Bitcoin: da strumento speculativo a bene rifugio globale?

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Il Bitcoin, e varie criptovalute cosiddette Altcoin, sono spesso viste come strumenti per speculazioni nel breve termine più che cme strumenti di investimento a medio e lungo termine. Ma pare che tale “global sentiment” stia cambiando. Anche in ragione di venti inflazionistici. E la conseguente ricerca di un porto sicuro per i propri risparmi.

Abbiamo parlato di andamento del Bitcoin in questo articolo.

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Il Bitcoin è ancora un asset speculativo o più un bene rifugio?

Una bella domanda. A dirla tutta, Per gran parte della sua tutto sommato breve vita, la criptovaluta ha attirato l’attenzione di trader per speculazioni a breve, brevissimo termine. Nel frattempo, il contesto economico delle crypto è maturato a favore di una crescita dei prezzi con prezzi sempre più stabili. Sempre meno volatili. Di recente, poi, sono emersi nuovi avvertimenti di una possibile tempesta inflazionistica.

In tal caso gli investitori che prima vedevano il Bitcoin come strumento speculativo potrebbero ora rivolgersi ad esso come bene rifugio. Visto che la criptomoneta è stata più volte sbandierata dai sostenitori come efficace protezione contro l’inflazione. Salvo poi verificare tale tesi sul campo.

Possiamo allora attenderci che milioni di individui e istituzioni si affidino a tale asset come porto sicuro per i propri investimenti, come alternativa all’oro e al dollaro USA?

Prova a risponderci un articolo di oggi di Cointelegraph.

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Che cita il preoccupante dato dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti. Aumentato del 6,2% a ottobre scorso. Un record addirittura degli ultimi 30 anni. sono fonte di preoccupazione. Magari solo a causa di una questione locale di mera domanda e offerta. Ossia, domanda repressa dei consumatori post pandemia COVID-19 e cambiamento fondamentale nei mercati globali.

Mauro Guillén
Mauro Guillén, Università di Cambridge – fonte internet

Dice la sua Mauro Guillén. Rettore della Judge Business School dell’Università di Cambridge. In pratica, per lui il rischio inflazionistico è legato alle aspettative future dei consumatori. I quali credono che i prezzi in continua crescita siano un fenomeno duraturo. E quindi continuano ad acquistare beni prima possibile. Accelerando l’aumento dei prezzi.

Sì, l’inflazione è potenzialmente un problema.

Il fatto che i consumatori statunitensi stanno posticipando l’acquisto di prodotti costosi a causa dell’inflazione suggerisce che credono che l’inflazione diminuirà. Sono prudentemente ottimista che sia un fenomeno temporaneo.

Non tutti la pensano così.

Itay Goldstein è professore di finanza della Wharton School.

Ormai è chiaro che l’inflazione è meno transitoria di quanto sperato inizialmente.

Per lui, il mondo è alle prese con sbilanci tra offerta e domanda innescati dalla pandemia. A causa della quale gli stimoli monetari e fiscali legati influenzano i recenti report sull’inflazione.

Sembra che l’inflazione abbia preso piede. E richiederà più tempo per diminuire.

Marc Chandler
Marc Chandler, Bannockburn Global Forex – fonte internet

Marc Chandler, amministratore delegato di Bannockburn Global Forex.

L’inflazione sta accelerando. Non solo negli USA. La settimana scorsa abbiamo scoperto che il CPI della Cina è salito dallo 0,7% dell’anno scorso all’1,5%.

Difficile dire se tale fenomeno durerà.

Sappiamo solo che le pressioni sui prezzi non hanno ancora raggiunto il loro picco. E potrebbero non raggiungerlo fino all’anno prossimo.

Leonard Kostovetsky è assistente professore presso la Carroll School of Management del Boston College. Costui prova a capire cosa succederebbe se l’inflazione globale dovesse peggiorare drasticamente.

Mi aspetto una vera esplosione di adozione crypto da parte di compratori e venditori.

Non credo che succederà nel futuro prossimo. La mia ipotesi è che l’inflazione tornerà sotto controllo abbastanza presto. Nei prossimi quattro anni forse. Mentre aumenta la pressione sui legislatori per contenerla.

Il recente aumento del prezzo del Bitcoin aveva ricevuto una spinta dal debutto del primo futures ETF su Bitcoin negli USA. Ma ora le cose sono già cambiate, dice Sui Chung. CEO dell’amministratore di benchmark crypto CF Benchmarks.

Sembra supportato dall’inflazione prolungata che stiamo osservando in tutte le grandi economie del mondo.

Ricordiamo poi che il Bitcoin ha un’offerta fissa.

21 milioni di criptomonete, limite stabilito a priori dalla nascita della blockchain. Il dollaro USA, invece, è elastico. E la crescita della sua massa monetaria si è moltiplicata più di cinque volte negli ultimi cinque anni. Secondo i dati della Federal Reserve Bank of St. Louis, dai 1.378 miliardi di dollari di settembre 2016 è passata ai 7.245 miliardi di dollari di settembre 2021. Ossia, +426%.

Aggiunge allora Goldstein: “È vero che parte dell’attrattiva di criptovalute come Bitcoin origina dai timori di inflazione nelle valute fiat. Sospetto che la pressione inflazionistica aiuterà i prezzi del Bitcoin e delle altre criptovalute“.

Per altri, il punto non è l’offerta limitata di Bitcoin.

Per Guillén “il prezzo di Bitcoin è guidato dalla domanda“. Ossia, gli acquirenti di Bitcoin sono coloro che vedono l’asset non più come strumento speculativo, ma come bene rifugio. “Mi chiedo però cosa succederà se i tassi di interesse aumentano e la gente si rende conto che un buono del tesoro paga un interesse notevole ed è così sicuro“.

Osserva Chandler: “Credo che la vecchia nozione sull’offerta limitata debba essere abbandonata. Qualcuno potrebbe parlare di Bitcoin come moneta dopo il rally del 40% a ottobre. Ma cosa è successo al suo ruolo di moneta nel Q2 quando il Bitcoin è crollato da 58.900 a 34.500 dollari?

Addirittura, Kostovetsky ritiene che l’offerta limitata del Bitcoin non gli dia vantaggio reale neanche nei confronti di altre criptovalute. Come l’Ethereum.

Il vantaggio fondamentale delle crypto come protezione contro l’inflazione sono le regole sull’offerta che non possono essere manipolate da esseri umani. I risparmiatori non devono preoccuparsi di un aumento artificiale (politicamente motivato) dell’offerta. Che svaluta i loro risparmi.

Fatto sta che si parla molto di inflazione negli USA.

Ma gli effetti si sentono fino in Cina. Dove l’indice dei prezzi alla produzione è impennato del 13,5% a ottobre (su base annua). Dopo una crescita del 10,7% a settembre.

E allora, l’inflazione globale colpirà più duramente i Paesi in via di sviluppo rispetto a quelli sviluppati? E poi, i Paesi più poveri adotteranno il Bitcoin come copertura dall’inflazione? Lo crede Chandler.

Prevedo che individui e Paesi con redditi più bassi subiranno l’impatto dell’inflazione.

Per lui, i Paesi con sistemi bancari deboli e un grande numero di soggetti non bancabili valuteranno l’ipotesi criptovalute. A patto di avere infrastrutture adeguate ed un certo livello di alfabetizzazione finanziaria.

Dan Gunsberg è CEO di HXRO Network.

Il Bitcoin sta dimostrando di essere una valida alternativa a coperture dall’inflazione più classiche come l’oro. I Paesi più poveri continueranno ad adottare il Bitcoin come protezione contro l’inflazione.

Ma bisogna abbandonare l’idea che le criptovalute come il Bitcoin siano un asset speculativo, come le azioni, e non un bene rifugio. Al riguardo si ritiene tranquillo Guillén.

Finora, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo non stanno assistendo a tassi d’inflazione più alti rispetto agli Stati Uniti. Il dollaro rimarrà forte. Non credo che vedremo un’inflazione globale elevata.

La verità è che pochi o nessuno sa se siamo in “territori inesplorati”. Se davvero l’inflazione sarà grave e diffusa, o leggera e circoscritta. Mettiamo allora che l’inflazione aumenti bruscamente. E le criptovalute diventino meno volatili. Due bei se. In tal caso, conclude Kostovetsky, “è possibile che la gente inizi a conservare i propri risparmi in crypto“. Staremo a vedere.

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FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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