Sabato, 12 Gennaio 2019 17:10

BCE: come sarebbe stata la nostra economia senza il QE

La misura di Quantitative Easing, adottata per anni dalla BCE e tanto voluta dal governatore Mario Draghi, sta per scadere. Cerchiamo di renderci conto di quali effetti positivi ha avuto sull'economia italiana e quali aggravi di debito pubblico sarebbero stati, diversamente, necessari.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di Europa e BCE.

Parliamo di quanti miliardi di euro, altrimenti espressi come debito pubblico, abbiamo risparmiato dal 2008 grazie alla misura della BCE denominata Quantitative Easing. Ricordiamo che il citato 'alleggerimento quantitativo' è, semplificando molto, una serie di misure con cui la banca centrale agisce sull'immissione di moneta nel mercato e sull'acquisto di titoli di Stato per ridurre il valore reale del debito dei cittadini verso le banche, stimolando così una maggiore propensione alla spesa ed in finale la crescita economica di uno o più Paesi dell'Europa.

Stando alle simulazioni della banca centrale di Germania, la Bundesbank, lo scorso anno l'Eurozona ha risparmiato circa 231 miliardi di euro in interessi sui debiti sovrani, rispetto a quanto gli stessi Paesi avrebbero dovuto pagare se i tassi di interesse fossero rimasti pari a quelli del 2007 - anno di riferimento, quale ultimo anni di crisi prima del QE. Nel 2007, infatti, la politica monetaria della BCE era meno aggressiva verso i debiti sovrani, forse perché non sentiva ancora la necessità di sostenere la stabilità dei prezzi con una misura eccezionale e dedicata come il QE, avviato dal 2008 e poi incrementato dal 2014.

Ancora, la banca tedesca sostiene che, tra i vari Paesi dell'Europa, la Germania ne ha beneficiato largamente: l'economia tedesca pare abbia risparmiato dal calo dei tassi di interesse nel 2018 per il 2018 circa 55 miliardi di euro. Analogo risparmio si può calcolare per la Francia (circa 54 miliardi di euro), e in minor misura per l'Italia ('solo' 45 miliardi di euro).

Spieghiamo meglio come stanno le cose. Nel 2007, ultimo anno di crisi pre QE, il Ministero del Tesoro a Roma dedicava circa 77 miliardi di euro al bilancio di spesa per gli interessi. Con il debito pubblico che allora si attestava alla fine anno sopra i 1.600 miliardi, quanto detto equivale a dire che la rendita di tale debito era del 4,8 percento. Mantenendo tale interesse dal 2008 fino a tutto il 2018, equivarrebbe ad avere debiti per interessi di circa 1.070 miliardi di euro. Invece, con il QE, con il crollo dell'inflazione conseguente allo scoppio della crisi finanziaria ed economica dal 2008 in poi, l'Italia ha pagato poco meno di 800 miliardi di interessi, ossia ha beneficiato di un risparmio di 276 miliardi in dieci anni circa. Dato confermato di massima con i 263 miliardi stimati dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt.

Guardiamola in termini di PIL: l'Italia ha evitato un incremento cumulato del debito pubblico di quasi il 16 percento, che sommato a quello che oggi abbiamo ci porterebbe al 150 percento (debito pubblico pari a una volta e mezza il PIL), che in termini assoluti vuol dire 2.600 miliardi di euro di debito. Immaginate che fiducia ci avrebbero dato i mercati.

Tornando alla Germania, nel 2007 pagava 67 miliardi di interessi, su un debito complessivo di 1.552 miliardi a fine anno. Ossia, un interesse medio del 4,3 percento. Nel 2018, la Germania ha invece speso circa 30 miliardi su un debito pari a 2.100 miliardi di euro, quindi un interesse sceso a 1,5 percento. In termini assoluti, la Germania ha risparmiato 368 miliardi tra il 2008 e il 2018. Parimenti, la Francia nel 2007 pagava 51 miliardi per un debito pubblico di 1.253 miliardi di euro (rendimento circa al 4 percento): continuando col ragionamento di sopra, senza QE avrebbe pagato ulteriori 350 miliardi di euro. In finale, senza il crollo dei tassi provocato dal QE, la Germania oggi avrebbe un rapporto debito / PIL di oltre 10 punti più alto (cioè oltre il 70 percento), mentre la Francia di oltre 15 punti più alto (cioè oltre il 110 percento). Globalmente, l'Eurozona avrebbe speso ulteriori 1.420 miliardi, con un rapporto medio debito / PIL oltre il 100 percento, mentre con il QE e conseguente contenimento dei tassi di interesse la percentuale in questione è contenuta sotto il 90 percento.

Facciamo un altro conto: mettiamo in relazione il trend reale degli interessi, quello insomma che ha subito il nostro debito pubblico insieme all'azione della BCE, con quello che avremmo invece avuto senza l'intervento della BCE. Otteniamo quanto segue: i risparmi nel 2008 sarebbero stati sostanzialmente nulli, ma poi, dal 2009 in avanti, man mano che nuovo debito veniva emesso a costi sempre più bassi, il risparmio dato dalla minore spesa per interessi si sarebbe cominciata a far sentire, raggiungendo il punto più importante proprio nel 2018, con una differenza QE / non QE stimabile in quasi 45 miliardi di euro (2,5 percento) del PIL.

Possiamo ripetere i conti quanto vogliamo, ogni volta con metodo e presupposti diversi: porteranno ogni volta a risultati lievemente diversi ma nella sostanza analoghi. Alla fine, il messaggio è questo: Senza il QE e i tassi a zero, avremmo riportato un deficit di oltre il 4 percento del PIL nel 2018, a parità di avanzo primario. Ammesso che avessimo avuto ancora accesso ai mercati finanziari e qualcuno non ci avesse già gettato nel baratro della bancarotta. Dobbiamo ringraziare 'superMario' e la BCE? Forse, o forse semplicemente dobbiamo riconoscere che l'istituzione economica che esiste per regolare l'euro ha ben pensato a salvare i Paesi che danno un senso alla sua esistenza. Un po' come un allevatore tiene in vita la mucca a cui munge tutte le mattine il latte.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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