Mercoledì, 10 Gennaio 2018 12:00

balle spaziali: tutte le promesse elettorali

Se si avverasse anche solo la metà delle varie promesse elettorali dei leader dei partiti maggiori, avremmo risolto tutti i nostri problemi, camperemmo felice faticando poco e con abbondante benessere. Il punto è che lo sappiamo già: sono balle: gigantesce, inverosimili, patetiche balle.

Promettono di tutto: abolizione canone RAI, salario minimo, reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni minime, abolizione legge Fornero, abolizione Jobs Act, abolizione bollo auto, abolizione tasse universitarie.  Ci manca solo l'appello in stile Antonio Albanese all'intratenimento sessuale, e poi davvero hanno promesso tutto l'impossibile in questo scampolo di campagna elettorale che ci vedrà il 4 marzo al voto politico. Ed il bello è che forse non abbiamo ancora visto nulla. Soprattutto, non abbiamo capito come farebbero a mantenere tali promesse in termini di coperture.

Facciamo il punto della situazione: le promesse ad oggi: un memorandum che tornerà utile a urne chiuse, quando il partito o le coalizioni dovranno fare i conti con la vuota realtà delle loro assurde promesse.

Addio al Jobs Act, secondo Forza Italia. Questa è una proposta abbastanza clamorosa, visto che l'abolizione dell’articolo 18 è stata sempre uno dei punti duri dell'agenda del centrodestra. Infatti, dopo averlo gridato in diretta radiofonica, ("lo abolisco perché è stata solo un'iniezione per i contratti provvisori. Su dieci contratti otto sono stati temporanei"), Silvio Berlusconi ha fatto subito marcia indietro: in una nota del partito, "Il presidente si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito, perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. Quando saremo al governo non torneremo naturalmente al regime precedente, ma introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile". Come modificheranno la norma, però, non lo dicono.

Mentre per il Movimento 5 Stelle il Jobs Act va corretto - non abolito -  ma l’articolo 18 va reintrodotto per le aziende con più di 15 dipendenti.

Sempre il centrodestra parla di Flat Tax: un prelievo fisso con aliquota unica sotto al 20 percento per tutti i redditi, a sostituire diverse tasse e soprattutto l'attuale IRPEF ad aliquote progressive (i cosiddetti 'scaglioni', che variano dal 23 al 43 percento). Semplificare e snellire il sistema fiscale, e soprattutto tagliare le tasse combattendo l'evasione fiscale. Sì, certo, e le coperture per il minore gettito fiscale?

Lega e Movimento 5 Stelle vogliono l'abolizione della legge Fornero, la terribile - chi dice, necessaria - legge di riforma pensionistica varata da Elsa Fornero. Forza Italia, tutto sommato, dice qualcosa di simile: ma con le posizioni più sfumate. Salvini dice di voler "stracciare la legge Fornero, e farla piangere ancora", mentre Berlusconi smentisce affermando di voler solo "eliminare gli aspetti ingiusti" della legge, tipo l'innalzamento della età minima necessaria per andare in pensione.

Prende la palla al balzo Luigi Di Maio: "Siamo rimasti gli unici a volere l’abrogazione della legge Fornero: l’accordo nel centrodestra si doveva basare su quello ma ieri Berlusconi ha detto che non si abolisce più. Noi abbiamo un progetto che si chiama quota 41, che dice che dopo 41 anni di lavoro devi andare in pensione, non esiste più la somma di tempo di lavoro ed età. La legge Fornero va abolita non solo per chi deve andare in pensione ma per i giovani che devono trovare lavoro". Ovviamente, il problema è trovare le coperture per cancellare o ammorbidire la norma. Teniamo infatti conto che la legge Fornero è una norma da 140 miliardi di euro.

Più pensione per tutti, grida l'(ex) Cavaliere. Silvio Berlusconi vuole "Aumentare i minimi pensionistici ad almeno mille euro al mese per 13 mensilità, Nessuno escluso, comprese quelle persone che hanno lavorato la sera, di domenica, durante le ferie estive, senza essere mai pagate". Cioè le casalinghe, "che devono avere la possibilità di trascorrere una vecchiaia serena e dignitosa". Anche una batteria di pentole per i primi cento pensionati che godranno della norma, scherzano gli slogan satirici sui social.

I grillini hanno il cavallo di battaglia, da sempre, nel reddito di cittadinanza. O reddito minimo garantico, più esattamente. Sarebbero circa 780 euro al mese per chi è disoccupato o inoccupato, ed una integrazione fino a tale valore per chi ha già un lavoro, ma pagato meno di detto importo. Su questo punto, verrebbe da domandarsi se vale la pena andare a lavorare per pochi soldi. Come dire, disincentiva chi è senza lavoro a cercarne uno: ma lasciamo aperto questo quesito. Il fatto è che per l'ISTAT servono 15 miliardi di euro, che M5S dice di aver già trovato.

C'è anche il reddito di dignità, promesso da Berlusconi per chi guadagna meno di mille euro: "Una misura drastica in aiuto di tutti gli italiani che rientrino nelle soglie di povertà ISTAT, che non solo non pagheranno alcuna tassa, ma sarà lo Stato a versare un’integrazione fino a livello dignità previsto dall’ISTAT in funzione di parametri del numero di familiari e di luoghi di residenza". Ad esempio, ha spiegato Berlusconi, circa 1250 euro al mese per famiglie con due figli.

Lo stesso SIlvio promette l'abolizione del bollo auto: solo sulle prime auto, beninteso. Una misura che la UIL stima in circa 6 miliardi di euro.

Il PD di Matteo Renzi promette salario minimo: per "migliorare la qualità del lavoro, oltre che la quantità". Parlando dell'85 percento dei lavoratori, con retribuzioni minime stabilite con i contratti collettivi, si vuole garantire al restante 15 percento una retribuzione adeguata. Tipo tra i 9 ed i 10 euro l'ora. Molti osservatori criticano tali numeri, troppo generosi rispetto alle medie estere, da cui deriverebbe un rischio altissimo - sostiene l'analista Mario Seminerio - che molte aziende finirebbero fuori mercato: licenziamenti ed esternalizzazioni verso il sommerso.

Matteo Renzi vuole abolire il canone RAI, con diverse proposte: abolizione totale, oppure abbassamento della imposta per alcune fasce sociali - come ha stemperato il premier Paolo Gentiloni - oppure ancora la sua fiscalizzazione - come propone Matteo Orfini. In fondo, dice Renzi, il canone lo hanno ridotto loro, ma può scendere ancora: "A me serve la questione del canone per stanare Berlusconi e Grillo su un altro tema, quello dell'evasione fiscale. Noi diciamo che se pagano tutti si paga meno, e il canone è un simbolo da questo punto di vista. Capisco che Grillo e Berlusconi abbiano una relazione complicata con l'evasione fiscale". La realtà, però, è che abolire il canone RAI vuol dire per le casse dello Stato avere 1,7 miliardi di euro in meno con cui pagare i favolosi compensi dei tanti dirigenti dell'azienda.

Via la norma di Beatrice Lorenzin sui vaccini, urla la Lega. Se andrà al governo, sarà cancellata la norme Lorenzin sull’obbligo vaccinale, dice Matteo Salvini: "Vaccini sì, obbligo no". Del tutto simile alla promessa del Movimento 5 Stelle che hanno insistentemente contestato l'obbligatorietà della misura sanitaria.

Infine, l'università pubblica gratuita secondo Grasso. E' lo 'student act' di Pietro Grasso: abolizione totale delle tasse universitarie. Invece, è un autogol di Liberi e Uguali, secondo il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, il quale osserva che in Italia circa un terzo degli studenti gode già della 'no tax area', ossia della esenzione totale delle tasse per chi è in possesso di specifici requisiti di reddito e di merito. Insomma, della cancellazione dell'imposta govrebbero evidentemente le fasce più abbienti della popolazione: una promessa non proprio di sinistra, vi pare?.

 

FONTE: http://www.today.it

 

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