Venerdì, 05 Giugno 2015 09:33

vilipendio al presidente della Repubblica: non più reato?

Una volta il vilipendio al Capo dello Stato era un reato che, nelle sue peggiori espressioni, era punibile anche con la detenzione in carcere. Ma tanto, i molti politici o personaggi pubblici che hanno insultato in modi vari il Presidente poi sono stati tutti "graziati" dalla macchina burocratica. Ora si propone di passare il reato a sanzione pecuniaria. Una multa, insomma.

Prima un po' di memoria: per vilipendio al Capo dello Stato si intende una qualunque forma di offesa al prestigio ed al ruolo della massima carica della Repubblica italiana. Tipico caso fu quello di Antonio Di Pietro, che nel 2009, allora senatore, diede del "vile" al presidente Napolitano. Di Pietro infatti, ricorderete, in occasione del via libera al cosiddetto "scudo fiscale" disse: "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affermando che non poteva non firmare la legge criminale sullo scudo fiscale, ha compiuto un atto di viltà e abdicazione".

Beninteso, Di Pietro la vedeva diversamente: "E' molto importante che si prenda una decisione e io non contesto l'operato della procura della Repubblica: fino a che punto si possono esprimere opinioni e critiche nei confronti del capo dello Stato? Dove il diritto di critica diventa vilipendio?". Ed ancora: "Fin quando c'è una norma e un magistrato la applica, io non discuto. Mi batterò per cambiare la norma. Comunque non chiedo scusa a Giorgio Napolitano, quando dice che firma le leggi perché altrimenti gliela rimandano dice il contrario di quel che dice la Costituzione, affidandogli anche il potere di mancata controfirma. Bisognerebbe chiedere scusa piuttosto ai cittadini italiani. Il ministro Alfano autorizzi il procedimento penale nei miei confronti, perché intendo sapere quali sono i limiti, come parlamentare e come cittadino, della mia libertà di critica nei confronti del presidente della Repubblica".

Finale? Per Di Pietro, come per una sfilza di suoi 'colleghi' (come Beppe Grillo o Maurizio Belpietro), nulla di fatto: il ministro di giustizia ha sempre rigettato le richieste di autorizzazione a procedere, obbligando quindi la procura a chiedere l'archiviazione dei casi. L'unico a cui è stato riconosciuto il torto è stato Umberto Bossi, condannato in via definiva nel 2007 per aver insultato la bandiera italiana (e tutto ciò che rappresenta, evidentemente) dieci anni prima.

Bene, abbiamo capito di cosa parliamo: un reato previsto nel codice penale ma per cui nessuno, Bossi conpreso, ha mai scontato un giorno di galera. Ora vediamo le novità che si vogliono introdurre.

Finora per il reato di vilipendio nei confronti del presidente della Repubblica si rischiavano (in teoria, come detto) fino a 5 anni di carcere. Ora invece si pensa ad una multa da 5 mila a 20 mila euro. Poi, se l'offesa è relativa all'attribuzione di un fatto determinato, è prevista addirittura la reclusione fino a due anni. Il tutto è nero su bianco su un disegno di legge che modifica l'articolo 278 del codice penale in materia di offesa all'onore o al prestigio del capo dello Stato, provvedimento appena approvato al Senato con 195 voti a favore (contro 21 no e 3 astenuti) e che ora passa all'esame della Camera.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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