Bitcoin e altre criptomonete: il consuntivo del 2020

Bitcoin nel 2020

Fine anno, tempo di fare il punto della situazione. Ecco allora riassunti gli eventi più importanti di questo trascorso 2020. Terribile per la pandemia che ha aggredito il mondo reale. Ma incredibile per il progresso delle valute virtuali.

Abbiamo parlato di andamento del Bitcoin in questo articolo.

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Facciamo il punto di situazione di questo 2020 appena concluso. Prendendo spunto da una efficacissimo articolo del portale Cointelegraph.

Ma prima di tutto, un grafico e qualche numero.

Bitcoin - andamento 2020
andamento del Bitcoin nel 2020 – fonte Blockchain.com

I numeri sono questi.

7.190 dollari USA, il prezzo del Bitcoin al 1 gennaio 2020.

4.917 dollari, il prezzo al 12 marzo (-32% rispetto al 1 gennaio), complici gli effetti della pandemia da COVID-19 sull’economia globale.

28.972 dollari, il prezzo al 31 dicembre (+303% rispetto al 1 gennaio).

Il coronavirus.

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coronavirus e Bitcoin

Il primo protagonista del 2020 per il Bitcoin (e non solo) è stato certamente il coronavirus. Una catastrofe per tanti settori della quotidianità globale. Sanità. Economia. Giustizia sociale. Politica. Commercio. Solo per cominciare.

Così, Mentre le Nazioni si isolavano in lockdown per contenere la diffusione del virus, i rispettivi governi ricorrevano a stimoli economici per arrestare il collasso della vita economica.

Evocando, però, lo spettro dell’inflazione globale. Ragione per cui molti investitori hanno dovuto cambiare idea sulle proprie riserve di valore. Non più, o non solo, asset legati alla moneta fiat, come l’oro. Ma anche Bitcoin, una criptovaluta ormai divenuta matura, meno volatile e più sicura.

La crescita del prezzo del Bitcoin.

Ecco perché, da metà marzo a fine anno, il percorso del prezzo del Bitcoin di questa parte del 2020 è stato tutto in crescita. Quasi 30 mila dollari di prezzo. Più di 550 miliardi di dollari di capitalizzazione. Un valore della “azienda” Bitcoin superiore a quello di VISA. O di Berkshire Hathaway, la società di investimenti di Warren Buffet.

Si badi bene, nel 2017 il prezzo della criptovaluta aveva segnato il precedente massimo storico. 19.850 dollari. Ma in un contesto da bolla speculativa. Con tanti trader asiatici che scoprivano solo allora il Bitcoin. Bolla che, infatti, è durata solo qualche mese. Il 2020 è stato diverso: le grandi istituzioni sono scese in campo. E continuano ad acquistare sempre più Bitcoin.

Lo conferma a dicembre anche Brandon Mintz. CEO di Bitcoin Depot.

A questo punto, vediamo nuove notizie sull’adozione istituzionale delle crypto quasi ogni giorno. Ora siamo guidati da corporazioni e miliardari, non solo dal retail.

MicroStrategy. Square. Paul Tudor Jones. Guggenheim Investors. MassMutual. E tanti altri big della finanza guardano al Bitcoin come riserva di valore ed investimento a medio e lungo termine.

Il boom della finanza decentralizzata.

DeFi

Il 2020 è stato inequivocabilmente l’anno della finanza decentralizzata

Lo ha ammesso nientemeno che Da Hongfei. Il cofondatore del network Smart Economy. D’altronde, la DeFi ha catalizzato, cifra del 30 dicembre scorso, quasi 15 miliardi di dollari. Contro i 658 milioni di dollari di inizio anno.

Prima si parlava (solo) di staking di monete Proof-of Stake. Dal 2020 si è aggiunto il termine “yield farming”. Un meccanismo per cui gli utenti ricevono un governance token. Con il quale poter discutere, proporre e votare su tutti i cambiamenti alla piattaforma DeFi.

La DeFi è la decentralizzazione all’ennesima potenza. E l’automazione all’ennesima potenza. Ce lo spiega bene Giuseppe Ateniese. Docente presso lo Stevens Institute of Technology, New Jersey (USA).

Un punto di svolta. Con la finanza decentralizzata, non c’è nessun essere umano coinvolto nel sistema. Nessun server. Nessuna organizzazione. Non c’è nessuna distorsione.

È diversa da un tradizionale prestito auto. In cui, se il debitore è inadempiente, la banca confisca l’automobile.

Con la DeFi, gli asset sono digitali e bloccati o impegnati tramite smart contract. Se non rimborso il prestito, l’asset digitale che ho usato come collaterale viene rilevato. E non c’è niente che io possa fare.

L’ingresso di PayPal nel mondo crypto.

In 12 anni, il Bitcoin è salito a 100 milioni di utenti. Poi, in un solo mese del 2020, il Bitcoin ha aggiunto 300 milioni di nuovi utenti. Tutto grazie ad un annuncio. Quello che PayPal consentirà ai propri utenti di comprare, vendere e conservare Bitcoin ed altre importanti criptovalute.

Ce lo spiega un comunicato di Pantera Capital, un fondo di investimenti in valute virtuali.

Sta già avendo un enorme impatto. Nel giro di quattro settimane dal lancio del servizio, PayPal sta già comprando quasi il 70% della nuova offerta di Bitcoin.

Ancora, nel giro di due mesi dal lancio, PayPal sta già comprando più del 100% della nuova offerta di Bitcoin.

2020, anno dell’halving del Bitcoin.

Ogni 4 anni, circa, un meccanismo sistematico del Bitcoin dimezza la block reward. Si riduce quindi il tasso di emissione della criptovaluta. Che quindi sempre più lentamente procede verso il limite di 21 milioni di monete emesse dal lancio della sua blockchain.

Da metà maggio 2020, quindi, ogni nuovo blocco del Bitcoin prodotto dai miner produce 6,25 nuovi Bitcoin. Invece dei precedenti 12,5. La metà, appunto.

Ciò non ha prodotto alcun fenomeno catastrofico, tipo esodo dei miner per minore redditività della propria opera. O collasso della potenza di calcolo del network, l’hashrate. Anzi. Il Bitcoin è diventato più raro. E quindi il prezzo, come detto, è ulteriormente salito.

Il lancio delle CBDC, le stablecoin governative.

La Cina si avvicina, scusate il gioco di parole, al lancio della propria Central Bank Digital Curreny. Altrimenti detta Digital Currency Electronic Payment. O, più semplicemente, yuan digitale. Prosegue con test nelle maggiori città del Paese ed annuncia l’imminente immissione della criptovaluta nazionale nei mercato internazionali.

Per il Financial Times, “Il rapido sviluppo da parte della Cina di una CBDC ha il potenziale per sconvolgere l’ordine monetario globale“.

Central Bank Of Bahamas

Ma la prima CBDC al mondo non sarà quella cinese. Lo è già quella delle Bahamas. Il 20 ottobre, per chi l’ha notato, è avvenuto il lancio ufficiale della criptovaluta nazionale dell’arcipelago. Denominato Sand Dollar.

MicroStrategy fa incetta di Bitcoin

L’anno appena trascorso ha visto le grandi istituzioni bancarie e finanziarie entrare a gamba tesa nel mondo delle criptovalute. Più di ogni altra, MicroStrategy, la società di business intelligence quotata al Nasdaq.

Nel solo mese di agosto 2020 ha accumulato ben 250 milioni di dollari in Bitcoin. Nel corso dell’anno, la criptomoneta è diventata l’asset principale della propria riserva di valori. Un totale di oltre 70 mila Bitcoin, acquistati mediamente a meno di 16 mila dollari.

Lo spiega bene il CEO della azienda, Michael Saylor.

Le misure di stimolo senza precedenti intraprese dal governo per contrastare la crisi dovuta al COVID-19 avrebbero avuto un significativo effetto di svalutazione sul valore reale a lungo termine delle valute fiat. E di molti altri tipi di asset convenzionali. Inclusi quelli tradizionalmente detenuti nel contesto delle operazioni di tesoreria aziendale.

In questo nuovo mondo, Bitcoin è una riserva di valore affidabile con un maggior potenziale di apprezzamento a lungo termine rispetto al denaro contante.

Coinbase annuncia la possibile quotazione in Borsa.

sito internet di Coinbase

A dicembre uno tra i principali exchange dà un annuncio storico. Il proprio IPO (Initial Public Offering). Coinbase potrebbe così diventare la prima impresa nativa del settore crypto ad essere quotata su una delle principali borse statunitensi. Con una valutazione che potrebbe arrivare a 28 miliardi di dollari.

Un passaggio importante, afferma la rivista Fortune.

L’IPO è un traguardo per il settore crypto.

Tuttavia, non è ancora chiaro se la Securities and Exchange Commission statunitense approverà una disposizione di questo genere.

Nel 2020, Coinbase ha suscitato qualche controversia per aver scoraggiato i suoi impiegati dall’attivismo politico nel posto di lavoro, e a novembre il New York Times ha riferito che alcuni dipendenti di colore di Coinbase avevano espresso preoccupazioni relative a trattamenti discriminatori. Altri hanno fatto notare che l’exchange è ancora afflitto da improvvisi blackout durante periodi di elevata volatilità dei prezzi.

John Griffin, docente di finanza presso la University of Texas (USA), condivide tale opinione.

L’annuncio di IPO è un evento importante. In quanto dimostra che la strada intrapresa da Coinbase, operare secondo il processo normativo, è economicamente redditizia.

Telegram Group dice addio al progetto TON.

Telegram Open Network e moneta virtuale Gram

La società di messaggistica cifrata open source, con oltre 300 milioni di utenti, voleva costruire una piattaforma blockchain decentralizzata. Seguendo le orme del Bitcoin e di Ethereum. Ma migliore, secondo Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram Group.

Di gran lunga superiore a loro in termini di velocità e scalabilità.

Ma il progetto Telegram Open Network, così si sarebbe chiamato, si è scontrato con la SEC, la Security and Exchange Commission USA. Con esito totalmente negativo. A maggio, Telegram ha abbandonato il progetto TON.

Addirittura, Telegram aveva già raccolto 1,7 miliardi di dollari per il lancio del token. Ma, per la SEC, l’asset rappresentava un security non registrato. E quindi ne ha bloccato la distribuzione. Non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Un finale disastroso, per Durov.

Siamo ancora dipendenti dagli Stati Uniti in materia di finanza e tecnologia.

Questo potrebbe cambiare in futuro. Ma oggi, siamo in un circolo vizioso. Non puoi portare un maggior equilibrio a un mondo eccessivamente centralizzato proprio perché è così centralizzato.

Anche Paul Tudor Jones appoggia il Bitcoin.

Paul Tudor Jones

Paul Tudor Jones è un nome noto della finanza. Un investitore in hedge fund noto per aver previsto il crollo della borsa del 1987. Una persona che, allo scoppio della pandemia da coronavirus, aveva sottolineato come le misure di stimolo governative avrebbero potuto innescare la crescita incontrollata dell’inflazione.

La stessa persona, successivamente, ha riconosciuto il possibile ruolo delle valute virtuali come riserva di valore alternativa. Detto fatto, ha fatto sapere di aver investito una porzione dei suoi asset in Bitcoin.

David Lawant di Bitwise Asset Management vede in ciò un esempio per tanti altri investitori.

Annunciando Bitcoin come la sua copertura preferita contro ciò che Jones definisce “la grande inflazione monetaria”, ha ridotto notevolmente il rischio per la carriera di molti suoi colleghi che considerano un’allocazione in Bitcoin.

Il rally di Bitcoin ha attirato un’ampia gamma di personaggi. Da miliardari di Wall Street come Paul Tudor Jones e Stanley Druckenmiller. A investitori di slancio, che mirano a sfruttare asset vincenti diretti verso l’alto e mercati perdenti diretti verso il basso. La loro partecipazione ha a sua volta provocato più acquisti.

Ancora la SEC, stavolta contro Ripple Labs.

La SEC ha combattutto, nel 2020, diverse battaglie contro società del monto crypto. Come Ripple Labs, gestore del progetto Ripple e della maggioranza dei token XRP. Che, ricordiamo, sono la quarta criptovaluta per capitalizzazione, dopo Bitcoin, Ethereum e Tether.

Ricordiamo innanzitutto che l’azione legale intentata dalla SEC statunitense è stata guidata dal presidente uscente, Jay Clayton. Ossia, l’amministrazione Biden potrebbe orientare questa ed altre valutazioni verso direzioni diverse dal passato.

Detto ciò, per la SEC il token XRP sarebbe una security. E quindi, l’autorità USA contesta gli oltre 1,3 miliardi di dollari ricavati dalla sua vendita ad opera di Ripple Labs.

Risultato, prima ancora che inizi la battaglia legale, il prezzo del token è crollato. Mentre i principali exchange prendono le distanze e procedono al delisting della criptomoneta.

Ripple Labs contesta, ovviamente, la valutazione della SEC.

L’azione della SEC è un attacco all’intero settore crypto negli Stati Uniti.

Uno sguardo al 2021.

Che attendersi dal nuovo anno? Innanzitutto, un quadro normativo più chiaro. Finora, l’atteggiamento della SEC, contro TON prima e contro Ripple adesso, dimostra una globale volontà di osteggiare l’espansione dei token crypto. C’è da sperare che, con il cambio di amministrazione a Washington, ed una nuova leadership della SEC, si parlerà meno di azioni vessatorie e più di chiarezza normativa.

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FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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