Lunedì, 31 Dicembre 2018 12:00

BITCOIN 2019 parte prima: il punto di situazione

Prima parte dell'approfondimento con cui facciamo il punto di situazione sul mercato della celebre moneta virtuale. E cerchiamo di capire le ragioni che animano talvolta il suo rialzo, talvolta il suo ribasso.

Abbiamo da poco chiuso un 'annus horribilis': chi ha investito in criptomoneta ad inizio anno ha visto il proprio investimento crollare a picco ogni giorno che passava, da 10 mila euro ad 8 mila euro e piano piano fino a toccare, poche settimane fa,  2.700 euro. Prima del 2018, cioè nel 2017, era invece successo esattamente il contrario: grande era l'euforia di chi aveva acquistato la moneta a circa 900 euro per poi vederla arrivare a fine anno a 14.500 euro, cioè 16 volte tanto.

Diciamolo chiaramente: non c'era alcuna ragione che giustificasse un rialzo così rapido che ha portato il Bitcoin nel 2017 a tale incredibile crescita, e parimenti non c'è alcun ragionevole motivo che giustifichi la caduta che abbiamo purtroppo visto fino ad ora.

O meglio, la spiegazione è molto semplice: pure, semplice, spietata speculazione. I più bassi sentimenti dell'investitore mordi-e-fuggi, dalla semplice paura di perdere il treno nella rincorsa a facili guadagni (FUMO, 'Fear Of Missing Out' come la chiamano gli americani), che ha fatto lievitare le quotazioni fino a livelli fuori controllo, alla disillusione altrettanto incontrollata ed eccessiva che ha successivamente autoalimentato il ribasso.

Ce lo dice in termini precisi Luca Fantacci, docente di storia economica e finanziaria alla Bocconi: "Il prezzo di Bitcoin è crollato quest'anno per lo stesso motivo per cui l'anno scorso si è impennato: la speculazione. La maggioranza dei detentori di criptovalute le hanno acquistate soltanto nella prospettiva di rivenderle a un prezzo più alto. Nel momento in cui l'ottimismo ha iniziato a vacillare e si è cominciato a temere una caduta dei prezzi, tutti costoro si sono precipitati a vendere e, così facendo, hanno fatto crollare i prezzi davvero". Il risultato per la capitalizzazione della criptomoneta è stato implacabile: la capitalizzazione complessiva del Bitcoin è passata dal picco di 830 miliardi di dollari USA di inizio anno a soli 130 miliardi di dollari USA attuali.

Ricordiamo comunque che il Bitcoin non è proprio espressione di un'economia sottostante: è senza alcun bene sotteso, diversamente al caso ad esempio di una moneta d'oro o un titolo fisico. Non garantisce alcun tasso d'interesse come una valuta - se la conserviamo nel wallet, lì non matura alcun interesse - e non ha dividendi come un'azione, o rendimenti come un'obbligazione. Ancora, il suo valore non ha limiti al rialzo (e neanche al ribasso, purtroppo), tant'è che, se nessuno lo scambiasse o smettessero di minarlo, il suo valore diventerebbe pari a zero e la sua blockchain si arresterebbe. L'unica sua regola è quella del mercato: il prezzo lo decide la domanda e l'offerta.

Prosegue Fantacci: "Il prezzo di Bitcoin è sostenuto dalla domanda di coloro che lo utilizzano per operazioni commerciali. Dal lato dell'offerta, il prezzo di Bitcoin è influenzato dai costi di produzione, principalmente legati all'ingente consumo di energia elettrica da parte dei minatori. Non è un caso che il prezzo di Bitcoin si sia assestato, come già avvenuto in passato, intorno al costo di produzione medio prevalente".

Volendo dare una cifra al suo valore teorico, scopriamo poi che può essere calcolato sula base del valore d'uso: Edoardo Fusco Femiano, market analist di eToro, sostiene che "C'è un valore legato all'utilizzo e alla domanda di servizio che riesce a soddisfare: se si prende come riferimento il mercato delle rimesse internazionali, parliamo di oltre 600 miliardi di dollari, in crescita del 5 percento l'anno: il valore dipenderà dalla quota parte di questo mercato".

Secondo Ferdinando Ametrano, direttore del Digital Gold Institute, il Bitcoin è l'equivalente digitale dell'oro, nel senso di un bene trasferibile ma non duplicabile: "Il Bitcoin ha grandi potenzialità, perché è un asset che non ha correlazione con le altre categorie di asset; i patrimoni gestiti globali ammontano a 100 trilioni di dollari: se solo il 2 percento di essi diversificasse in Bitcoin, il suo prezzo arriverebbe a 100 mila dollari". Ma scendiamo ancora una volta con i piedi per terra: è vero che potrebbe salire a 100 mila dollari, ma anche a zero.

 

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FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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