Lunedì, 01 Ottobre 2018 12:17

ABI e blockchain: fin qui tutto bene

La notizia è assolutamente promettente per chi investe nelle tecnologie delle criptomonete (la blockchain) applicate alle infrastrutture finanziarie.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, delle applicazioni della blockchain.

La notizia è la seguente: un gruppo di 14 banche italiane, che a suo tempo aveva avviato le sperimentazioni per l'utilizzo della tecnologia dei Bitcoin e simili (la blockchain), ha fatto sapere che i test si sono conclusi con esiti positivi per la prima fase di verifica tecnica delle procedure.

E' pur sempre una analisi 'in vitro', tutta da approfondire e cui aggiungere delicati elementi di integrazione con l'infrastruttura oggi operante. Tradotto, va tutto bene ma si deve ora procedere con una prova concreta dei processi in campo.

In dettaglio, è stato completato il caricamento di ben 2 mesi di dati reali sull'infrastruttura di 14 nodi, corrispondenti a 14 banche che stanno operando nell'ambito del progetto 'spunta interbancaria': si parla di 1.200.000 movimenti afferenti clienti di diversi istituti. I risultati ottenuti sono buoni, tali da consentire di andare avanti alla prossima fase, secondo cui le banche partecipanti lavoreranno su dati quotidiani con la nuova applicazione basata, appunto, su database distribuiti.

Il progetto è gestito tecnicamente da ABI Lab, il laboratorio tecnologico di ABI (Associazione Bancaria Italiana) con l'obiettivo di applicare la blockchain ai processi interbancari, per ottenere trasparenza e visibilità delle informazioni, maggiore velocità di esecuzione delle operazioni e possibilità di verifiche e scambi direttamente sull’applicazione. E, magari, meno costi per l'utente finale.

La blockchain, infatti, permette ai dati di essere memorizzati in modo distribuito su più nodi, su più macchine insomma, come succede con le reti 'peer to peer' utilizzate da disinvoli utenti per condividere file multimediali. Alla fine, ciò consente ad un gigantesco database di essere ripartito su più frammenti, più facilmente gestibili per transazioni condivise tra più nodi di una rete. E' il concetto della Distributed Ledger Technology utilizzata per le monete virtuali, Bitcoin e affini.

Ci si attende che la tecnologia DLT applicata alle reti interbancarie contribuisca a migliorare aspetti specifici dell'attuale operatività, come il fatto di evitare discrepanze complesse derivanti dal tempo necessario a identificare transazioni non corrispondenti tra due banche, oppure la standardizzazione del processo e del protocollo di comunicazione unico, ma anche la visibilità sulle transazioni tra le parti. In ciò si inserisce l'adozione di 'smart contract', la tecnologia impiegata dalla blockchain di Ethereum e derivati, in modo da ottenere componenti software che incorporano regole di esecuzione e quindi disciplinano il trasferimento di dati e informazioni.

Le banche stanno facendo da apripista per un progetto davvero innovativo, un terreno nuovo in tutti gli aspetti. Il gruppo di lavoro ha selezionato all'uopo la piattaforma DLT 'Corda' sviluppata da R3, ed ha scelto la collaborazione di Ntt Data per lo sviluppo dell'applicativo e Sia come fornitore dell’infrastruttura di nodi. Il processo così pensato prevedrà, nel rispetto della riservatezza, canali bilaterali con i quali le controparti possano scambiarsi reciprocamente delle informazioni. Poi, con l'utilizzo della piattaforma DLT e l’implementazione di smart contract, verranno finalizzati i risconti automatici delle transazioni bancarie, semplificando e accelerando il processo di riconciliazione.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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