Giovedì, 08 Novembre 2018 11:12

acqua pubblica: un boomerang per M5S?

Uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle è passare la gestione dell'acqua potabile da privati a pubblico. Facciamo bene i conti: un intervento poco morbido sulla materia rischia di elevare dei costi inattesi. E far pagare di più il cliente finale.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di aumenti di prezzi ai cittadini.

Diamo subito un numero: il rischio di far passare la gestione dell'erogazione dell'acqua potabile ai residenti italiani è pari ad un rialzo delle tariffe al 15 percento per clienti stessi. Ora cerchiamo di capire perché e quanto sia credibile tale rischio.

Ricordiamo che, dopo il reddito di cittadinanza ed il taglio dei vitalizi dei politici, un ulteriore pilastro dell'azione di governo dei grillini è l'acqua pubblica. In dettaglio, se ne sta occupando la deputata Federica Daga, con una proposta di legge che la vede prima firmataria e che parla di servizi di distribuzione e depurazione dell’acqua da togliere ai privati ed alle società per azioni e ricollocare nel pubblico, sotto il controllo di aziende speciali collocate entro i confini di attribuzione di Comuni piuttosto che enti comunque locali. Facciamo notare che questo vuol dire riportare il Paese indietro di 30 anni. Il che potrebbe essere vantaggioso o meno, ma bisogna far bene i conti per capirlo.

Ad oggi, in Italia il controllo dell’acqua pubblica è affidato pressoché totalmente ad aziende che presentano sia una natura privata che pubblica: società per azioni in buona misura controllate dal pubblico. Le quali, come facilmente immaginabile, sono letteralmente sul piede di guerra in quanto non vogliono indietreggiare sui passi fatti dal Paese in questi ultimi 30 anni. Affermazione, come detto, da verificare. Aldilà della nota anti progressista, il rischio vero, a detta delle società, è quello di render vani gli sforzi fatti dalle stesse in tutti questi anni per migliorare sensibilmente i servizi destinati all'acqua pubblica. Altra affermazione da verificare.

I fatti sono invece che l'Italia detiene tuttora il record per il peggior servizio idrico, se si prendono come punto di riferimento molti altri Paesi dell'Unione Europea.

Per concludere, citiamo quanto dichiarato dall'amministratore delegato di Hera, società leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici a Bologna: a suo dire, la legge voluta dai grillini potrebbe far aumentare i costi per i cittadini di una quota intorno al 15 percento. La causa sarebbe il fatto che il governo dovrebbe sostenere oneri per 15 miliardi di euro necessari per rilevare in Borsa le quote oggi in possesso delle società, oltreché per pagarne i debiti ancora accesi. Insomma, la (ri)pubblicizzazione dell'acqua non sarebbe un processo morbido né, soprattutto, indolore.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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