Martedì, 01 Gennaio 2019 12:00

BITCOIN 2019 parte seconda: le manipolazioni e le ombre

Seconda parte dell'approfondimento con cui facciamo il punto di situazione sul mercato della celebre moneta virtuale. E cerchiamo di capire le ragioni che animano talvolta il suo rialzo, talvolta il suo ribasso.

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Parliamo di transazioni quotidiane. Nei momenti migliori, il valore degli scambi giornalieri sulle criptomonete si avvicinava al buon valore di 100 miliardi di dollari USA, oggi invece si arriva a fatica i 20 miliardi di dollari. Diciamola tutta, nonostante l'ampliamento delle transazioni durante gli ultimi anni, il mercato di criptomonete (Bitcoin e altcoin) resta tutto sommato molto concentrato in poche mani: stando alle ultime stime, al momento più dell'80 percento degli asset in Bitcoin è posseduto da meno dell'1 percento degli investitori. E analoghi numeri immaginiamo siano per le altre criptomonete.

Cosa ci porta a dire questo? Evidentemente, che una situazione di tale tipo lascia ampio spazio a una pur minima elasticità del mercato contro i rischi di manipolazione da parte delle cosiddette 'balene': se i grandi investitori acquistano o vendono,  sono ragionevolmente in grado - da soli - di dettare la tendenza delle quotazioni, cioè pompare in alto o in basso il relativo mercato. In questo caso, chi ha talmente tanti bitcoin da poter influenzare il mercato poter star certi che li utilizzerà a tal fine.

Infatti, i sospetti che l'andamento della moneta virtuale fossero in qualche modo manipolati emerse già nel corso del 2017, quando la vistosa crescita di valore del Bitcoin sembrava essenzialmente frutto del 'pompaggio' operato da un team di investitori. I sospetti allora si concentrarono sul Tether, la criptovaluta legata alla parità con il dollaro: un gettone essenzialmente utile per acquistare moneta virtuale sugli exchange senza dover effettuare bonifici volta per volta. Guarda caso, le emissioni di tale gettone, che avrebbero dovuto essere garantite da una pari quantità di dollari, hanno coinciso con evidenti sbalzi delle quotazioni tanto da indurre a ipotizzare che i Tether fossero utilizzati per dettare il trend di mercato. Tanto più che anche gli exchange, le piattaforme di scambio per cripto, non sono regolamentate e non hanno alcun obbligo con l'effetto che nei momenti di maggior tensione spesso risultava difficile operare in acquisto o in vendita.

Insomma, la trasparenza è solo teorica, e si bilancia in modo difficilmente controllabile con l'anonimato di chi opera con le criptomonete. Vediamo perché.

Il Bitcoin, pensiamoci bene, è la prima applicazione di successo della blockchain, la cosiddetta tecnologia del distributed ledger: semplificando, al posto di avere un computer centrale che autorizza e convalida ogni transazione tra un acquirente ed un venditore (come succede per le carte di credito, ad esempio), con la blockchain le informazioni di transazione tra acquirente e venditore (quale conto ha dato quanto denaro in quale istante) sono condivise tra tutti i nodi della rete: di fatto, leggendo la blockchain, una sorta di gigantesco registro di transazioni, tutti sanno tutto.

In teoria, quindi, Bitcoin - quale applicazione della blockchain - è un mondo assolutamente trasparente. In realtà, proprio perché non si sa chi c'è dietro ad ogni 'conto' (wallet, più precisamente), il mondo delle criptomonete è diventato sinonimo di anonimato e di grande opacità, e patria virtuale per traffici illeciti (chi non ricorda il portale 'Silk Road', il mercato online dove poter acquistare di tutto, armi droghe e minorenni compresi. Patria per il riciclaggio di denaro sporco da parte di organizzazioni criminali e paese (virtuale) offshore per valori invisibili al fisco. Un mondo con poca o nulla regolamentazione (mancando una autorità centrale).

Addirittura, i vari Paesi che, attraverso i propri cittadini, usano le monete virtuali dibattono per decidere se il Bitcoin rappresenta una valuta, una commodity o un altro tipo di strumento finanziario. Mentre proprio l'assenza di regole continua a tenere lontane le grandi banche di Wall Street e gli investitori istituzionali. E la SEC, l'autorità finanziaria USA, continua continua a negare la possibilità di avviare ETF che replichino l'andamento di un tale asset non regolamentato.

 

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FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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