Martedì, 08 Gennaio 2019 10:30

banca CARIGE: aiuti di Stato, ancora una volta

Cassa di Risparmio di Genova: mentre si parla d'altro, spunta il decreto salva banca che ovviamente prevede il paracadute di Stato alla malagestione dei dirigenti della banca. Cambia governo, ma il conto delle banche arriva sempre al cittadino.

Ne abbiamo parlato poco più di un anno fa: torniamo a parlare, dopo questo articolo, di banche e politica.

Lo riferisce direttamente il comunicato stampa di Palazzo Chigi a questo link: i clienti possessori di conti correnti e conti deposito presso Banca CARIGE possono dormire sonni tranquilli, questo è certo, grazie al governo attuale.

Possiamo fermarci qui, e dare la notizia da una prospettiva apparentemente positiva. Sembra una buona notizia, insomma. Oppure presentare anche l'altra faccia della medaglia, e presentarla dalla prospettiva dei soliti, odiosi aiuti di Stato (cioè, sulle tasche dei contribuenti) ad una banca che, per colpa e dolo, non sa gestire e proteggere i propri clienti e quindi chiama in soccorso il paracadute statale. Allora, presentiamo entrambe le prospettive. Poi sta a ciascun lettore fare le proprie valutazioni.

Il decreto di emergenza in questione, senza girarci tanto intorno, va letto come un piano di aiuti di Stato articolato su più livelli, a seconda di quanto disastrosi si riveleranno nelle prossime settimane gli esiti degli accertamenti dei commissari (i tre commissari nominati da BCE per elaborare il piano di azione per salvare il gruppo).

Cominciamo dal 'piano A': la ricapitalizzazione in opzione ai soci, peraltro una prospettiva bocciata nell'assemblea dello scorso 22 dicembre da Malacalza Investimenti. Ma che potrebbe riproporsi nelle prossime settimane, eventualmente con il supporto dello schema volontario del Fondo Interbancario di Garanzia.

Poi c'è il 'piano B': ipotizzando il mancato ritorno sul mercato dei capitali, l'istituto bancario può comunque contare sulla fornitura di liquidità a lungo termine attraverso la garanzia di Stato sulle obbligazioni - ecco la decisione di ieri lunedì per decreto - che CARIGE emetterà prossimamente. Questa mossa consente alla banca, senza ulteriori richieste di capitale da parte della BCE, di avere maggiori certezze sul finanziamento per tutto l'anno in corso, in attesa dell'aggregazione con un altro istituto.

Ed infine c'è il 'piano C', e qui arriva il maggior impegno per il governo (e per i cittadini, chiaramente). Se CARIGE dovesse avere ammanchi di capitale in sede di esame SREP (il processo di revisione e valutazione prudenziale, in inglese 'Supervisory Review and Evaluation Process') da parte della BCE, ecco che potrebbe succedere. Si procede con la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato - non ci è dato sapere se tale misura è già autorizzata da Bruxelles. Pur se, bisogna dirlo, è una ipotesi che il comunicato in questione giudica estrema e futuribile, e che avrebbe come diretta conseguenza il 'burden sharing' (condivisione del fardello) ed il sostanziale azzeramento degli azionisti e degli obbligazionisti, salvo rimborsi ex post. Beninteso, il piano C servirà solo in parte a tranquillizzare la clientela: ricordiamo i 3 miliardi circa di bond CARIGE (vedasi la relazione sui conti dei nove mesi del 2018) sono per lo più nei portafogli della clientela retail.

Traendo le conclusioni, possiamo dire che, al termine della complessa giornata di ieri, i clienti di CARIGE (per conti correnti come per conti deposito) sono totalmente garantiti: nella peggiore delle ipotesi, l'epilogo della crisi dell'istituto genovese sarebbe il salvataggio di Stato stile Monte dei Paschi di Siena, comunque senza danni né per i correntisti né per il resto del sistema bancario.

Restano evidentemente alte le incognite sul futuro della banca: guardando indietro, il più recente caso di bond garantiti dallo Stato noto alle cronache è stato quello delle banche venete -  Popolare Vicenza e Veneto Banca - come ricorderete affette da crisi di liquidità per la fuga dei clienti. A differenza di CARIGE, queste banche avevano coefficienti patrimoniali inferiori ai minimi chiesti dalla BCE. Diversamente, la banca ligure, col sostegno del sistema bancario, è al momento ancora sopra ai minimi di Total Capital Ratio e di CET1.

Resta poi da capire cosa decideranno i tre commissari - Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener - a partire dalle prime linee guida del piano di rilancio, cominciando dalla ulteriore cessione di crediti deteriorati da finalizzare in tempi strettissimi. Beninteso, pur conoscendo lo stato di crisi dell'istituto, e ben sapendo che il finanziamento dello Stato sarebbe interpretato come il segnale definitivo che la banca non ha più accesso al mercato , i tre commissari cercheranno con ogni modo di attuare il piano A.

Lasciando da parte il lato tecnico - finanziario della vicenda, guardiamo al lato politico: il governo gialloverde di Lega e soprattutto Movimento 5 Stelle negli scorsi anni, dai banchi dell'opposizione, tuonava contro gli aiuti di Stato per salvare le banche (quelle presupposte filo democratiche come MPS). Ora, invece, come per contrappasso vara il decreto salva CARIGE - non possiamo che chiamarlo così - rientrando in pieno nel solco delle scelte anche politiche della precedente gestione Renzi - Gentiloni., apparentemente per tutelare il risparmio. Ovvio quindi che tale comportamento diventi in questi giorni motivo di scontro tra maggioranza e opposizione, anche in vista delle elezioni europee. Ma domandiamoci: non era meglio se il 22 dicembre la famiglia Malacalza avesse approvato l'aumento di capitale, evitando di far esplodere a inizio gennaio il bubbone? E soprattutto, lo farà finalmente, ora che CARIGE è diventato un caso di Stato?

 

FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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