientali. "Ognuna di queste consuma come una lavatrice accesa 24 ore su 24, con i costi di un'utenza tradizionale può costare anche 300 euro al mese. Consumi enormi sono sinonimo di grandi spese ed impatto ambientale significativo. Criptomining ha risolto il primo problema con un'intesa con l'azienda Enertronica: in sostanza ci siamo assicurati una fornitura di energia ad un prezzo che non superi mai una spesa prestabilita attraverso contratti agevolati che ci permettono di stare sereni anche con il Bitcoin a 5-6000 dollari". Ossia, hanno ridotto i rischi che oscillazioni negative della moneta portino a flussi di cassa negativi. Sul piano ambientale, invece, hanno risolto col supporto di un'altra startup, Treedom: la tanta CO2 prodotta dai computer viene compensata piantando alberi in giro per il mondo.

Alla fine, il lavoro ordinario dei tre imprenditori è poco tecnico: il rumore delle ventole è l’unico che si sente nella stanza, aldilà delle visite periodiche la sorveglianza è garantita da una webcam installata davanti ai computer che monitora gli angoli sensibili dello stabilimento. Addirittura, il monitoraggio è costante anche dal proprio smartphone, con cui possono tenere sotto controllo in remoto lo stato e la temperatura di ogni singola macchina al lavoro.

C'è tanto ottimismo sul progetto: "Se dovessimo tornare qui tra un anno cosa troveremo? Una stanza strapiena di computer. Probabilmente non basterà, occuperemo anche un altro stanzino". Speriamo bene per loro, e facciamo loro tanti auguri.

 

FONTE: http://www.repubblica.it

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