approfondimento: le strategie di investimento in criptomonete #2

strategia di investimento

Seconda parte dell’approfondimento su come investire in criptomonete. Il precedente articolo è a questo link.

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Come gestire un investimento in criptomonete. Pane quotidiano per un “angel investor”, un investitore informale in criptovalute. Un soggetto privato che apporta fondi ad una nascente impresa. Una startup, tipicamente. In cambio di capitale di rischio della stessa. Chiaramente, ne diventa socio.

Il portale di notizie Cointelegraph ne ha intervistato uno. Si chiama Richard Vitoria. Costui ha dispensato “lessons learnt” come investitore in criptovalute. Da solo, dice lui, negli anni ha guadagnato un equivalente di oltre 12 milioni di dollari. Chiaramente, ha avuto anche momenti di perdita. Come tutti. E perciò vuole condividere con tutti i propri errori.

angel investor
rappresentazione del ruolo di un angel investor – fonte internet

Intanto, acquistare e conservare a lungo le criptomonete.

HODL, come si dice in gergo. Una strategia apparentemente semplice. Ma non la più profittevole. Perché, in un mercato così volatile, “fare lo struzzo, che mette la testa sotto la sabbia” vuol dire perdere opportunità. Piuttosto, per ottenere un buon investimento occorre identificare cicli e pattern delle criptomonete. In modo da minimizzare le perdite durante i continui periodi ribassisti.

Un consiglio semplice. Nei momenti difficili, è bene investire in valute virtuali molto note, ovvero ad elevata capitalizzazione. Oppure stablecoin. Viceversa, in momenti più favorevoli, meglio investire in monete virtuali meno note. Più rischiose, ma più profittevoli.

Poi, ricordiamoci di controllare spesso gli Altcoin. Ogni tre mesi, al massimo. Perché possono succedere imprevisti. Come valute che vengono delistate dagli exchange. O piattaforme che vanno in bancarotta. Token che cambiano i propri protocolli. Per semplificare, il nostro investimento in criptomonete deve poter contare su un numero non troppo elevato di Altcoin. Ricordando che, finché il mercato non maturerà, esisteranno criptovalute con prezzi alti. Cioè, progetti sopravvalutati ed a rischio di fallimento.

QASH delisting from exchange
delisting di una criptovaluta da un exchange – fonte internet

Ancora, teniamo da parte un exit plan ben dettagliato.

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Perché sia pronto da seguire, in caso di forti oscillazione. Viceversa, imbastirlo sul momento potrebbe non essere una buona idea. Ad esempio, spostare gli investimenti in altri settori.

Ma soprattutto, togliamoci dalla testa di vendere sempre al picco massimo e comprare sempre al picco minimo. Non abbiamo la crystal ball, la palla di vetro. Ad esempio, pensare che il mercato ripartirà a crescere un attimo dopo aver comprato è sognare a occhi aperti.

Poi, stiamo attenti alla fase in cui si trova il progetto in cui si vuole investire. Alcuni progetti potrebbero avere enorme successo e produrre notevoli profitti. Solo nel lungo periodo, però. Ma prima del lancio vero e proprio, chi gestisce il progetto ha bisogno di raccogliere fondi ed utilizzarli per sviluppare il prodotto. Fare ricerche di mercato e test. Superare problemi regolatori, e via dicendo.

Ebbene, questa fase può durare anni. Durante questo tempo, l’erogazione di questi token entra nel mercato tramite investor o advisor. Ma la loro domanda da parte del mercato è scarsissima, non essendoci ancora applicazioni concrete.

Quindi, conviene attendere che tale fase iniziale passi. Così da poter comprare a prezzi molto più bassi. Soprattutto, con rischi ben inferiori. Dato che saranno già stati svolti i necessari test. Sarà maturo un business plan, approvato dai legislatori. Ed il prodotto sarà pronto per la commercializzazione.

Importante: non farsi prendere dalla paura.

Tanta gente non trova mai il momento giusto per entrare o uscire dal mercato. Se il mercato crolla, dice: “è finita”. Se cresce, dice: “è troppo tardi”. In entrambi i casi, la paura ci spingerà verso una decisione che, presto o tardi, rimpiangeremo.

Analogo concetto: nessuno ha idea di quale sia i valore di un asset di criptomonete. Ad esempio, tre anni fa sembrava saggio vendere Ethereum a 45 dollari. Peccato che pochi mesi dopo, a fine 2017, l’ETH è salito oltre 1.000 dollari. Chi ha venduto a 45 dollari, sicuramente sarà stato colto da FOMO, la “Fear Of Missing Out”, ed avrà ricomprato a 100 dollari. Inutile negarlo: questo è lo spettro dietro ogni decisione errata con il nostro investimento in criptomonete.

FOMO: Fear Of Missing Out
FOMO, Fear Of Missing Out – fonte internet

Ancora peggio, pensate che 13 dollari per un Bitcoin era un prezzo troppo alto a fine del 2012. Ossia, chi poteva vendeva. Sappiamo poi com’è evoluto il mercato. E magari avessimo acquistato tanti Bitcoin a quel prezzo.

Stessa situazione, ma ribaltata, succede quando il mercato scende troppo.

E noi diciamo: “non vendo ora, il prezzo è troppo basso”. Ma il prezzo continua a scendere, sempre di più. E si affonda oltre ogni livello recuperabile. Fino a perdere la speranza di recuperare mai le perdite.

In quei casi, è fondamentale fissare a priori una soglia di vendita con perdite. Uno “stop loss”, come si dice in gergo. Oppure, avere il fegato di poter dire a se stessi:

Non me ne frega nulla di quello che sta succedendo. L’ho già visto succedere dozzine di altre volte. Il mercato, prima o poi, si riprenderà. Non ho fretta.

In tutti i casi, l’emotività va lasciata fuori da ogni decisione. La strategia ordinaria, l’exit strategy, i livelli di vendita con profitto (“take profit”), i livelli di stop loss… tutto ciò va pianificato prima che succeda l’imprevisto. Prima che il mercato salga a razzo o crolli vertiginosamente.

Ultimo consiglio. Sapere come stare al gioco. Saper sempre bilanciare tra mitigare i rischi e sfruttare le opportunità. Beninteso, la propensione al rischio è assolutamente soggettiva. Alcuni ritengono più grave un’opportunità persa rispetto ad un rischio inutilmente corso. Per altri, vale il contrario. L’importante è conoscersi. Per sapere dove posizionare il proprio personalissimo ago della bilancia.

Billfodl - seed custodian

FONTE: https://it.cointelegraph.com/

2 commenti

  1. Sicuramente tutto molto condivisibile, peccato l’uso eccessivo di termini tecnici inglesi e i troppi acronimi.

  2. Purtroppo il mondo dei mercati speculativi va avanti con strumenti e terminologia made in USA. I quali sono particolarmente avvezzi all’uso di acronimi e termini unici (inglesi, chiaramente) con cui indicare concetti complessi. tradurli in italiano, spesso, non rende l’idea con adeguata efficacia. un esempio per tutti, “angel investor”…

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