Bitcoin: che succede se torna lo spettro del coronavirus?

coronavirus e Bitcoin

Che succederebbe se si verificasse una nuova ondata di coronavirus? In particolare, che effetti produrrebbe, tra gli altri, sui mercati di criptovalute? Innescherebbe un rally del prezzo del Bitcoin?

Abbiamo parlato di coronavirus e Bitcoin in questo articolo.

La pandemia da coronavirus influenza pesantemente il mercato del Bitcoin. Insieme a tanti altri aspetti della vita quotidiana e dell’economia globale, beninteso. Partendo dall’assunto che il pericolo della diffusione del COVID-19 nel mondo non è affatto scongiurato, cerchiamo di comprendere l’impatto che una nuova ondata di pandemia avrebbe sui mercati delle criptovalute e degli asset basati su blockchain.

Facciamo qualche facile considerazione. Oggi conosciamo meglio di sei mesi fa i pattern di diffusione del COVID-19. Abbiamo purtroppo imparato a conoscere anche l’impatto enorme di tali fenomeni sulla società consumistica, occidentale ed orientale. Chiusura di luoghi di lavoro. Passaggio a lavoro da casa. Licenziamento, cassa integrazione o aspettativa.

disoccupazione
crisi del lavoro in tempi di COVID – fonte internet

I tassi di disoccupazione hanno segnato record hanno segnato paurosi record nei Paesi occidentali. In primis, negli USA.

E la ripresa economica, checché se ne dica, è ancora un miraggio lontano.

In sintesi, le imprese sembrano aver bisogno di nuovi sistemi di raccolta fondi per riprendere le attività e, dove necessario, ristrutturarsi.

Andiamo avanti. Il ritardo tra accertata infezione e, ahimè, decesso è stato misurato tra due e tre settimane. Vuol dire che, se e dove l’epidemia riparte, già dai primi dati potremo avanzare buone statistiche e prevederne gli effetti a livello regionale.

Lasciamo per un attimo il coronavirus, e passiamo al Bitcoin. L’interesse per tali valute e, globalmente, per asset basati sulla blockchain è da parte di giovani imprenditori e investitori del ceto medio, diciamo intorno ai 30 anni. Guardano in gran parte al Bitcoin, ma anche, per differenziare, ad Altcoin.

Regionalmente, questi nuovi professionisti della blockchain risiedono in Paesi in via di sviluppo. Dove la moneta locale presenta un’elevata inflazione. Essenzialmente, Africa e America Latina.

Sono persone che comunicano e si informano tramite social. Ne è prova la recente, gigantesca ondata di acquisto della moneta virtuale Dogecoin. Spinta da video condivisi su TikTok. La moneta in questione, si sa, basa il suo mercato esclusivamente sulla viralità delle informazioni legate ad essa. Ed il sistema del “tam tam” su social ha funzionato.

Dogecoin challenge
Dogecoin TikTok challenge – fonte internet

Bene. Lasciamo anche i trentenni. E passiamo ad età più avanzate. Quelle dei sessantenni e settantenni. Che, nei Paesi occidentali, sono i più affermati nella società. E detengono i capitali maggiori. Ma non investono, tipicamente, in blockchain e valute virtuali.

Piuttosto, in beni immobiliari. Obbligazioni. Indici.

Gli stessi personaggi sono, sfortunatamente, anche più vulnerabili alla contrazione e alla morte per nuovo coronavirus. Accanto ad altri ceti deboli verso il virus. Lavoratori di basso livello. Minoranze etniche. Individui che non possono accedere a servizi sanitari di qualità. Ed i residenti delle case di riposo. Tutti soggetto risultati particolarmente vulnerabili.

Queste considerazioni sono importanti. Perché, per quanto detto, la gran parte delle persone vulnerabili al coronavirus realisticamente non possiede un patrimonio importante in Bitcoin. E quindi, l’impatto del COVID-19 sulla bilancia tra domanda ed offerta delle criptovalute potrebbe essere tutto sommato trascurabile.

Al contrario, guardando ai mercati tradizionali, l’epidemia potrebbe determinare un aumento dell’offerta, dovuto a maggiori vendite degli asset posseduti dalle vittime. Ossia, beni immobiliari residenziali e fondi pensionistici.

Tradotto, l’impatto del CODIV-19 potrebbe rivelarsi in ribasso dei prezzi degli immobili, in particolare fuori dai centri delle grandi città. Ma poco che abbia a che vedere con Bitcoin e blockchain.

Guardiamo ora al rapporto tra denaro istituzionale e criptovalute.

Possiamo considerare le istituzioni come “swing trader”. Ossia, investitori che scommettono su movimenti di mercato di lungo termine.

Ebbene, l’interesse istituzionale verso le criptovalute e verso asset basati su blockchain è in costante crescita. Mentre cresce il numero di strumenti di investimento. Tra cui quelli preferiti dalle istituzioni: una manciata di token altamente liquidi e promettenti, da gestire con tecniche di trading sofisticate. Tipo il trading con leva e le opzioni.

Non dimentichiamo, poi, che le istituzioni implementano in numero sempre maggiore le tecnologia della blockchain nell’erogazione dei loro servizi.

Tutto ciò vuol dire che sempre più istituzioni vedono la catena di blocchi come un modo per risolvere problematiche tecniche. E vedono le criptovalute come un modo promettente e solido per differenziare i portafogli al di fuori dei mercati tradizionali. In finale, le istituzioni influiscono sugli asset basati su blockchain come fattore stabilizzante, invece che come “market mover”.

E poi, non dimentichiamo che, in piena pandemia da coronavirus, è avvenuto l’halving del Bitcoin. Un passaggio fondamentale per la criptomoneta che ne limita l’offerta e posiziona la valuta virtuale, in termini di inflazione, al pari con importanti valute fiat.

In aggiunta, consideriamo il celeberrimo rapporto stock-to-flow.

Quello che indica il trend generale del Bitcoin. Ebbene, in questo periodo suggerisce l’arrivo di un aumento di valore nel lungo termine. Causato, manco a dirlo, della maggiore pressione creata con la riduzione dell’offerta conseguente all’halving.

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In tutto questo fermento, le startup del settore crypto sono aumentate a dismisura. Sia in numero che per capitale inizialmente raccolto con i meccanismi di ICO. nel tempo, attraverso cicli di mercato. Nel 2017 parlavano di bolla delle ICO. Un movimento impulsivo, certo, ma non occasionale.

Secondo il portale ICORating, sono ancora molti i progetti che raccolgono fondi attraverso Initial Coin Offering. Nel 2017, senza le debite procedure di due diligence. Oggi, con gestione e verifiche di terze parti fidate. Oggi, quindi, una maggiore regolamentazione governativa rafforza i fondamentali del mercato degli asset ICO. Progetti che beneficiano da un asset basato su blockchain come titolo finanziario regolato. O come utilità per l’utente. Di conseguenza, una nuova, più grande bolla di ICO potrebbe iniziare a crescere nel prossimo ciclo di mercato.

A marzo, in piena emergenza da COVID-19, iniziarono i lockdown nei Paesi occidentali. Allora, la domanda organica degli utenti di criptovalute toccò il fondo. Risultato, un calo significativo del prezzo di Bitcoin. Causato dal “panic selling”. Poi, raggiunto il punto più basso, una rapida ripresa.

Una forma del grafico a V. A quanto risulta, mentre le istituzioni vendettero, i trader retail comprarono al ribasso.

COVID-19 - andamento a V del Bitcoin
andamento a “V” del Bitcoin a causa COVID-19 – fonte Bitstamp.com

Dice la teoria, le riprese rapida a forma di V indicano fondamentali solidi sull’asset.

Cioè, l’evento coronavirus ha confermato il trend rialzista complessivo del Bitcoin.

Questo atteso “bull market”, a quanto pare abbastanza prossimo, sarà verosimilmente spinto dalla domanda dei consumatori. Cagionata dalla necessità di copertura contro l’inflazione. E dall’interesse per asset che vadano oltre i confini nazionali. Accanto, gli investitori retail ristrutturano i propri portafogli personali all’infuori delle criptovalute. Magari, torneranno successivamente ad essere interessati a questo tipo di asset.

Citiamo l’opinione di Alex Althausen. CEO di StormGain, una piattaforma di exchange per il trading di criptovalute.

Oggi vediamo la correlazione tra prezzo del Bitcoin ed indice S&P 500 al 66%. Ma dobbiamo considerare la presenza del bull market. Mettiamo che il prezzo di asset tradizionali come le azioni crolli a causa di una seconda ondata di COVID-19. Ebbene, in tal caso gli investitori utilizzeranno più attivamente asset protettivi. Come oro e Bitcoin.

Già. Perché il Bitcoin è ormai considerato un bene di rifugio. Facilmente accessibile ai consumatori rispetto agli strumenti finanziari tradizionali. Niente investimenti minimi. Niente normative sugli investitori accreditati. Maggiore disponibilità di servizi di exchange. Quindi, una classe di asset molto attraente per il consumatore medio.

Il Bitcoin ha gettato le basi per una evoluzione della finanza. Lo dice anche il CEO di Binance, Changpeng Zhao.

La pandemia ha cambiato il mondo come lo conosciamo. Non sarà mai più lo stesso. E in questo nuovo mondo, crediamo che le crypto svolgeranno un ruolo sempre più importante.

Conclusioni. Il mercato complessivo delle criptovalute è pronto per una nuova, vigorosa, esplosiva fase di rialzi. Mentre il Bitcoin sembra prepararsi ad una stagione di rialzi, il coronavirus agisce da catalizzatore per abbattere i mercati fiat. Le vecchie istituzioni ed i sistemi finanziari tradizionali. Alla fine, sorgerà un tipo di economia fatta di criptovalute e token.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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