Mercoledì, 02 Gennaio 2019 12:00

BITCOIN 2019 parte terza: le mancate promesse

Terza parte dell'approfondimento con cui facciamo il punto di situazione sul mercato della celebre moneta virtuale. E cerchiamo di capire le ragioni che animano talvolta il suo rialzo, talvolta il suo ribasso.

LEGGI LA SECONDA PARTE DELLA GUIDA

 

A ben ricordare, dieci anni fa il Bitcoin non era nato come gettone da acquistare a prezzo basso e rivendere a prezzo alto. Nossignore: era nato come primo mattone di un sistema di pagamenti tra pari, senza autorità entrale, libero dai 'giochini' delle banche centrali come BCE o FED tipo Quantitative Easing, Tapering ed inflazione manipolata.

Invece, dopo dieci anni ancora nulla, a parte appunto la possibilità di acquistarlo a prezzo basso e rivenderlo a prezzo maggiore. Nulla, cioè, a parte un mero strumento speculativo: ad oggi il Bitcoin ha mostrato tutti i suoi limiti alla promessa di rivoluzione, leggasi liberalizzazione, finanziaria. E non perché qualche autorità oscura ci stia ingannando, ma perché i limiti vengono dal suo stesso funzionamento: il processo macchinoso di validazione delle transazioni, operato attraverso il mining, rende decisamente lente le transazioni.

In un mondo in cui il denaro si muove in tempo pressoché reale, come nel caso delle carte di credito o, oggi, dei sistemi di pagamento istantaneo come Apple Pay o Paypal. Oltretutto, le commissioni pretese dai miners per la creazione dei blocchi costituenti la blockchain diventano ben poco trascurabili nei momenti in cui il mercato delle monete va fiacco, o se volete il costo fisso di mining si fa sentire quando la relativa moneta ha un valore scarso: il mining , infatti, richiede un enorme consumo di energia per far funzionare i propri elaboratori 24/7 - oggi si brucia energia per il mining pari a quella consumata da tutto il Belgio - ed in momenti come quelli odierni, in cui il Bitcoin e le altcoin hanno valore scarso, fare mining è pressoché in rimessa.

Possiamo dire, almeno fino ad oggi, che mentre si moltiplicano i tentativi di costruire sistemi più efficienti e meno energivori, anche per costituire un minore impatto ambientale, la promessa di una valuta sganciata dal mondo bancario e da qualsiasi economia, libera dalle influenze dei poteri oscuri (come li chiamano i complottisti) ha avuto successo solo in quei Paesi in via di sviluppo che, nel Bitcoin e affini, hanno trovato un sistema per aggirare le relative instabilità economiche e politiche. Un esempio per tutti è il Petro in Venezuela, nato evidentemente per aggirare le misure restrittive imposte dagli USA.

Il risultato di tale situazione è che il valore d'uso della moneta virtuale risulta a oggi relativamente limitato: meno si usa il Bitcoin, meno lo stesso ha valore. In futuro chissà, forse potrà essere diverso; forse potrà affermarsi come oro digitale, ma per il momento il mercato è permanentemente assottigliato e dominato dalla mera, squallida, spudorata speculazione. Con i risultati che il suo destino, o almeno quello del suo valore, è tutto nelle mani delle cosiddette 'balene'.

 

FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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