Giovedì, 27 Luglio 2017 12:00

Venezuela al voto per l'Assemblea Costituente

Sappiamo che il Venezuela è sull'orlo della guerra civile e la popolazione è stremata dalla crisi economica e dalla svalutazione della propria moneta. Il punto è che il presidente Maduro, secondo la voce dell'opposizione, non sta facendo nulla per stemperare i toni, anzi: con l'elezione della Assemblea Costituente si prevedono ancora più attriti tra governo ed oppositori.

Proseguiamo, dopo questo articolo, con gli aggiornamenti sulla situazione in Venezuela.

Sono appena trascorsi in Venezuela due stremanti giorni di sciopero generale, ed ora il popolo si appresta al voto di domenica 30 luglio per eleggere 540 membri dell'Assemblea Costituente. Secondo il presidente Nicolas Maduro, questa mossa potrà arginare lo strapotere delle oligarchie economiche e politiche del Paese. Invece, secondo l'opposizione - oramai agguerrita, pronta alla guerra civile ed alla scalata al potere - ciò indebolirà ulteriormente i principi base della democrazia venezuelana, al solo beneficio del tiranno attuale. Quindi la reale presa di Maduro sul popolo si misurerà con l'affluenza alle urne. 

I 540 membri da scegliere saranno eletti in forma settoriale (per 364 di essi) e in ambito territoriale (i restanti 176). Dove per settore si intendono le otto categorie socio - professionali tra lavoratori, contadini, studenti, portatori di handicap, indigeni, pensionati, imprenditori sociali e consigli comunali. Opinione degli oppositori è che questa strategia elettorale avvantaggi il governo, che quindi dispiega le sue forze nel sindacato e nelle associazioni di categoria proprio per influenzarle: viene cioè limitata la trasparenza e ridotto il principio di universalità del voto. Tant'è che, secondo il presidente del Parlamento Julio Borges, palesemente schierato tra gli oppositori, "l'Assemblea costituente va contro la Costituzione".

Ad oggi il presidente Maduro è saldo alla poltrona grazie all'appoggio delle Forze Armate, ma anche tale supporto sembra sempre più vacillare. Anche lo stesso Maduro, passato da autista a sindacalista e fedele all'allora presidente Hugo Chavez, non è mai stato vicino al potere militare, il quale oramai non sembra più disposto a sostenere a ogni costo il governo in carica.

Lo stesso generale Porfirio Lopez è palesemente sensibile al malcontento della popolazione e vicino alle classi sociali più povere che man mano si sono allontanati da Maduro. Per le quali lo stipendio medio mensile, pagato in Bolivar, è pari a 15 dollari al mese. Oltretutto, questa gente ottiene la maggior parte dei beni di consumo acquistandola al mercato nero, mentre l'inflazione viaggia al 700 percento annua, la disoccupazione è altissima, il PIL è costantemente in crollo e la moneta nazionale è oltremodo svalutata. Davvero un peccato per un Paese così ricco di riserve petrolifere, eppure la con una recessione che lo attanaglia senza fine.

Addirittura l'OSA, l'Organizzazione degli Stati Americani, ha chiesto al presidente Maduro di ritirare le elezioni per l'Assemblea Costituente: tredici Paesi dell'organizzazione (Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Honduras, Colombia, Cile, Perù, Paraguay, Costa Rica, Guatemala, Panama) ritengono infatti che le elezioni siano l'ennesimo tentativo di distruggere definitivamente l'istituzionalità democratica ed instaurare un regime di fatto.

I 13 Paesi, quindi, nutrono una "profonda preoccupazione per la grave alterazione dell'ordine democratico in Venezuela, l'aggravarsi della crisi e l'aumento della violenza" ed invece ritengono importante "stabilire quanto prima un altro meccanismo di facilitazione che possa appoggiare un processo di dialogo e trattativa fra il governo e l'opposizione". Insomma, da lunedì, dopo il voto, gli osservatori internazionali dovranno cogliere i segnali della prevedibile gravissima crisi.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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