banche crypto vs banche convenzionali: un finale scontato

Banche crypto spuntano come funghi. Promettono (e realizzano) ingenti profitti. Erodono ogni margine per le banche convenzionali. Destinate, ahimè, ad evolversi o soccombere al cambiamento.

Abbiamo parlato di evoluzione dei circuiti bancari in questo articolo.

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Banche crypto contro banche convenzionali. Una sfida impari, una disfatta (per le banche convenzionali) annunciata. Entro due, tre anni al massimo. Non è la sceneggiatura di un film, ma la storia preannunciata di un processo reale ed inevitabile.

Il punto è che le banche crypto, in poco tempo, renderanno obsolete le banche convenzionali. Quelle idonee alla custodia e gestione di soli asset fiat. Perché le attuali generazioni stanno sempre più affidandosi a banche che offrono accesso ad asset crypto, accanto a quelli fiat. Una scelta che, per le nuove generazioni, sarà naturale come saper usare il proprio smartphone.

Una buona fetta della clientela di oggi, e tutta la clientela di domani, vuole accedere a prodotti creditizi, conti di risparmio e investimenti che accolgano sia asset fiat che crypto. E già oggi esistono le prime banche capaci di soddisfare tale clientela.

Kraken, ad esempio.

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Un exchange di criptovalute, con sede a San Francisco, USA. Ma anche la prima azienda crypto statunitense a diventare banca. Kraken Financial. Una banca ufficialmente registrata, che può offrire nuovi servizi e opzioni di finanziamento ai clienti esistenti.

E che può operare in diverse giurisdizioni, senza essere limitata dai vari piani di conformità adottati da ogni Nazione. Collaborando con Silvergate Bank, offre opzioni di finanziamento SWIFT e FedWire agli utenti USA.

Questa è, quindi, il trend del futuro. Sempre più partnership di questo tipo diventeranno strategiche per l’evoluzione bancaria. E quegli istituti di credito che non evolveranno subito, che arriveranno in ritardo, perderanno clamorose fette di mercato.

Proprio Silvergate Bank è un istituto che si colloca un passo avanti al resto. Oggi conta come clienti ben 880 società di asset digitali. Le quali hanno già depositato oltre 1,5 miliardi di dollari presso tale banca. Una cifra ragguardevole. Ma, al momento, ancora esigua rispetto alle capitalizzazioni di mercato di gran parte delle banche principali. Persino rispetto alla capitalizzazione di mercato delle criptovalute più importanti.

Poi, ci sono Coinbase e Gemini. Già clienti di JPMorgan. Il cui CEO, Jamie Dimon, appena qualche anno fa criticava aspramente gli investimenti in Bitcoin e criptovalute in genere.

Vediamo allora: di cosa ha bisogno il cliente moderno?

Ossia, cosa deve offrire una banca evoluta, per non restare indietro?

Innanzitutto, strumenti evoluti di analisi blockchain. Infatti, le criptomonete sono basate su blockchain. Una piattaforma trasparente a tutti, per verificare flussi, giacenze ed ogni tipo di indagine. Molto più trasparente dei circuiti di denaro fiat. Pertanto, le banche evolute dovranno disporre di strumenti specifici per analizzare i dati della blockchain. Monitorare le criptovalute. Valutare rischi. Strumenti, è chiaro, ben più avanzati di quelli attualmente disponibili al grande pubblico.

blockchain

Questi strumenti, beninteso, esistono già. Consentono ai professionisti, gli investigatori, di seguire tracce virtuali tra indirizzi. Wallet. Transazioni. Blockchain. Entità digitali. Con tecniche innovative, come clustering ed euristiche. Con algoritmi di ricerca proprietari, studiati soprattutto per individuare le fonti di finanziamenti occultati. Per portare alla luce gli illeciti. E per smascherare i criminali.

Basti infatti ricordare che le valute fiat sono tuttora il mezzo preferito per i professionisti del riciclaggio di denaro. Mentre le criptovalute consentono sempre meno tali attività illecite.

Un “derivato” della blockchain è la DeFi. La finanza decentralizzata. Oggi, ancora un fenomeno di nicchia, in particolare per lo yield farming di Uniswap e progetti analoghi. Di nicchia, attenzione, per modo di dire: guardate il capitale accumulato in progetti DeFi sul portale DeFi Pulse, a questo link, e vi stupirete.

Il DeFi è un fenomeno che possiede un potenziale virtualmente illimitato.

Offre la possibilità di ricevere consigli di trading tecnici e fondamentali da professionisti. Pagando una commissione solo nel caso in cui se ne ricavi un profitto.

Si può versare un capitale in portafogli d’investimento digitali. Senza dover pagare i costi legati ai fondi comuni, che sappiamo erodono importanti fette dal proprio piano pensionistico. Addirittura, gli investitori possono detenere prodotti derivati delle criptovalute, senza dover passare da una blockchain all’altra.

DeFi

Tutte innovazioni e progetti DeFi che spuntano come funghi. E che ci permettono di fare cose che ieri neanche immaginavamo.

Unico problema: l’utente. Passeranno anni, forse decenni, prima che il cliente bancario medio sappia interagire in modo naturale con gli innovativi protocolli della finanza decentralizzata. Sappia trovare l’indirizzo di uno smart contract, di un token ERC-20, ed operare in un liquidity pool in totale sicurezza. Oggi, appunto, tutto ciò è ancora appannaggio di appassionati e professionisti delle valute virtuali.

In questo, una mano verrà inevitabilmente dagli attuali consulenti finanziari. I quali dovranno guidarci in questo processo, inevitabile, di aggiornamento tecnologico e culturale.

In parallelo, diversi Paesi in tutto il mondo stanno lavorando alla propria criptovaluta garantita dal governo. CBDC, Central Bank Digital Currency. Un asset cui il consumatore medio vorrà accedere attraverso la propria banca di fiducia.

E le banche che non abbracceranno il cambiamento?

Perderà clienti. Inevitabilmente. Non è un “se”, ma un “quando”. Nei prossimi 18 mesi, facciamo questa previsione, le banche “fiat only” saranno fagocitate da Kraken e dalle altre banche che, nel frattempo, si preparano ad unirsi alla festa. Il mitologico mostro kraken, appunto. Un nome che l’exchange non ha scelto non a caso.

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FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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