approfondimento: cosa c’è dietro il Bitcoin

Mario Draghi e Bitcoin

Alcuni enti governativi sminuiscono la portata dell’innovazione legata alle monete virtuali. Altri ne sottolineano i rischi per l’economia globale. Utenti ed imprenditori profetizzano che sostituirà la moneta fiat. Al centro, la domanda (retorica) di Mario Draghi: “Cosa c’è dietro il Bitcoin?

Abbiamo parlato di regolamentazione delle criptovalute all’estero in questo articolo.

Una debita precisazione. Quelle che seguono sono considerazioni ed opinioni personali. Certo, rilasciate da autorevoli esperti di blockchain, ma pur sempre opinioni. Al momento, checché ne dica Craig Wright, nulla di certo si sa su chi sia Satoshi Nakamoto e chi stia ancora oggi orchestrando la diffusione del mercati di criptomonete.

Cosa c’è dietro il Bitcoin? E’ la domanda posta recentemente, in tono retorico, dal governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. L’intento era quello di sminuirne la portata innovativa. Draghi, infatti, considera il Bitcoin un fenomeno limitato e di nicchia. Non significativo per l’economia globale.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Brad Sherman, membro del Congresso degli Stati Uniti, ha invece dichiarato che la criptomoneta costituisce una minaccia per la Federal Reserve. E che la politica delle sanzioni internazionali può solo favorirne la diffusione in Paesi “canaglia” come Iran o Venezuela. A meno che la proliferazione del Bitcoin non venga estirpata sul nascere. Rendendolo totalmente fuorilegge.

La verità è che la finanza tradizionale sta, piano piano, cominciando a proporre il Bitcoin fra le proprie offerte di investimento.

Il target è chiaramente quello dei giovani ricchi. Sempre più utenti di exchange di criptovalute e sempre meno clienti di istituti finanziari per investimenti ad alto rischio tradizionali. Giudicati meno performanti.

Risultato, il ruolo del Bitcoin diventa strategico nel lungo periodo. Man mano che avanzano le generazioni, sarà sempre più pressante perdere la spinta verso forme di investimento in monete virtuali. E quindi, le banche dovranno offrire i prodotti allineati alla nuova domanda. Per non cedere il passo al rapido incalzare degli exchange.

Il Bitcoin rompe gli schemi. Non per quel senso anarchico con cui viene annunciato o come strumento di contrasto alle grandi banche. Nossignori. Rompe gli schemi perché rende indipendenti banche e Stato. Oggi, lo Stato è il titolare della “moneta sovrana”, la moneta fiat, di cui garantisce e ne protegge il monopolio.

Ma ha bisogno di banche ed istituti di credito per la sua capillare diffusione. Viceversa, nessuna banca può operare prestando denaro senza la necessaria piattaforma su cui la moneta sovrana possa operare. Finale, Stato e banche sono un connubio indissolubile per l’esistenza stessa di una monete fiat.

Il problema è che il dualismo Stato – banche per la moneta fiat esiste anche quando le cose si mettono male.

Come nel caso di iperinflazione. Quando lo Stato inietta più moneta nel mercato nazionale, senza tutelare la ricchezza dei suoi cittadini. Danneggiando in tal modo anche il sistema bancario. Bloccando per anni ogni forma d’investimento per i clienti. E di business per le banche.

E lo stesso succede quando i problemi nascono dalle banche. Come quando le banche necessitano di bail out. Ossia, quando lo Stato è chiamato a salvare l’istituto di credito insolvente. Il risultato son o pesanti sconfitte politiche e movimenti populisti di dissenso sociale.

La blockchain, come sistema di transazioni peer to peer, sblocca questo dualismo. Consente transazioni non intermediate tra singoli utenti. Non solo, è applicabile ad intere organizzazioni e mercati scalabili a piacere. Che poi è il timore di Brad Sherman cui accennavamo sopra. Il timore, cioè, che il Bitcoin possa muovere denaro tra corporation, tra banche, tra organizzazioni e perfino tra Stati oggetto di sanzioni. Di fatto aggirando il ruolo di intermediatore che il dollaro USA si è costruito fin dal termine della Seconda Guerra Mondiale nei confronti dei grandi mercati.

Ecco quindi una prima risposta alla domanda di Mario Draghi, che si chiede cosa ci sia dietro il Bitcoin.

Possiamo dire cosa non c’è. Non c’è la Federal Reserve. Non c’è tutta la catena di potere finanziario che oggi detiene ben saldo il metro regolatore, il dollaro USA, con cui si muove la ricchezza attraverso le frontiere della finanza mondiale.

Da un punto di vista “retail“, il Bitcoin è usato da residenti venezuelani. Che ne ricorrono per difendersi dall’iperinflazione di Nicolas Maduro. Ed aggirare, così, i meccanismi di controllo monetario delle banche locali, che operano in collusione con il governo. Stessa cosa era successa a Cipro, nel 2013. E in India, nel 2016.

Da un punto di vista “corporate“, il Bitcoin consente di implementare sistemi di escrow particolarmente efficienti. Gli escrow sono accordi tra due soggetti, per cui somme di denaro vengono depositate presso una terza parte a titolo di garanzia, e rilasciate poi all’avveramento di determinate condizioni espressamente stabilite dalle parti. Fatto sta che questi escrow con Bitcoin consentono costi di trasmissione ridicoli su grandi importi. E maggiore velocità rispetto ai metodi offerti dal circuito SWIFT.

Lo scenario temuto da Sherman è quindi chiaro. Quello che oggi succede su scala individuale – la nicchia cui accenna Mario Draghi – non ha bisogno di nuove tecnologie per scalare a livello nazionale. Le stesse banche che oggi offrono ai giovani le piattaforme di trading istantaneo su Bitcoin hanno già tutti gli strumenti per offrire sistemi di pagamento e remittancy per corporation. Con cambio istantaneo in valuta locale, che quindi evita del tutto il passaggio per il dollaro USA. E più sarà alto il rischio di iperinflazione rispetto alla volatilità del Bitcoin, più le aziende saranno portate ad evitare di cambiare in moneta fiat le loro riserve di denaro.

Quindi, saranno portate a trattenere uno stock sempre più importante di Bitcoin.

Il 6 novembre 2008, in un’email passata alla storia lo sconosciuto Satoshi Nakamoto diceva:

We can win a major battle in the arms race. And gain a new territory of freedom for several years. Governments are good at cutting off the heads of a centrally controlled networks like Napster. But pure P2P networks, like Gnutella and Tor, seem to be holding their own.

Possiamo vincere una battaglia decisiva nella corsa alle armi. Ed ottenere una nuova area [economica] di libertà per diversi anni. I governi sono bravi a far fuori reti controllate centralmente come Napster. Ma le reti P2P pure, come Gnutella e Tor, possono resistere.

Attualmente siamo più vicini alla retorica minimizzante di Draghi che ai timori di Sherman. I volumi di scambio delle monete virtuali sono ancora attestati a livelli ridicoli. Ma, in prospettiva, man mano le nuove generazioni avanzeranno. E si arricchiranno. Allora, le banche saranno costrette ad offrire servizi e piattaforme che girano sulla finanza virtuale. Per non perdere la scommessa con gli exchange di monete virtuali. E i governi non potranno bloccare l’avanzata della blockchain. Pena rischiare di perdere consenso e appoggio finanziario dalle banche. E dai loro cittadini.

FONTE: https://it.cointelegraph.com

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