Venerdì, 17 Agosto 2018 12:00

autostrade e ponte Morandi: cosa dice il contratto

In questi giorni l'Italia guarda con orrore al disastro di Genova. Come sempre, siamo tutti ingegneri ed avvocati, 'di pancia' diamo sentenze e giudizi di colpevolezza alla politica o alla società Autostrade. Mentre sarebbe bene capire cosa è successo (indagini in corso) e cosa prevede il contratto di concessione del tratto autostradale. Già, cosa prevede il contratto?

Riprendiamo a parlare di politica (e non solo), dopo questo articolo.

Alla ricerca di uno o più responsabili cui addossare le colpe di quanto successo il 14 agosto scorso a Genova, il governo in carica ha lanciato una serie di messaggi certamente forti sia contro i pregressi governi, colpevoli a loro dire quantomeno di non aver vigilato sulla sicurezza delle strade, ma soprattutto contro la società che gestisce questo ed altri tratti di autostrade, la società Autostrade per l'Italia, controllata al 100 percento dalla società internazionale Atlantia, il cui principale azionista è la famiglia Benetton (Giuliana, Gilberto, Carlo e Luciano).

Danilo Toninelli, il ministro pertinente, insieme a Luigi Di Maio, vicepremier, avevano subito minacciato di ritirare la concessione alla famiglia Benetton, rea - da quanto affermavano - di palesi mancanze sulla sicurezza e manutenzione della rete autostradale a loro concessa. Poi, in tempi più recenti, l'altro vicepremier frena: "Di sicuro va rivisto tutto il sistema, ma non è questo il momento di parlare". Come dire, riflettiamo bene prima di revocare degli accordi con Autostrade, così come minacciato nei primissimi giorni post disastro dal collega Di Maio.

Il punto principale su cui riflettere, indubbiamente, è cosa prevede il contratto firmato nel 2007 tra ANAS (per lo Stato) e Autostrade per l'Italia (per la parte concessionaria). Le domande che restano aperte, ed i cui riscontri potrebbero avere l'effetto 'a manico d'ombrello' per il governo, sono le seguenti: cosa dice il contratto,se il governo può davvero revocarlo, e con quali eventuali penali. Potete controllare tutti, il documento è disponibile online al sito del Ministero Infrastrutture e Trasporti. Ma per chi vuole subito le risposte, ecco qui di seguito gli elementi da sapere.

Partiamo dall'oggetto della concessione. Si tratta di circa la metà dei seimila chilometri di autostrade nel Paese, oggetto della concessione (privatizzazione) di 11 anni fa da ANAS ad Autostrade per l'Italia. Tra questi tremila chilometri, c'è il tratto della A10 Genova - Savona incluso il famigerato ponte Morandi. La concessione aveva originariamente scadenza nel 2038, poi prorogata al 2042 con il via libera della Commissione Europea.

E cosa prevede tale concessione? Tra i vari obblighi del concessionario, è prevista la manutenzione ordinaria, quella che - purtroppo per gli utenti - rallenta periodicamente il traffico. Oltre alla gestione tecnica delle infrastrutture concesse ed il mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse. Infine, su approvazione all'ANAS, prevede anche la redazione di progetti di manutenzione straordinaria.

La concessione può essere revocata? Lo prevede esplicitamente il contratto: la concessione può essere interrotta nel caso in cui perduri la grave inadempienza da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti. Aspetto questo che deve essere ovviamente dimostrato - ed è su questo che il governo deve valutare attentamente le proprie mosse. Altrimenti, qualora non fosse dimostrata l'inadempienza del concessionario nei termini previsti, ANAS dovrebbe pagare al concessionario "un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo". A tale importo, per completezza, va decurtato il 10 percento a titolo di penale: "viene decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10 percento dello stesso, salvo il maggior danno subito dal concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta parte forfettaria".

Ossia, a quanto ammonta la penale appena evidenziata? E' una cifra colossale: i guadagni per la concessione da oggi al 2042 possono essere stimati in una cifra certamente superiore al miliardo di euro all'anno, dato che l'utile netto di Autostrade per l'Italia nel 2017 ammontava a 968 milioni di euro. Finale, la penale in questione si stima in una cifra superiore a (2042 - 2018 anni) x (1 miliardo di euro - 10 percento) =  almeno 22 miliardi di euro.

E questo è il danno. C'è anche la beffa: il contratto di concessione sottolinea che "in ogni caso, l'efficacia del recesso, risoluzione o comunque di cessazione anticipata della convenzione è sottoposta alla condizione del pagamento da parte del concedente al concessionario di tutte le somme previste. Il Concessionario avrà diritto a un indennizzo - risarcimento a carico del concedente in ogni caso di recesso, revoca, risoluzione, anche per inadempimento del concedente e comunque di cessazione anticipata del rapporto di convenzione, pur indotto da atti e fatti estranei alla volontà del concedente, anche di natura straordinaria e imprevedibile". Insomma, colpa o non colpa lo Stato deve innanzitutto pagare gli oneri ed indennizzi previsti, altrimenti il recesso non si attiva.

Guardiamo alle tempistiche, dando per buona la partenza della lettera dello Stato di notifica di recesso. Con tale lettera, il concedente contesta il 'grave inadempimento' da parte del concessionario: Autostrade per l'Italia viene quindi diffidato "ad adempiere entro un congruo termine comunque non inferiore a 90 giorni". Entro detto termine, il concessionario può (e lo farà certamente) far valere le proprie 'controdeduzioni'. Le quali possono essere rigettate: allora "il concedente assegna un ulteriore termine non inferiore a 60 giorni per adempiere, pena la decadenza della concessione". In finale, la procedura suddetta si prende un arco di tempo di non meno di 5 mesi.

Tutto ciò prevede un accordo tra le parti, in cui quindi dopo tesi dell'ANAS (l'accusa) e antitesi della società (la difesa) si arrivi ad una versione condivisa di fatti e colpe. In caso di mancato accordo (ipotesi più che probabile) il contratto stabilisce entro tre mesi l'attivazione di una procedura conciliante, dall'esito analogamente improbabile. Alla fine, la controversia viene rimessa al tribunale civile di Roma.

Alternative alla rescissione del contratto di concessione? Una maxi multa, come peraltro ventilato dallo stesso Toninelli, che ha fatto sapere di aver "attivato tutte le procedure per comminare multe fino a 150 milioni di euro".

Qui si ferma la nostra conoscenza: parte integrante del contratto è anche l'allegato E, un titolo della convenzione che stabilisce il piano finanziario dell'operazione. E che spiega come si ottiene un extra gettito per la società a carico degli utenti. Tradotto, l'allegato spiega come al ticket che paghiamo al casello partendo dalle spese sostenute dalla società per adempiere i propri obblighi e sommando gli utili consentiti. Semplice, aggiungento un ulteriore bonus, detto appunto 'extra gettito'.

Ebbene, questo allegato non è mai stato reso pubblico, nonostante l'insistenza dei grillini (allora all'opposizione, quando il ministro era Graziano Delrio). Strano, vero?

 

FONTE: http://www.adnkronos.com

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