approfondimento: D-PoS è la soluzione a PoW e PoS?

Proof of Work (PoW) e Proof of Stake (PoS). Entrambi i meccanismi di consenso presentano problemi sensibili. PoW porta il problema dell’impatto ambientale. Il PoS, diversamente, porta il problema di affidare troppo potere a poche “balene”. La soluzione potrebbe essere un PoS modificato. Più “democratico“.

Abbiamo approfondito i meccanismi di consenso PoW e PoS in questo articolo.

Richiamiamo in due parole i termini tecnici che ci servono.

Il meccanismo di consenso interviene quando si deve decidere quando e quale nuovo blocco aggiungere alla catena di blocchi, la blockchain. Ricordando che ogni nuovo blocco contiene le nuove transazioni ritenute valide che, da quel momento, diventano immutabili. Ossia, per ogni nuovo blocco, il meccanismo deve rispondere a queste domande:

  • chi deve produrre il prossimo blocco da inserire nel ledger,
  • quando deve essere prodotto il prossimo blocco,
  • quali transazioni andranno inserite nel blocco,
  • come vanno gestite transazioni che sono in conflitto tra loro.

Il primo meccanismo di consenso che abbiamo conosciuto è il PoW. E’ quello del Bitcoin, la prima moneta virtuale. PoW è sinonimo di mining. Chi dimostra di aver lavorato di più, in termini di risoluzione ossessiva di problemi crittografici, vince il diritto di scrivere nella blockchain il proprio blocco. E guadagna il block reward. In pratica, man mano che la difficoltà di tali problemi aumenta, una moneta virtuale costa un’incredibile dispendio di energia elettrica.

Il secondo meccanismo è il PoS. Ad ogni blocco viene coniata – e non minata – nuova moneta. E la gara a chi firma il nuovo blocco e guadagna la nuova moneta è un sorteggio pseudocasuale tra tutti gli utenti della moneta. Dove, però, chi possiede più criptomonete ha maggiore probabilità di vincere. Ciò risolve il problema del dispendio energetico, d’accordo. Ma, apparentemente, consegna troppo potere nelle mani di pochi “big holders“. Rischio che, chiaramente, corre anche il sistema PoW: ormai il mining è affidato a poche, gigantesche mining pool.

Insomma, PoW è negativo da tutti i punti di vista. Rischioso e ed energivoro. PoS è solo rischioso. Che fare?

Ci ha pensato tale Daniel Larimer. E Chief Technical Officer (CTO) del progetto per la moneta virtuale EOS. Si è posto l’obiettivo di creare un sistema efficiente e molto veloce. In grado di processare un numero elevatissimo di transazioni al secondo, fino a 100.000. Con un meccanismo di consenso nuovo. Che ha chiamato Delegated Proof of Stake (D-PoS). Di fatto, un’evoluzione del PoS.

Ecco come funziona. PoS prevede di coinvolgere nella conferma di ciascun blocco l’intero network della moneta virtuale. E ciò frena l’aumento del numero di transazioni al secondo. Invece, con D-PoS il coinvolgimento è solo tra un limitato numero di delegati. Eletti dall’intera comunità di utenti con un sistema di democrazia rappresentativa dei consensi. Consensi pesati, come del PoS, in funzione del numero di monete possedute dai votanti. Insomma, si sfrutta il meccanismo “eco friendly” del PoS ma si riduce il numero di soggetti in gara per il nuovo blocco. Ottenendo quindi di velocizzare la rete.

Il principale problema resta quello del rischio di assegnare troppo potere a pochi.

Tuttavia, se il delegato si comporta in un modo scorretto per la comunità, il voto può già dal successivo blocco spostarsi ad altro delegato. Un po’ come in politica: se il governante si rivela un pessimo personaggio, perde le elezioni successive. Chiaramente – come in politica – il meccanismo di “espulsione” del delegato funziona bene solo se la comunità conosce il meccanismo di voto. Tradotto, quando si investe in una moneta virtuale, si deve capire come funziona il relativo meccanismo di consenso. Che sia PoW, PoS o D-PoS.

D-PoS è quindi la soluzione perfetta? Assolutamente no. Perché la soluzione perfetta non esiste. Ma salva i due principali requisiti per la scalabilità della moneta virtuale: velocità ed impatto ambientale. Al momento, esiste già un discreto numero di criptovalute con tale meccanismo di consenso. Tra cui BitShares e Steem. EOS, Lisk e Ark.

FONTE: https://cryptonomist.ch

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