banche e blockchain: il punto di situazione in Italia e nel mondo

open banking

Acta Fintech, un portale di comunicazione su blockchain e criptomonete e fintech, pubblica una relazione molto interessante. Che fa il punto di situazione su istituti bancari e tecnologie delle criptovalute. In Italia e nel mondo.

Abbiamo parlato di fintech e blockchain in questo articolo.

Banche e tecnologie della blockchain. Un legame sempre più forte ed evidente. Potenzialmente, il canale più promettente per lo sviluppo e la diffusione delle criptovalute.

Ne parla la relazione “Blockchain banking in Italia e nel mondo”. Pubblicata sul portale di comunicazione Acta Fintech. In cui compaiono nomi importanti del mondo bancario italiano. Unicredit. Intesa Sanpaolo. Banca Mediolanum. Queste ed altre sono le banche che appaiono nel report, accanto ad iniziative su blockchain e criptovalute.

Il testo è consultabile a questo link.

Si parte dalla recente normativa inerente i servizi bancari e finanziari, la “Payment Services Directive 2” o PSD2. Una direttiva europea sui in vigore dal 13 gennaio 2018 e operativa dal 14 settembre 2019.

La quale introduce un termine nuovo: “open banking“. Concettualmente, si tratta di banche orientate ai servizi verso i clienti attraverso open API. Application Program Interface. Ossia, risorse software con cui le banche diffondono liberamente su internet dati relativi ai servizi da loro erogati. Come, ad esempio, le quotazioni di prodotti finanziari da loro forniti o gestiti.

Senza troppo entrare nel tecnico, le banche proiettate verso l’open banking sono un passo oltre il già noto online banking.

Ne sono, per così dire, la naturale evoluzione.

Ebbene, come si lega l’innovazione di queste banche con la blockchain?

I due mondi, quello fintech e quello delle tecnologie delle criptovalute, si legano con l’implementazione della blockchain nel settore bancario e finanziario. Nell’ottica che automazione e innovazione digitale sono ormai un percorso obbligato ed inarrestabile nel mondo bancario.

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Un percorso che, però, ha anche conseguenze negative. Come la perdita di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Ai numeri, la relazione indica che, dal 2014, almeno 425.000 posti di lavoro sono stati definitivamente cancellati:

Uno dei principali motivi è legato al fatto che le banche tradizionali sono sempre più minacciate dalla digitalizzazione e dall’automazione del lavoro. Oltre che dal proliferare di startup operanti nel Fintech e nel digital banking. Il mondo mobile e i servizi finanziari di nuova generazione stanno scalzando il ruolo di sportelli, uffici, personale.

Essenzialmente, gli istituti finanziari e bancari implementano soluzioni basate su blockchain alla ricerca dei seguenti vantaggi.

Sicurezza e trasparenza, innanzitutto.

Ma anche programmabilità, privacy e prestazioni. Aspetti sottolineati nell’innovazione delle piattaforme su scala globale utilizzate da Deutsche Bank. Da HSBC. E da JPMorgan.

Ricordiamo che il Bitcoin è la più importante – ma non l’unica – applicazione della blochchain. Ecco allora che alcune banche “tradizionali” stanno iniziando ad offrire servizi di compravendita di Bitcoin e, man mano, di criptomonete in genere. Ad esempio, a marzo scorso l’istituto di credito italiano Banca Sella ha lanciato un servizio per il trading di Bitcoin.

D’altronde, lo dice anche un recente sondaggio condotto dallo stesso istituto di credito su un campione rappresentativo della propria base utenti. Secondo il quale il 13,5% dei clienti utilizzare la piattaforma di online banking anche per acquistare e scambiare criptovalute.

FONTE: https://actafintech.com/

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