Lunedì, 20 Marzo 2017 14:47

Venezuela, siamo alla guerra per il pane

Abbiamo parlato dell'economia al tracollo. Poi, dell'inflazione galoppante e della svalutazione della moneta, fino a creare un valore teorico, valido per il mercato estero, contro un valore più veritiero, per i mercato interno. Qualcuno ci guardava un eventuale interesse per il Bitcoin come moneta rifugio, ma intanto il popolo stremato non sapeva più come arrivare a fine mese. Oggi siamo all'ennesimo sconvolgente notizia: si combatte per il pane.

Ennesima puntata del clamoroso ed inarrestibile degrado dell'economia del Paese sudamericano, dopo le già sufficientemente notizie disastrose diffuse con questo articolo.

In Venezuela siamo arrivati addirittura alla guerra del pane: il governo di Nicola Maduro dispone, pensate un po', la requisizione dei forni per mancanza dell'alimento basilare. Ed il popolo soffre: nel Paese si avvertono man mano crescenti i sintomi di una carestia alimentare.

Quella che senza mezzi termini abbiamo definito "guerra del pane" è d'altronde visibile tra le strade del Venezuela: ormai da giorni si registrano lunghe file di persone davanti ai panifici, giustificate appunto dalla perdurante carenza anche dell’alimento base. Nel corso della settimana scorsa, ad esempio, proprio a Caracas sono stati arrestati quattro fornai e loro sequestrati due panifici per 90 giorni. Con quale accusa? I quattro erano rei di aver venduto il pane a prezzi superiori a quelli massimi imposti dallo Stato, oltre al fatto di avere utilizzato la farina per la produzione di beni non regolamentati - parliamo di cornetti e altri dolci da banco. Sprezzante il commento di Maduro: "Quelli che stanno dietro a questa guerra del pane pagheranno e non diteci che sia una persecuzione politica".

Il punto critico, ed evidentemente ostico per la popolazione venezuelana, è che il governo ha imposto ferree regole a cui sono tutti chiamati a conformarsi - a meno di voler finire subito in manette. Ossia, almeno il 90 percento della farina importata deve essere utilizzata per la produzione di pane. La restante parte, cioè non più del 10 percento, può essere destinata a produrre dolci come appunto i cornetti. E non è finita: tutti i panifici devono assicurare la costante vendita di pane nell’arco dell’intera giornata, ossia dalle 7 di mattina alle 19 di sera, utilizzando l’eventuale farina rimasta inutilizzata per il giorno dopo. Ancora: nessun panificio può possedere più di 300 sacchi di farina al mese.

Queste regole prevedono ovviamente severi controlli, puntualmente scattati contro 700 panifici della capitale. E le conseguenze quali sarebbero?

Per cominciare, l’associazione dei panificatori venezuelani, capeggiata da Juan Crespo, evidenzia come l’80 percento dei produttori di pane lamenta una significativa penuria di farina e, quindi, non è in grado a produrre un sufficiente quantitativo di pane e derivati. Le conseguenze di tali problemi sarebbero perciò drammatiche: si stima che 2,4 milioni di venezuelani rovistino in questo difficile periodo tra i cassonetti dell’immondizia o tra i camion della spazzatura cercando qualcosa da mangiare.

Parliamo di riserve valutarie: il Venezuela si sa che ne ha circa 10,4 miliardi di dollari, di cui 7 miliardi in oro. Queste risorse devono essere tenute a disposizione per il pagamento del debito estero, in occasione delle scadenze nei prossimi mesi. A conti fatti, il Venezuela detiene anche meno di 3 miliardi prontamente liquidi e pronti da utilizzare per le importazioni: una cifra assolutamente insufficiente con ogni evidenza.

Considerato il crollo delle quotazioni del petrolio negli ultimi quasi tre anni - costituisce la materia prima pari al 96% delle esportazioni nazionali  - e tenuto conto dell’imposizione di un cambio fisso sopravvalutato e fuori da ogni concretezza, in Venezuela non girano dollari, risultando impossibile importare alcuna risorsa dall’estero e la carenza di ogni tipo di beni è diventata ormai non più sostenibile.

Di fronte all'amletica scelta se produrre pane o dolci, molti fornai hanno optato ultimamente per i dolci, dato che i loro prezzi non sono regolamentati e, per questo, la loro vendita consente di accedere a qualche piccolo profitto altrimenti non possibile con il pane. Tale scelta però oggi non ce l'hanno più: le attuali imposizioni del governo limitano la possibilità di scegliere, visto che il 90 percento della farina deve essere utilizzata, come detto, per la produzione di solo pane. Ma sappiamo bene che si tratti di un mero palliativo, che non permetterà in modo stabile di risolvere davvero il dramma di quella che sta diventando, ogni giorno che passa, una vera e propria carestia alimentare.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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