approfondimento: scopriamo i fondi in criptovalute

criptovalute

In tanti utilizzano lo strumento dei fondi di investimento. Un solo strumento con sotto più asset differenziati. Bene, anche nel mondo crypto si può fare. Un fondo crypto composto da asset in diverse criptovalute. Per abbattere il rischio sulla singola moneta virtuale.

Abbiamo parlato di fondi di investimento in criptovalute in questo articolo.

Nulla di nuovo sotto il sole. Cambiano gli asset sottostanti, ma la logica di investimento è sempre la stessa. Fondi di investimento in criptovalute. Un nuovo tipo di investimento. Analogo al portfolio di investimento tradizionale, come l’hedge fund. Ma composto interamente da asset virtuali.

Vediamo allora analogie e, soprattutto, differenze.

Dire “fondi in criptovalute” vuol dire indicare un’ampia gamma di asset digitali. Molto diversi tra loro. Tutti gestiti, di solito, da uno o pochi individui. Indirizzati a più clienti, che quindi possono condividere gli eventuali profitti nel caso il valore degli asset dovesse aumentare. Tolte le commissioni del gestore, chiaramente.

Un’analisi approfondita e qualche statistica le troviamo sul portale di Crypto Fund Research, a questo link. I loro dati indicano che poco più della metà di questi fondi sono di tipo venture capital fund. Il resto sono invece hedge fund.

Per chi non avesse chiaro le differenze.

Un fondo di venture capital investe principalmente in capitale finanziario in particolari imprese. Che sono troppo rischiose per i mercati dei capitali standard o dei prestiti bancari. Nel nostro caso, le imprese rischiose sono le startup con progetti su blockchain e criptomonete. Altcoin, quasi sempre.

Sono quindi imprese che, pari al rischio, presentano enormi potenziali di crescita. Ma non hanno capitale per avviare l’attività, e proprio qui interviene il fondo. Poi, quando il valore degli asset aumenta, questi vengono liquidati. Ed i profitti ripartiti per gli investitori.

venture capital fund
venture capital fund: investire in idee ad elevato rischio ed elevato potenziale – fonte internet

Viceversa, un hedge fund è un fondo speculativo. Un fondo comune di investimento privato in una pletora di criptomonete. Amministrato da una società di gestione professionale (tipicamente, società in accomandita semplice o società a responsabilità limitata).

Il termine “hedge” vuol dire “copertura”.

Ecco, questi fondi vogliono abbassare il rischio. Contenendo svariate tipologie di asset. Con strategie adattive, sia long che short, così da diversificare quanto più possibile il portfolio. E rendere il fondo resistente, o persino redditizio, durante i periodi caratterizzati da forte volatilità.

Tipicamente, questi fondi in criptovalute sono gestiti da piccoli gruppi di individui. E possono accedervi solo investitori di fascia alta. Con investimenti minimi che vanno anche oltre le decine di migliaia di dollari.

Spesso, gli hedge fund hanno vincoli temporali. Ossia, gli investitori non possono prelevare i propri soldi prima di una certa data. Infine, hanno quasi sempre commissioni parecchio elevate. Anche il 20% del profitto. Per incentivare il gestore a lavorare bene.

Su cui, evidentemente, bisogna porre totale fiducia: una mossa sbagliata, un’azione tardiva e la volatilità di mercato può annientare il fondo in un attimo. Come successo quando il panico scatenato dalla pandemia da coronavirus ha fatto crollare il prezzo di Bitcoin e Altcoin. Ed ha fatto naufragare i sogni di profitto di tanti investitori in questi fondi.

hedge fund - le figure chiave
le figure chiave nella gestione di un hedge fund – fonte internet

Bene, abbiamo chiarito la differenza principale tra i fondi di criptovalute.

Ora vediamo le strategie adottate dai fund manager.

La prima che viene in mente è la cosiddetta “long / short equity“. Il manager sceglie alcuni asset che valuta sottovalutati e sopravvalutati. E piazza, rispettivamente, posizioni long e short. Poi, attende che, Se la sua analisi è corretta, il valore complessivo del portfolio aumenta. In entrambi i casi di mercato: rialzista per le posizioni long e ribassista per quelle short.

Una piccola variante è la strategia “market neutral“. Il manager bilancia posizioni long e short. In modo che l’esposizione di mercato sia prossima allo zero. Insomma, 50% di posizioni long e il resto short in ogni asset (impresa o criptovaluta). Così da ridurre al minimo il rischio di volatilità. Indovinate un po’: rischio molto basso, rendimenti altrettanto bassi. Per molti, un giusto compromesso.

Ancora, la strategia “arbitrage“. Il manager compra asset su un exchange e successivamente li vende su un altro exchange che offre un prezzo maggiore. Sfruttando la natura estremamente volatile dei mercati crypto. Capita spesso, infatti, che su piattaforme differenti lo stesso asset sia venduto con un prezzo leggermente diverso. In tali casi, elevati volumi ed azione istantanea garantiscono buoni profitti in una maniera tutto sommato semplice.

La lista potrebbe andare molto avanti, con tante e tante altre strategie.

Oltretutto, le strategie si possono combinare tra loro. Con alla base, però, una profonda conoscenza di pro e contro di ciascuna di esse. Come quando si produce un profumo complesso a partire da diverse essenze.

Inutile girarci intorno. Il rischio per l’investitore è tutto sul gestore. Che deve essere di comprovata fiducia. Ad esempio, la collaborazione con un’azienda rispettabile potrebbe essere un indizio confortante.

Facciamo allora i nomi di gestori molto importanti. Lo dicono le statistiche pubbliche, beninteso. Poi ognuno è bene che, nel caso, faccia le sue verifiche. Digital Currency Group. Galaxy Digital. Pantera Capital. Sono le maggiori aziende che gestiscono fondi in criptovalute e altri asset digitali.

Tutti loro, comunque, richiedono spesso importanti somme iniziali.

Allora, che possono fare i piccoli investitori?

Fortunatamente, esiste una alternativa dedicata ai piccoli investitori. Si chiama Tokenbox. Intanto, è un “classico” exchange e wallet. Ma non solo. gli utenti di Tokenbox possono “tokenizzare” i loro portfolio. Oppure, investire nei token presenti nei portfolio altrui.

Si tratta di un metodo semplice e veloce per lanciare un nuovo fondo di criptovalute. Oppure aderire ad uno già esistente. A sua volta, ciascun token legato a fondi con profitto può essere acquistato e venduto. Con un valore che segue le prestazioni del fondo stesso.

ATTENZIONE! Custodisci sempre Bitcoin e monete virtuali in un hardware wallet. L’unica vera soluzione contro gli hacker. Tra le soluzioni più sicure, segnaliamo Ledger e Trezor.

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Una possibilità è quella di proporsi come manager. Mostrando, statistiche alla mano, le proprie performance. Così da attirare ulteriori investitori. Tutto ciò senza la necessità di un massiccio investimento iniziale: è un’operazione relativamente semplice. Comparabile all’acquisto di monete virtuali su un normale exchange.

Ma non vogliamo fare pubblicità ad una specifica soluzione.

Piuttosto, è importante ribadire che il futuro dei fondi di criptovalute è già oggi promettente. Ed promette di avere un futuro radioso.

Diamo un’occhiata ad uno studio condotto da PricewaterhouseCoopers e Elwood Asset Management Services. Ebbene, il valore complessivo degli Assets Under Management di questi fondi è cresciuto recentemente. Si parla di un aumento clamoroso, da un miliardo di dollari nel 2018 a due miliardi nel 2019. Insomma, la grandezza del mercato è raddoppiata in appena un anno. Ed il rendimento medio di tali investimenti è stato, nel 2019, dell’ordine del 30%. Ben al di sopra della maggior parte degli hedge fund su asset tradizionali.

Vediamo anche la diversità di asset in questi fondi. Lo studio rivela che nel 97% dei casi si parla di Bitcoin. Nel 67% dei casi, anche Ethereum. E per un terzo, anche Ripple, Bitcoin Cash e Litecoin.

Concludiamo. Nel futuro, man mano che le monete virtuali entreranno nelle case di tutti, è logico supporre che il numero e il valore di questi strumenti di investimento continuerà a crescere. I rischi, beninteso, saranno sempre presenti. Resta quindi all’investitore saper scegliere il tipo di investimento a cui rivolgersi. Ed il manager a cui affidarsi. Resta comunque l’assunto che il potenziale di crescita degli asset digitali è ancora amplissimo. Grazie a piattaforme come Tokenbox, il coinvolgimento di piccoli investitori non potrà che aumentare in maniera esponenziale.

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

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