Lunedì, 28 Agosto 2017 10:25

Venezuela: sanzioni USA contro i bond speculativi

Come annunciato, la guerra 'santa' di Trump contro i cattivi del pianeta passa per le sanzioni economiche: gli USA vietano di acquistare titoli di Stato Venezuelani per stringere Maduro alla resa. Ma davvero Trump ha a cuore il popolo latino, o semplicemente vuole l'oro nero che i poveri venezuelani hanno sotto il proprio suolo?

Ennesima puntata, dopo questo articolo, della 'telenovela latina' con protagonisti i due presidenti.

Donald Tump rinforza la sua posizione aggressiva contro Nicolas Maduro attraverso nuove sanzioni applicate contro l'economia venezuelana. La scusa è che nel Paese caraibico il presidente Nicolas Maduro, l'erede politico del compianto Hugo Chavez, ha completamente soffocato la democrazia e messo in ginocchio il proprio popolo, ormai ridotto alla fame e privo dei beni di prima necessità.

Fatto sta che Donald Trump ha approvato un ordine esecutivo che impone nuove, pesantissime misure contro l'economia del Venezuela: di fatto il provvedimento vieta le operazioni con debito e capitale emessi dal governo venezuelano e dalla società petrolifera statale Petroleos de Venezuela (PDVSA), oltre al divieto di operazioni in determinati bond di proprietà del settore pubblico venezuelano.

Secondo la versione della Casa Bianca "Queste misure sono accuratamente calibrate per negare fonti di finanziamento alla dittatura di Maduro. Esse tutelano anche il sistema finanziario degli Stati Uniti dalla corruzione del Venezuela. Non staremo a guardare mentre il Venezuela si sgretola. La dittatura di Maduro continua a privare il popolo venezuelano di cibo e medicine, imprigiona l’opposizione democraticamente eletta, sopprime con violenza la libertà di espressione. La decisione del regime di creare una illegittima Assemblea Costituente, e più di recente di far sì che l'organo usurpasse i poteri dell'Assemblea Nazionale democraticamente eletta, rappresenta una rottura fondamentale nell'ordine costituzionale legittimo del Venezuela". Insomma, servono a tagliare i fondi alla dittatura di Maduro ed evitare che, quanto andrà in deficit, si faccia male qualche incauto investitore USA - il resto è demagogia.

Mentre il ministro degli Esteri di Caracas, Jorge Arreaza, a margine di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, ribatte con tutt'altra versione: le sanzioni in questione sono "la peggiore aggressione al Paese degli ultimi 200 anni". Il ministro si chiede infatti se l’obiettivo di Washington sia quello di creare un 'crisi umanitaria': "Che cosa vogliono? Vogliono far morire di fame il popolo venezuelano? Che cosa stanno cercando? Non capiamo veramente". Cioè, secondo Caracas gli USA stanno solo tentando di esasperare il popolo venezuelano perché si rivolti contro i loro stessi governanti.

La prima verità è che i bond oggetto di veto sono altamente remunerativi (e parimenti a rischio di default): rendono mediamente il 30 percento, ammesso che riescano ad andare a scadenza.

La seconda verità è che, dittatura o meno, popolo in rivolta o meno, il Venezuela galleggia su un mare di petrolio. E' fin troppo evidente che a Trump dei diritti umani e della democrazia venezuelana non gliene importa assolutamente nulla: gli USA hanno necessità, oggi più di ieri, di mettere mano e controllare i più grandi giacimenti di petrolio al mondo. Anche perché i costi per l’estrazione negli USA dell’olio di scisto (un succedaneo del petrolio, praticamente un petrolio sintetico ottenuto da frammenti di rocce di scisto bituminoso) stanno aumentando a livelli ormai proibitivi, mentre l'ottimo petrolio venezuelano è a due metri da casa, quasi confinante con il territorio USA.

Ecco allora cosa sta succedendo: la destabilizzazione del Venezuela, a suon di sanzioni economiche che affamano il popolo e tagliano i fondi alla dittatura, è finalizzata soltanto alla rivolta popolare ed alla successiva fase, il controllo USA della principale risorse energetica, secondo il modello che abbiamo visto accadere più recentemente in Libia piuttosto che in Siria. Tutto qui: una scena che si ripete ancora, e che passa come sempre da una crisi umanitaria innescata appositamente da una politica interessata solo alle risorse economiche.

In questo caso, addirittura, siamo al paradosso: come può Trump vietare il trading sui bond del Venezuela quando grandi istituzioni finanziarie americane come la Goldman Sachs - tra le prime finanziatrici della campagna di Trump per le presidenziali - hanno interessi diretti in Venezuela, ed in particolare hanno investito miliardi di dollari nel debito della compagnia petrolifera statale?

E non è finita: paradossale è anche il fatto che PDVSA a suo tempo aveva 'donato', pensate un po', addirittura mezzo milione di dollari al presidente USA subito dopo la vittoria elettorale, come riconoscimento di amicizia. Come possiamo, quindi, spiegare questo ribaltone?

Un 'altra verità è che i bond in questione (di Stato e di PDVSA), come detto con rendimenti che viaggiano intorno al 30 percento, sono ad oggi coperti: lo Stato non ha debiti in scadenza quest’anno, mentre la compagnia statale tra poco più di due mesi dovrà rimborsare circa 2 miliardi di dollari, in dettaglio la prima tranche del bond all'8,50 percento con scadenza 2020 e l’ultima tranche del bond 8,50 percento con scadenza 2017. Ed il mercato ci crede: la quotazione di quest’ultimo titolo, in scadenza, è al 93 percento del valore nominale.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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