Venerdì, 16 Giugno 2017 18:51

wifi aziendale per scopi privati: cosa si rischia

Rischia grosso il dipendente che usa il wifi aziendale per fini privati. Fino al licenziamento.

Parliamo ancora, dopo questo articolo, di furbetti che sfruttano risorse aziendali per scopi personali.

Arriviamo subito al punto: il lavoratore dipendente che usa il wifi aziendale per scopi privati può , in casi estremi addirittura essere licenziato. D'altronde, la cosa non deve stupire: in pratica, è quanto valeva per i dipendenti che utilizzavano il telefono dell’ufficio per telefonare numeri privati, magari addirittura parenti all’estero.

Dal punto di vista del cosiddetto furbetto, si tratta spesso semplicemente di risparmiare la propria connessione dati mobile, utilizzando invece il wifi aziendale per navigare gratuitamente. Sottraendo, evidentemente, tempo alle proprie mansioni di lavoro.

Rischia fino al licenziamento: lo ribadisce una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 14862 del 2017, che chiarisce quali sono i rischi che corre chi, indebitamente o comunque per motivi diversi dal servizio, si connette alla rete del datore di lavoro. In dettaglio, l’utilizzo di un bene aziendale senza autorizzazione o motivo proprio - come è il caso della connessione wifi per scopi privati - si configura come un duplice tipo di illecito: un illecito di carattere penale, in ragione dell’appropriazione di un bene evidentemente non proprio, ed un illecito civile, corrispondente alla violazione degli obblighi lavorativi.

Poi, nel caso di un dipendente della Pubblica Amministrazione che sfrutta indebitamente la connessione internet aziendale, in effetti non si commette reato se l’ente ha stipulato un contratto senza limiti (i cosiddetti contratti 'flat') poichè l'utilizzo, evidentemente, non procura nessun danno all’amministrazione: la bolletta a fine mese è sempre la stessa. Ma questo riguarda gli aspetti amministativi: nel caso il dipendente non sia autorizzato dal proprio dirigente all’utilizzo della linea internetaziendale, ecco che si configura il reato di accesso abusivo a sistema informatico: sta poi all'amministrazione farlo valere o meno - di solito no, se appunto manca il pregiudizio economico.

Insomma, dipende dalle politiche dell'amministrazione o dell'azienda: dal punto di vista civile, infatti, il lavoratore rischia comunque di vedersi imputare una condotta non in linea con quanto previsto dalla propria organizzazione qualora utilizzi il tempo lavorativo per navigare, pertanto sottraendo ore di lavoro (pagate) per curare invece gli affari propri. Tradotto, chi utilizza internet per scopi personali durante l’orario di lavoro non può, indubbiamente, nello stesso momento lavorare e produrre per l'azienda, e per ciò può rischiare il licenziamento.

Proprio a tal riguardo, comunque, ancora una volta la Cassazione ha ribadito che il licenziamento disciplinare deve essere usato dal dirigente davvero come l’ultima misura possibile, nel senso che prima di ciò deve procedere con il sanzionamento del dipendente con misure più leggere, ad esempio il richiamo scritto.

Diverso, invece, giudica la Cassazione il caso in cui l'utilizzo del wifi aziendale per fini personali diventa "non sporadico e/o eccezionale, bensì sistematico in considerazione della frequenza, della durata dell’accesso e dello scambio di dati di traffico". Insomma, parliamo di un furbetto sistematico e rituale, la cui condotta può essere considerata non sporadica e intenzionale: E quindi, in tali casi, il licenziamento diventa pienamente giustificato.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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