approfondimento: le transaction fee del Bitcoin

transaction fee Bitcoin

Le transaction fee sono l’equivalente dei costi di commissione per l’invio di un bonifico. A quanto ammontano? Perché sono differenti da moneta a moneta? A chi vanno? E, soprattutto, dobbiamo necessariamente pagarle?

Abbiamo parlato di mining di criptomonete in questo articolo.

La transaction fee è una delle tasse che viene pagata per compiere un’operazione di trasferimento di monete virtuali. Se volete, sono analoghi ai costi di commissione che pagate per eseguire un bonifico di valuta fiat.

Non è l’unica tassa: ci sono anche le tasse per cambio di moneta (exchange fee) e per tenuta sul conto (wallet fee). La prima serve per far “campare” l’exchange, la seconda potrebbe anche essere gratuita. Ma concentriamoci sulla transaction fee.

Nel mondo delle criptomonete, la transaction fee è il costo del servizio che gli utenti pagano per l’utilizzo della potenza di rete. Perché, ricordiamo, la rete di Bitcoin (e di qualunque altra moneta virtuale) si regge su una comunità di utenti che fanno mining. Che impiegano il proprio hardware per risolvere complessi problemi crittografici e, in finale, per aggiungere un blocco alla catena. Alla blockchain.

Quanto detto è alla base del meccanismo di consenso Proof of Work (PoW).

Tanti miner che, sommati, formano una impressionante potenza di calcolo, attualmente circa 115 EtaHash/sec. Ciò garantisce che occorre un costo spropositato perché un hacker porti a termine un attacco e modifichi a suo piacimento il nuovo blocco da inserire nella catena. Maggiore sicurezza, cioè, viene dalla elevata potenza di calcolo dei miner.

I miner, quindi, per garantire funzionamento e sicurezza della rete impiegano ingenti risorse. Costosi hardware e tanta energia elettrica. E che ci guadagnano? Guadagnano in termini di block reward, la ricompensa in monete ogni volta che “vincono” la gara crittografica. E vincono in termini di transaction fee. Ossia, riscuotono il costo di commissione che ciascun utente ha pagato per inserire la propria transazione nel blocco della catena.

Ricordiamo anche che la block reward diminuisce col tempo. O meglio, rimane costante per un certo numero di blocchi e poi, arrivati ad un certo blocco, si dimezza. Si chiama halving. Chiaramente, a salvaguardia del profitto del miner, se la block reward cala, la transaction fee è ragionevole che aumenti. Altrimenti il miner perderebbe interesse alla sua attività. E la rete perderebbe potenza. Ed il meccanismo Proof of Work collasserebbe.

Aggiungiamo un altro elemento.

La transaction fee non è obbligatoria. Nel senso che non è fissata dalla rete, non è parte del codice di funzionamento del Bitcoin, come invece è la block reward. Vediamola come una “mancia”. Un incentivo che viene dato al miner per far sì che questi lavori sulla propria transazione, invece che altre transazioni che portano in dote una mancia maggiore.

Il problema, infatti, è che il blocco da aggiungere alla catena ha dimensione limitata. Come la carrozza di un treno: i posti a sedere sono limitati. Se quindi la mancia che concediamo, la transaction fee, è troppo bassa o addirittura zero, i miner assegneranno alla nostra transazione una priorità talmente bassa che, in pratica, non la inseriranno mai nella blockchain. Resterà nel limbo delle transazioni eternamente in attesa di conferma.

Questo limbo ce l’ha ogni nodo della rete della moneta virtuale. Si chiamano mempool. Una coda di attesa dello specifico nodo. Contenente le transazioni verificate e idonee a “salire in carrozza”, appena si libera un posto. In pratica, la mempool mette in attesa le transazioni a più basse transaction fee. Quelle che i miner giudicano poco convenienti. Addirittura, ciascun nodo accetta nella propria mempool solo transazioni con una minima transaction fee. Le altre neanche le prende in considerazione.

Per quanto detto, capiamo che le transaction fee aumentano col tempo, man mano che avviene l’halving.

Ma soprattutto aumentano con il numero di transazioni che si accalcano nella mempool. Perché “i posti i carrozza” sono pochi e fissi,e quindi, quando aumenta la coda di attesa, serve una “mancia” maggiore.

grafico storico dell'andamento delle transaction fee del Bitcoin
andamento storico delle transaction fee del Bitcoin – fonte BitInfoCharts.com

Come vedete, le transaction fee sono andate alle stelle in occasione del massimo storico del Bitcoin, a gennaio 2018. Chiaramente, quando oltre al prezzo anche il numero di transazioni era alle stelle. Pensate, era giunto a 55 dollari. Più recentemente, è tornato a salire con l’aumento dei prezzi (e delle transazioni) dell’estate scorsa. Per poi scendere ad un valore medio ben inferiore al dollaro USA delle ultime settimane. Lo vedete bene nel grafico qui sotto.

grafico dell'andamento delle transaction fee del Bitcoin - ultimi 12 mesi
andamento recente delle transaction fee del Bitcoin – fonte BitInfoCharts.com

Riassumendo, maggiore domanda di moneta virtuale, maggiore prezzo. Maggior numero di transazioni che si accalcano nelle mempool dei nodi. E maggiore transaction fee richiesta perché la nostra transazione venga approvata ed inserita nel nuovo blocco della blockchain.

In aggiunta, abbiamo detto che, in corrispondenza dell’halving, i miner che vogliono conservare il profitto debbono necessariamente aumentare le transaction fee. Cosa che succederà nei primi giorni di maggio 2020. Quando la block reward del Bitcoin passerà da 12,5 a 6,25 Bitcoin.

A questo punto, chiediamoci se le transaction fee sono le stesse per tutte le monete.

Ovviamente no. Anzi. Variano sensibilmente da moneta a moneta. In funzione dei volumi di transazioni che la moneta gestisce. Dello specifico protocollo che la moneta implementa. Ecco un rapido confronto delle attuali transaction fee medie, per le monete virtuali più note ed importanti.

  • Bitcoin (BTC) : intorno ai 16 centesimi di dollaro USA per transazione
  • Ethereum (ETH): circa 15 centesimi
  • Ripple (XRP): circa 0,02 centesimi
  • Bitcoin Cash (BCH): 0,4 centesimi
  • Tether (USDT): è un ERC-20, quindi segue le transaction fee di Ethereum
  • Bitcoin Cash SV (BSV): circa 0,05 centesimi
  • Litecoin (LTC): circa 3 centesimi

Evidentemente, nel mercato delle rimesse – estremamente fruttifero per il settore bancario – le monete virtuali rappresentano una eccellente opportunità. Perché un immigrato messicano negli USA che invia dollari USA in Patria, convertendoli in peso, paga importanti commissioni a banche di servizi come TransferWise, WorldRemit, Paysend, Xe o altri. Ma, convertendo in criptomonete alla sorgente ed alla destinazione, il discorso cambia.

Soprattutto, le transaction fee qui sopra non sono percentuali. Sono indipendenti dall’importo della transazione: per inviare 10 Bitcoin (circa 80 mila euro) o 0,01 Bitcoin (80 euro) si paga la stessa transaction fee di circa 16 centesimi di dollaro.

FONTE: https://cryptonomist.ch/

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