Giovedì, 12 Aprile 2018 12:00

BCE: quando esce Draghi?

Mentre in Italia regna l'incertezza sul futuro politico del Belpaese, non ci dimentichiamo che è prossimo il termine dell'incarico di Mario Draghi alla guida della BCE. Crolleranno le fragili coperture all'euro? Le deboli economie come l'Italia saranno nuovamente esposte ad una nuova crisi finanziaria?

Riprendiamo il discorso dell'azione mitigatrice di Mario Draghi alla guida della BCE, dopo questo articolo.

Il presidente Sergio Mattarella sta tentando di trovare una soluzione di compromesso per far arrivare l'Italia al vertice europeo di giugno con un governo nel pieno dei suoi poteri - impresa non semplice, come sappiamo. Nel frattempo, Francia e Germania a pensano come riformare le istituzioni comunitarie e dell'Eurozona per meglio fronteggiare rischi di destabilizzazioni dell'area economica: il presidente francese Emmanuel Macron, in particolare, a settembre scorso sveva annunciato una proposta di riforma della Unione Europea per l'istituzione di un ministro unico delle finanze e di un bilancio comune, attraverso una maggiore condivisione dei rischi nell'area. Ciò, diceva Macron, è indispensabile per evitare il processo opposto di disintegrazione.

La Germania di Angela Merkel non hanno pubblicamente avversato tale pensiero francese, ma nei fatti non lo sostengono affatto. Peraltro, la Merkel all'interno del suo stesso partito è apertamente sfidata dall'ala conservatrice della CDU - CSU, contraria senza dubbio a ulteriori concessioni ai partner europei su conti pubblici e salvataggi bancari. Diversi accademici e analisti vicini al centro-destra tedesco, oltretutto, sostengono che condividere rischi sovrani e bancari sarebbe per la Germania come abbracciare un'unione di debiti, e quindi avvicinarsi alla bancarotta di tutta l'area. In altre parole, secondo i tedeschi al sud Europa ci sono solo 'spendaccioni' che, laddove coperti da garanzie sovranazionali che in qualche modo ne mutualizzino i rischi, gestiranno pure peggio di oggi i conti pubblici, da cui le loro banche non presterebbero il denaro con oculatezza: tanto, pagherebbe pantalone.

In mezzo a questo clima di diversità ed incertezza si inquadra, a breve, un evento di cui tener certamente conto: Mario Draghi, attuale governatore della BCE e tale sin da inizio novembre del 2011 (erano i giorni pochi della crisi dello spread e della 'cacciata' del governo Silvio Berlusconi e l'arrivo di Mario Monti), cederà il suo mandato a fine ottobre 2019. Al suo posto, secondo quanto si dice oggi, dovrebbe arrivare il tedesco Jens Weidmann, attuale governatore della Bundesbank. Il quale, beninteso, è dichiaratamente contro la politica monetaria accomodante verso l'Italia.

Insomma, quando Draghi andrà via da Francoforte inizieranno i problemi per i Paesi economicamente deboli, come l’Italia. Perché Draghi, ricordiamolo, in questi 6 anni e mezzo di mandato ha di fatto salvaguardato la stabilità dell'euro nel suo insieme, e dell'economia italiana nello specifico: aste di liquidità illimitata e a costi bassissimi prima, e sottozero dopo, per le banche dell'Eurozona, con un buon quarto dei proventi andati proprio alle banche italiane. E poi, l'annuncio nel 2012 che avrebbe fatto di tutto per garantire l'euro - "whatever it takes", disse - con un apposito piano anti - spread, ed infine il 'quantitative easing' con cui dal 2015 acquista assets per svariate decine di miliardi al mese - piano che continua fino a settembre prossimo, ossia a fine mandato.

Ecco fatti i conti: senza Draghi salta la copertura all'euro e termina il quantitive easing. Allora, Weidmann vorrà attenersi all'unico obiettivo inderogabile: la difesa della stabilità dei prezzi. attraverso magari una stretta monetaria molto più rapida di quella che in Italia ci attenderemmo. Il problema, comunque, non sarebbe tanto il mutamento repentino della politica sui tassi, quanto il venir meno delle coperture politiche all'euro che finora Draghi ha garantito, e che hanno permesso ai governi stressati dalla crisi dei debiti sovrani di riprendere fiato.

Con Weidmann, si presume, la BCE non sarà allora più garante 'a prescindere' dell'unità dell'Eurozona. Anche perché, nella cultura tedesca, esiste lo spirito "rules - based": rispetto delle regole, chi sbaglia paga. Con la sola flessibilità dettata dal dover fare, per la prima volta, i conti al loro interno con il contrasto tra le velleità dell'opinione pubblica in Germania e l'interesse nazionale di salvaguardare l'unione monetaria. Anche al punto da concedere collaborazione agli alleati in ottica di 'risk sharing'. Insomma, vedremo tedeschi fautori dell'euro nell’accezione stile Macron, e dall'altra parte sostenitori dell'euro solo fino a quando non entra in conflitto con i principi dell'economia tedesca.

Ecco il messaggio per Luigi Di Maio e Matteo Salvini: non sperate che la Germania ci sostenga: è un Paese che nel 2017 ha chiuso il bilancio statale con un avanzo fiscale di oltre 60 miliardi di euro (circa il 2 percento del PIL, un record. Difficile che condividerà una politica di ricrescita tramite 'deficit spending'.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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