Martedì, 24 Aprile 2018 12:00

BITCOIN e FISCO - parte seconda: il punto di situazione

Seconda parte della guida che chiarisce una materia in continuo aggiornamento: la fiscalità dei Bitcoin.

 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELLA GUIDA

 

La materia si aggiorna sensibilmente, ed è stata chiarita nella prima parte della guida - non poco, finalmente - con l'interpello posto da un contribuente all'autorità fiscale (l'Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale in Lombardia). Vediamo da ciò di fare il punto di situazione.

Per prima cosa, l'autorità fiscale ha ricordato cosa si intende per 'valuta virtuale': è 'la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente'.

Detto diversamente, la normativa riconosciuta dal fisco italiano indica:

- l'utilizzo delle valute virtuali come strumento di pagamento alternativo a quelli tradizionalmente utilizzati nello scambio di beni e servizi;
- definisce tale 'strumento di pagamento' quale 'rappresentazione digitale di valore, trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente'.

Ossia, il Bitcoin è una tipologia di moneta virtuale utilizzata come moneta alternativa a quella tradizionale, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati. In generale, le valute virtuali hanno le seguenti fondamentali caratteristiche:

- non hanno natura fisica ma digitale (sono create, memorizzate e utilizzate attraverso dispositivi elettronici e vengono conservate in portafogli elettronici detti wallet);

- sono liberamente accessibili e trasferibili dal titolare, in possesso delle necessarie credenziali, in qualsiasi momento senza bisogno dell’intervento di terzi;

- sono emesse e gestite grazie a dei codici crittografici ed a complessi calcoli algoritmici. In dettaglio, lo scambio dei predetti codici criptati tra gli utenti (user), operatori sia economici che privati, avviene tramite un'applicazione software.

Infine, viene ricordato che per utilizzare i propri bitcoin gli utenti devono entrarne in possesso in tre distinti modi: estraendoli (mining), acquistandoli da altri soggetti in cambio di valuta legale o accettandoli come corrispettivo per la vendita di beni o servizi.

L'attività di intermediazione di valute tradizionali con Bitcoin (l'attività tipica degli exchange), svolta in modo professionale ed abituale, costituisce un'attività rilevante oltre agli effetti dell’IVA anche dell’IRES e dell'IRAP, soggetta agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione.

Per quanto detto, e tornando al punto principale dell'interpello (la tassazione dei Bitcoin acquistati e posseduti da privati), ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche che detengono Bitcoin o altre valute virtuali (Altcoin) al di fuori dell’attività d'impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale (cambio moneta fiat in moneta virtuale e viceversa, cambio Bitcoin Altcoin e viceversa, cambio tra Altcoin) si applicano i principi generali che regolano le operazioni aventi per oggetto le valute tradizionali. Ossia:

- le cessioni a pronti di valuta virtuale (cioè, i cambi tra valute virtuali) non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa, salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.

- il valore in euro della giacenza media suddetta in valuta virtuale è calcolato secondo il cambio di riferimento all'inizio del periodo di imposta, e cioè al primo gennaio dell'anno in cui si verifica il presupposto di tassazione.

- ai fini della determinazione dell'eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet, supposto che abbia superato il suddetto limite di giacenza media, si deve utilizzare il costo di acquisto (agli effetti della determinazione delle plusvalenze e/o minusvalenze si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente - principio LIFO, Last In First Out).

- in caso di Bitcoin ricevuti a titolo gratuito, il costo iniziale da considerare è quello sostenuto dal donante.

Parlando di obblighi di monitoraggio fiscale, sono estesi gli obblighi ordinariamente previsti ai consueti intermediari bancari e finanziari  anche ai soggetti (c.d. 'operatori non finanziari') che intervengono, anche attraverso movimentazione di conti, nei trasferimenti da o verso l'estero di mezzi di pagamento effettuate anche in valuta virtuale, di importo pari o superiore a 15.000 euro.

Ancora, è obbligatorio compilare il quadro RW della Modello Redditi - Persone Fisiche, da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all'estero e attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, tra le quali le valute estere.

Da ultimo, si precisa che le valute virtuali non sono soggette all'imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (c.d. IVAFE) in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura 'bancaria' .

 

FONTE: https://www.fiscoetasse.com

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