Domenica, 05 Novembre 2017 12:58

Venezuela: una crisi annunciata

Cronoca di una crisi annunciata: da mesi raccontiamo la crisi sociale ed economica che imperversa da tempo in Venezuela, possiamo dire già prevedibile ai tempi di Chavez e a maggior ragione evidente durante il governo Maduro. Siamo, apparentemente, alle battute finali. Che succederà ora?

Riprendiamo il discorso della crisi in Venezuela raccontata in questo articolo.

La crisi in Venesuela è alla fine esplosa anche per i mercati internazionali: la scelta annunciata dal presidente Nicolas Maduro di ristrutturare il debito pubblico del Paese ha fatto illuminare la spia di allarme sul pannello di controllo dei mercati finanziari di tutto il mondo, distraendo un po' tutti dal galoppo delle quotazioni in Europa ed alla rincorsa delle borse negli Stati Uniti.

Moody's venerdì ha dato il primo colpo, e ieri Standard & Poor's e Fitch hanno inferto la successiva coltellata: il taglio del rating a CC crrisponde alla fiducia - scarsa, evidentemente, sulla complessità dell'operazione malamente pianificata da Maduro. La realtà è crac da 150 miliardi di dollari, con un'onda d'urto delle dimensioni di uno tsunami ben più ampio dei 'tango bond' dell'Argentina, pari a 'solo' 80 miliardi di dollari.

Nessuno deve però stupirsi: quello del Venezuela è, come detto, un crac sostanzialmente annunciato per i mercati. Infatti, al momento non appaiono particolari preoccupazioni ad esempio sul fronte del risparmio gestito. Secondo Stefano Mach, gestore di Azimut: "Il Venezuela ha un peso molto limitato sia sui mercati mondiali sia per quanto riguarda la formazione del PIL del Sud America, che resta invece agganciato a Brasile e Messico.". Dello stesso avviso Angelo Drusiani di Albertini Syz: "Si tratta di una crisi già in gran parte scontata. Sarebbe molto più grave l'eventuale default di uno Stato dell'Europa orientale".

L'esposizione alle banche italiane si stima quindi sia ben poca cosa, tutto sommato, rispetto a quanto accaduto per i titoli sovrani di Buenos Aires, proprio perché manca il fattore 'sorpresa'. Molto più complesso, tuttavia, capire quanti siano gli italiani che si sono lasciati ingolosire dagli esplosivi rendimenti promessi dai bond venezuelani, che venerdì sfioravano oramai l'incredibile 40 percento. Secondo Drusiani "La quasi totalità del debito sovrano di Caracas è in mano a controparti americane ed asiatiche", mentre i mercati tengono decisamente lo sguardo puntato sulla BCE riguardo la preannunciata fine del quantitative easing.

Ad ogni bun conto, il l'onda anomala Venezuela contagerà i mercati internazionali, già doloranti dopo la corsa a slalom tra la stretta in arrivo sui nuovi crediti in sofferenza delle grandi banche europee, i contrastanti segnali macro che giungono dagli Usa - dove i salari sono rimasti fermi ai livelli di ottobre - e soprattutto gli alti e bassi del prezzo del petrolio. Infatti, è sul greggio e sui titoli delle maggiori aziende del petrolio che ci si attende un vistoso impatto dalla crisi in Venezuela.

In ogni caso, domani mattina tutto con lo sguardo puntato sui titoli di Piazza Affari: negli ultimi sei mesi l'indice FTSE MIB ha guadagnato l'11 percento (+39,70 percento da un anno) e la sfida resta non far saltare il tradizionale 'minirally' dei titoli a fine anno. Staremo a vedere.

 

FONTE: http://www.ilgiornale.it

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