Giovedì, 30 Agosto 2018 12:00

badante convivente: spetta l'indennità sostitutiva?

Parliamo di diritti delle badanti. Per quelle, la maggior parte, che convivono con la persona badata, esiste la possibilità di corrispondere loro una indennità che sostituisca il dovuto vitto ed alloggio in caso di impossibilità temporanea?

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di badanti.

Come in molti sappiamo, per contratto la maggior parte delle badanti, assunte per badare ad un parente anziano in difficoltà o semplicemente non autonomo, hanno diritto a vitto ed alloggio da parte del proprio datore di lavoro. In particolare, vitto ed alloggio devono essere in linea con i seguenti principi minimi:

- il vitto deve essere tale da assicurare una nutrizione sana e sufficiente della badante. Tradotto, deve mangiare bene, con prodotti freschi e dal menu variegato.

- analogamente, l'alloggio deve essere idoneo a garantire integrità fisica e morale della badante e a salvaguardarne la dignità e la riservatezza. Tradotto, deve avere una stanza accogliente e tutta sua e conseguentemente deve esserle salvaguardata la privacy.

Purtroppo capitano situazioni e momenti in cui quanto appena detto non può essere erogato dal datore di lavoro. Si pensi ad esempio a dei lavori in casa, o semplicemente la temporanea indisponibilità di idoneo spazio in cucina ed in camera. In tal caso, quando cioè per diversi motivi vitto e alloggio, previsti dal contratto della badante convivente, non possono essere erogati in natura, può essere corrisposta una indennità sostitutiva?

La domanda trova facilissima risposta. Certo che sì, tant'è che i valori convenzionali di vitto e alloggio vengono fissati nella tabella F del contratto collettivo, e sono regolarmente rivalutati ogni anno. Pertanto, possiamo assumere che l'indennità sostitutiva, erogata alla badante per il periodo di mancanza di vitto ed alloggio, non può essere per legge inferiore a tali valori minimi stabiliti dalla citata tabella F.

Tutto a posto, penserete voi. Direi proprio di no: ancorché sia tutto logico, i valori previsti dalla norma di cui sopra sono assolutamente inaccettabili per la controparte (la badante). Provate infatti a far mangiare e dormire in un qualunque posto d'Italia una persona con i seguenti importi 2018:

- 1,93 euro per il pranzo

- 1,93 euro per la cena;

- 1,67 euro per l’alloggio

oppure, in totale, 5,53 euro al giorno.

Facciamo altre precisazioni. La quota di vitto ed alloggio incide non solo nel giorno non fruito - ad esempio, il giorno di ferie - ma anche nelle seguenti voci di compenso:

- la tredicesima: 13esima: nel suo conteggio, va inserita anche la quota di vitto e alloggio mensile, come quota giornaliera per 26 giorni lavorativi medi

- il trattamento di fine rapporto (TFR): nella retribuzione utile a TFR, va considerata anche la quota mensile di vitto e alloggio

- gli straordinari: nel suo calcolo va considerata a riferimento la paga di fatto, ossia la paga totale più la quota di vitto e alloggio

- i contributi: nel suo calcolo si includono tredicesima e quota di vitto e alloggio.

La badante potrebbe storcere il naso ad accettare un indennizzo del tipo degli importi suddetti. Il problema per lei, però, è che il contratto nazionale non impone al datore di lavoro domestico di rimborsare le spese effettive sostenute dalla badante, ma prevede solo tali importi minimi. Lasciando evidentemente alla concertazione tra badante e datore di lavoro ogni spazio di negoziazione ed accordo, ad esempio nei periodi di ferie o di malattia.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 36 volte